Iran, morta la tifosa che si è data fuoco per protestare contro gli stadi vietati alle donne

Martedì 10 Settembre 2019

Sahar ha perso la sua battaglia. La tifosa di calcio iraniana Sahar Khodayari, che si era data fuoco nei giorni scorsi davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi, è morta la scorsa notte in un'ospedale della capitale iraniana per le gravi ustioni.
La 29enne era stata fermata lo scorso 12 marzo allo stadio Azadi di Teheran dove era entrata travestita da uomo per assistere alla partita della sua squadra - l'Estghlal, allenata ora tra forti contrasti dal tecnico italiano Andrea Stramaccioni - contro l'Al Ain, club degli Emirati Arabi Uniti. Khodayari si era fatta un selfie e l'aveva spedito alla sorella. Ma l'avevano riconosciuta e arrestata, era  stata detenuta per alcuni giorni nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita.
 
La protesta di Sahar
Le donne travestite da uomo arrestate

Quando a inizio settembre era stata convocata da un procuratore di Teheran per il sequestro del suo telefono cellulare, aveva appreso che le era stata comminata una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore. A quel punto si era data fuoco, procurandosi ustioni di terzo grado nel 90% del corpo. Il caso ha riacceso le polemiche sul divieto per le donne iraniane di assistere alle partite maschili negli stadi di calcio, occasionalmente allentato nei mesi scorsi su pressioni della Fifa ma tuttora in vigore. In sostegno di Khodayari si è espressa nei giorni scorsi anche la deputata Parvaneh Salahshouri, lanciando appelli alla sensibilizzazione contro le discriminazioni subite dalle donne nella Repubblica islamica.

In Iran alle donne è stato impedito di partecipare alle partite dopo la rivoluzione islamica del 1979, con i religiosi che sostenevano che dovevano essere protette dall'atmosfera maschile e dalla vista di uomini semi-vestiti. Descritto come un moderato conservatore, il presidente Rouhani ha espresso in diverse occasioni il desiderio di permettere alle donne di giocare. Tuttavia, lo scorso ottobre, il procuratore generale del Paese ha dichiarato di essere contrario al permesso per le donne di assistere alle partite, convinto che le avrebbe portate al peccato. 

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