Cleo Smith, la mamma della bimba scomparsa dal campeggio: «Si è svegliata all'1.30 di notte. E' l'ultima volta che l'ho vista»

Il mistero dell'auto e delle impronte trovate sul luogo della scomparsa

Cleo Smith, la mamma della bimba scomparsa dal campeggio: «Si è svegliata all'1.30 di notte. E' l'ultima volta che l'ho vista»
di Francesca Pierantozzi
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Mercoledì 20 Ottobre 2021, 08:31 - Ultimo aggiornamento: 11:30

«Cleo è una pigrona, quando torniamo da una passeggiata è sempre esausta, non se ne sarebbe mai andata in giro da sola, di notte, a camminare, mai, mai, mai»: Ellie Smith ha scelto di parlare in tv a tutta l'Australia, con un filo di voce, quasi a implorare che qualcuno, magari solo la fortuna, le riporti Cleo Smith. La piccola di quattro anni è scomparsa nella notte tra sabato e domenica dalla tenda, dove dormiva la famiglia, mamma Ellie, il patrigno Jack, la sorellina di nemmeno un anno.

Cleo Smith, bimba di 4 anni scomparsa in un campeggio: era in tenda con i genitori, sparito anche il sacco a pelo

LA SPIAGGIA

Doveva essere una vacanza di un paio di giorni, al campeggio Quobba Blowholes, in una zona di arbusti e rocce, alle spalle di una spiaggia di sabbia bianca e l'acqua blu dell'oceano indiano della Coral Cost, sulle coste occidentali dell'Australia. Perth è quasi mille chilometri più a sud. I capelli biondi, il volto rotondo, il sorriso di Cleo sono da quasi quattro giorni su tutti i social, le tv, i media. Sotto, il numero della polizia da comporre se qualcuno l'ha vista, o ha visto qualcosa che possa aiutare a trovarla. Ma nessuno ha visto niente. Il racconto della madre si ripete all'infinito: le ha dato da bere all'una e mezza di sabato notte, poi è andata a dormire: nella stessa tenda, ma separata in due vani, da una parte i genitori, dall'altra le bambine. Alle sei e mezza Ellie si è alzata: la più piccola la chiamava. Ha trovato la chiusura lampo della tenda aperta, Cleo scomparsa, scomparso anche il suo sacco a pelo rosso. È questo particolare che fa temere il peggio: un rapimento, anche se la polizia non si sbilancia. Sul posto sono accorsi mezzi dei soccorsi, squadre di poliziotti, anche gli aborigeni, che conoscono come nessuno quella zona sterminata di sterpaglia, ma anche di profonde caverne scavate dal vento e dall'acqua. Cleo non si trova: non l'hanno trovata finora i droni, le squadre nautiche che hanno perlustrato le sponde dell'oceano dove in passato onde che i locali chiamano reali si sono abbattute all'improvviso come piccoli tsunami, facendo anche di recente una vittima. Ma di Cleo nessuna traccia. È scomparsa vestita col pigiamino rosa con disegni gialli e blu. Le ricerche, interrotte per diverse ore a causa del maltempo, sono ricominciate. A mille chilometri, a Mandurah, la polizia ha a lungo interrogato il papà di Cleo, Daniel Staines, ma niente lascia pensare che possa essere coinvolto nella vicenda. Da Geraldton, Kalbarri e Shark Bay sono arrivate decine di squadre: avanzano a piedi e a cavallo. «Non escludiamo nessuna pista» continua a ripetere l'ispettore John Munday, che coordina le ricerche: «Andiamo a guardare dietro ogni roccia, sotto ogni arbusto». Sul posto, sono però arrivati anche gli uomini della squadra omicidi. L'incubo è quello di Maddie McCann, la piccola inglese sparita nel nulla nel 2007 mente era in vacanza con i suoi in Portogallo. O quello di William Tyrrell, scomparso a tre anni, il 12 settembre 2014 mentre giocava nel giardino della nonna a Kendall, tra Sydney e Brisbane.

L'ISPETTORE

«È una zona difficile, sappiamo quanto la famiglia sia disperata, stiamo facendo il possibile», ha detto ieri l'ispettore Munray che ha comunque rifiutato di confermare se la tenda fosse davvero aperta quando, al mattino, i genitori si sono resi conto che Cleo non c'era più, o se è vero che qualcuno ha sentito il rumore di una macchina allontanarsi a tutta velocità dal campeggio all'alba, o se sono state individuate impronte estranee nel terriccio davanti alla tenda. Gli australiani ricordano tutti la storia della piccola Azaria, scomparsa durante una vacanza in campeggio con la famiglia nell'agosto del 1980. I genitori avevano detto di aver visto un dingo, un cane selvatico, entrare nella tenda. Non li avevano creduti, avevano accusato d'infanticidio la madre, condannata due anni dopo, ma poi, nell'86, seguendo un altro caso, la polizia trovò nel campeggio una prova che dimostrava che la storia del cane era vera. I genitori vennero rilasciati e risarciti

 

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