James Wyllie racconta le mogli al vertice dei Terzo Reich: «Dovevano rappresentare un modello per le donne tedesche»

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Valentina Venturi
Lo scrittore James Wyllie

Carin, Emmy, Magda, Margaret, Lina, Gerda e Ilse. Sono i nomi delle mogli dei principali collaboratori di Hitler: Goering, Goebbels, Himmler, Heydrich, Bormann, Hess. Le loro vite quotidiane erano pervase dall’ideologia nazista in ogni aspetto, ma di rado se ne parla in maniera approfondita e documentata. Decide di farlo James Wyllie, scrittore, storico, sceneggiatore e divulgatore, famoso per i suoi documentari per la Bbc nonché autore di diversi saggi sulla storia del nazismo, che ha pubblicato “Naziste. Le mogli al vertice del Terzo Reich” (UTET edizioni). Con l’aiuto di diari, lettere, libri di memorie e documenti d'archivio, Wyllie fa emergere un aspetto sconosciuto della storia del Nazismo e rende più comprensibile la vita interiore dei seguaci di Hitler.

Come è nata l’idea di scrivere “Naziste. Le mogli al vertice del Terzo Reich”?

«Mentre lavoravo sul mio libro su Hermann Goering e suo fratello Albert - che salvò centinaia di persone dalla persecuzione nazista - sono rimasto incuriosito sia dalle mogli di Hermann che dalle altre donne nella cerchia ristretta di Hitler».

Qual è la scoperta più sconcertante che ha fatto?

«Che Hitler aveva senso dell’umorismo, amava le battute e le storie divertenti ed era bravo a fare imitazioni».

Come definirebbe la presenza delle mogli dei nazisti?

«Hanno svolto vari ruoli. Dovevano simboleggiare l'ideale della donna tedesca di cui predicavano i nazisti e hanno avuto un peso molto importante negli sforzi di propaganda del regime per far sì che le donne tedesche si conformassero alla loro agenda. Hanno anche svolto un ruolo di soft power come hostess e celebrità della società, intrattenendo l’élite europea - dagli aristocratici ai diplomatici - e convincendoli che i nazisti erano più ragionevoli e civili di quanto non fossero in realtà. Il che ha reso più facile per i leader europei adottare la politica di pacificazione».

Avevano delle caratteristiche diverse rispetto ai mariti gerarchi?

«Sì. Ciò era inevitabile visto i rigidi ruoli di genere imposti dai leader nazisti. A queste donne non era permesso agire o esprimersi allo stesso modo degli uomini; invece, dovevano mostrare caratteristiche materne e femminili».

Prendevano parte agli intrighi di potere?

«Il coinvolgimento delle donne negli intrighi di potere era limitato poiché Hitler ha vietato loro di essere coinvolte nella politica».

Tra di loro erano solidali?

«Nel complesso erano rivali, non erano amiche. Emmy Goering e Magda Goebbels hanno gareggiato per essere la First Lady del Reich, mentre Lina Heydrich e Margaret Himmler hanno combattuto per essere la moglie del leader delle SS».

Senza eccezioni?

«Un’eccezione è stata la relazione di sostegno tra Ilse Hess ed Eva Braun. Ilse confortò Eva quando Hitler la stava ignorando ed Eva presumibilmente protesse Ilse dalla sua ira dopo che suo marito volò nel Regno Unito nel 1941 in una missione di pace condannata».

Oltre alla scelta politica, qual è stato il loro peggiore sbaglio?

«Cecità morale e totale mancanza di empatia per la sofferenza degli altri, soprattutto le vittime del terrore nazista».

Ci sono mai stati dei ripensamenti?

«Nessuno di loro aveva rimpianti o dubbi a parte Emmy Goering, un'attrice che era più interessata alla fama e alla fortuna che alla politica e ha fatto del suo meglio per aiutare i suoi amici ebrei nel mondo dello spettacolo».

Pensa ci siano i presupposti per un ritorno di fascismi?

«Sì, perché non se ne sono mai andati veramente. Dal 1945, i seguaci del nazismo e del fascismo esistono ai margini della società europea e la minaccia che rappresentano non dovrebbe mai essere sottovalutata, specialmente in tempi di crisi».

Cosa si augura impari il lettore dal suo libro?

«Che le vite domestiche e personali delle mogli erano inestricabilmente legate al nazismo e che Hitler aveva bisogno di una sua famiglia allargata. E come molti altri che sostenevano i nazisti, vedevano solo ciò che volevano vedere e credevano in ciò che volevano credere».

 

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