ROMA

Violenza contro le donne, oggi la marcia femminista a Roma: «Saremo rivolta»

Sabato 23 Novembre 2019
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La marea femminista di Non una di meno torna in piazza al grido di «Contro la vostra violenza, saremo rivolta». E questo lo slogan scelto per la manifestazione che oggi invaderà le strade del centro di Roma in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Il percorso del corteo va da piazza della Repubblica per attraversare Viale Luigi Einaudi, Via Cavour, Piazza Esquilino, Via Liberiana, Via Merulana, Via Dello Statuto, Piazza Vittorio, Via Emanuele Filiberto fino all'arrivo a Piazza San Giovanni. Né bandiere, né simboli di partito, ma tutti i colori del movimento femminista (tra cui i panuelos fucsia mutuati dalla campagna argentina per l'aborto legale, i pugni di fuoco simbolo di rivolta, le maschere delle luchadoras della campagna per Lucha y Siesta) animeranno la manifestazione che prevede anche due flashmob.

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Il primo dedicato a Daniela Carrasco Mimo, ritrovata torturata e uccisa per aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro le misure neoliberiste e il regime di Pinera. «Alle 16,30 ci fermeremo in ogni punto del corteo, ci sederemo a terra e staremo in silenzio assoluto per 5 minuti al termine dei quali esploderemo in un grande grido collettivo di gioia, di rabbia, di lotta», promettono le organizzatrici del corteo.
Ci sarà poi il flashmob delle Luchadoras all'arrivo in piazza San Giovanni. «In tutto il mondo le donne sono in rivolta contro la violenza patriarcale, razzista, istituzionale, ambientale ed economica e noi oggi ci uniremo a queste sollevazioni globali, dalle quali traiamo forza e convinzione», sottolinea il movimento Non una di meno che contro le violenze rivendica «risposte chiare». «Ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner, e continuano le violenze omolesbotransfobiche. Sappiamo che la violenza può colpire chiunque di noi e che non ha passaporto, colore né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa. E la storia di tante donne e di persone non conformi al modello patriarcale che ogni giorno si ribellano a molestie, stalking, violenza domestica, psicologica, sessuale ma trovano ulteriore violenza nei tribunali», evidenzia il movimento per cui è ora di «dire basta alla Giustizia Patriarcale». E chiede che la Pas (sindrome da alienazione parentale) sia fuori dai tribunali, punta poi il dito contro il Codice Rosso: «una mera operazione propagandistica» quando invece «è necessario intervenire efficacemente prima e non dopo che la violenza o il femminicidio si compiono».
 

Passando ai centri antiviolenza, il loro lavoro, osserva il movimento, «va riconosciuto, garantito e valorizzato» ma le risorse «sono sempre più vincolate e carenti». «In un paese in cui solo una donna su due lavora, la maternità può costarti il posto di lavoro e la disparità salariale è un dato di fatto, non serve la propaganda, ci vogliono atti concreti: vogliamo un salario minimo europeo, un reddito di autodeterminazione svincolato dalla famiglia e dai documenti di soggiorno, congedi di maternità, paternità e parentali di uguale durata e retribuiti per entrambi i genitori», rivendica il movimento. Una lotta a 360 gradi per la libertà ma anche per l'accoglienza di chi fugge da guerra e povertà. «Vogliamo l'abrogazione dei decreti sicurezza che criminalizzano la migrazione, la solidarietà e il dissenso», aggiunge Non una di meno. «Oggi - rimarca - porteremo in piazza i nostri corpi e le nostre relazioni, quelle che costruiscono la discontinuità che nessun governo può garantirci, quelle che uniscono le vite di milioni di donne e soggettività lgbtqiap+ in tutto il mondo. Di fronte alla violenza di questa società non facciamo un passo indietro: noi siamo rivolta».

Tra i centri antiviolenza sfilerà la rete D.i.Re - Donne in rete contro la violenza. «Quello che chiediamo sono interventi di sistema e non provvedimenti tampone», afferma Lella Palladino, presidente di D.i.Re. «Non abbiamo bisogno di nuove norme -continua-, ma di un cambiamento culturale radicale, che investa la società tutta, e di misure che affrontino la violenza come un fenomeno strutturale che non può essere contrastato se non si assicurano ai centri antiviolenza risorse certe e adeguate». «I centri antiviolenza continuano a essere un presidio imprescindibile che non può essere richiamato solo a parole. E un impegno per un effettivo riconoscimento dei diritti e della libertà di scelta delle donne che chiederemo in piazza», conclude la presidente di D.i.Re.

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