Covid, il caso Israele. Arnon Shahar: «Siamo fuori e torniamo ai concerti. L'Italia? Il contagio salirà»

Covid, il caso Israele. Arnon Shahar: «Siamo fuori, torniamo ai concerti. L'Italia? Il contagio salirà»
di Mauro Evangelisti
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Giovedì 18 Marzo 2021, 18:08 - Ultimo aggiornamento: 18:38

«In Israele ai vaccinati stiamo rilasciando il green pass: possono andare nei ristoranti, ai concerti, ovunque. Il numero dei casi è ridotto sensibilmente, tra i malati gravi ci sono di fatto solo persone che non avevano ricevuto ancora la seconda dose. Forse oggi voi in Europa ci invidiate, ma i risultati che stiamo ottenendo con la vaccinazione di massa anti Covid vi possono aiutare, mostrano che funziona e che è possibile migliorare drasticamente la situazione».

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Arnon Shahar è il capo della task-force anti Covid del Maccabi Health-Services, in Israele, dove quasi il 50 per cento dei cittadini ha già ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer e dove si sta festeggiando perché bar e ristoranti hanno riaperto.

State usando Pfizer, ormai 5,1 milioni di cittadini hanno ricevuto almeno una dose. Ci sono effetti collaterali?

«Pochissimi. Qualche reazione allergica, temporanee paralisi facciale, pericardite. Giusto valutare, vigilare se c’è una connessione al vaccino, se c’è un incremento delle percentuali rispetto a un anno fa senza vaccinazione. Ma non c’è dubbio che il rapporto rischi benefici sia a favore delle vaccinazioni. Si tratta di un vaccino estremamente sicuro».

 

Che cos’è il green pass? Come funziona?

«Ci sono due componenti. Uno è riservato a chi è stato vaccinato e viene rilasciato una settimana dopo la seconda dose, con una durata di sei mesi. L’altro è invece destinato a chi è guarito e abbiamo deciso di estendere la validità fino al 30 giugno. I guariti di Covid, comunque, almeno tre mesi dopo la guarigione ricevono una dose di Pfizer».

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Cosa posso fare con il green pass?

«Puoi andare ai ristoranti al chiuso, negli alberghi, ai concerti, ai matrimoni. E magari presto si potrà viaggiare, raggiungere ad esempio l’Italia con la possibilità di dimostrare di essere immunizzato. Servirà certo un accordo internazionale, tutti i Paesi dovranno parlare lo stesso linguaggio dal punto di vista sanitario».


Quando avrete raggiunto una percentuale di immunizzazione rassicurante?

«Metà aprile. Soprattutto se sommiamo i 750mila che il Covid l’hanno già avuto. A metà maggio speriamo che ci sia la possibilità anche di vaccinare i minori».

 


I nuovi casi positivi sono drasticamente ridotti. Grazie al lockdown o grazie ai vaccini?

«Forse un ruolo lo ha avuto anche il lockdown. Ma se paragoniamo ciò che sta succedendo ora, rispetto a quando riaprimmo dopo il lockdown precedente, allora la situazione è assai differente: in quell’occasione, dopo due settimane, l’Rt era già salito a 1,2, oggi siamo a 0,68».

In Italia è a 1,2...

«Io avevo detto qualche tempo fa che in Italia stavate per avere qualcosa di molto simile alla tempesta israeliana. Temo che salirete ancora. Ci vorrà ancora del tempo in Italia per scendere e dovrete essere come noi già in fase avanzata con la vaccinazione».

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Quanto sono frequenti casi di reinfezioni o di persone contagiate anche se hanno già ricevuto le seconde dosi?

«I casi di reinfezione di chi era stato positivo sono rari. E ancora più rari sono coloro che si infettano nonostante le seconda dose. Tra i malati gravi nessuno aveva ricevuto la vaccinazione completa. L’efficacia di questo vaccino è eccezionale».   

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