GOVERNO

Governo, Teresa Bellanova dopo gli insulti: «Non siamo a Miss Italia, giudicatemi per quello che so fare»

Domenica 8 Settembre 2019 di Barbara Jerkov
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Governo, Teresa Bellanova al M5s: «Gli alberi si curano non si abbracciano»

«Non mi hanno ferita, mi hanno fatto solo un po’ irritare». E fa una bella risata, Teresa Bellanova, un po’ stanca ma in gran forma, protagonista suo malgrado della polemica d’inizio governo per il suo abito blu elettrico al giuramento al Quirinale («elettrico come il mio stato d’animo», ha twittato zittendo i leoni da tastiera che le si erano avventati contro). A Zagarolo per una tavola rotonda su lavoro e sviluppo fissata prima di sapere del Conte bis, è tutto uno stringerle le mani, una pioggia di complimenti. Insomma, alla fine quasi quasi meglio così, ministro.
«Io penso che le persone vadano valutate per le funzioni che assumono», osserva Bellanova. «Se avessi deciso di candidarmi a Miss Italia avrebbero avuto tutto il diritto di valutare e criticare il mio aspetto fisico. Siccome sono stata chiamata a fare il ministro, vorrei essere valutata per quello che faccio e magari anche per quello che ho fatto nella mia vita».

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Una tassa, questa del fisico, che alla fine pagano soprattutto - se non esclusivamente - le donne. «Assolutamente. Molti parlano di coinvolgimento femminile, poi quando assumiamo una funzione veniamo viste da tanti come delle avversarie perché evidentemente togliamo spazio agli uomini. Ma sappiamo farcene una ragione, combattiamo proprio per questo, per avere presenze paritarie». Parità che, a dir il vero, nel governo Conte è lontana: solo un ministro su tre è donna. «E’ vero, purtroppo è così. E non è una battaglia che avvio adesso, la conduco da moltissimi anni. Non mi piace parlare di quote, ma se è necessario ben vengano anche le quote. Il mio obiettivo è la democrazia paritaria. Perché, vede, non è solo questione di diritti ma anche di doveri: gli uomini e le donne hanno il diritto e il dovere di assumere in egual misura la rappresentanza e dunque l’onere della soluzione dei problemi». Il governo Renzi aveva “osato” il 50-50: «E infatti - sottolinea il ministro - le politiche di inclusione rispetto ai temi anche sociali ne hanno risentito positivamente». Come a dire che la presenza rosa non è decorativa, incide sui temi.

Anche dal centrodestra è arrivata alla Bellanova una pioggia di solidarietà. Ma per noi, hanno osservato in molti, dalla Meloni a Brunetta, non è mai stato lo stesso. Una solidarietà a senso unico di fronte agli attacchi? Una sorta di pregiudiziale ideologica che impedisce al centrosinistra di “simpatizzare” fino in fondo con i colleghi del centrodestra? Il ministro non ci sta. «La mia storia e le mie dichiarazioni stanno lì a testimoniare», dice, «io sono una combattente. Rispetto alle polemiche politiche anche dure non mi sottraggo, ma mai trascendere sul piano personale. Se si smarrisce la dimensione umana non si è all’altezza della funzione che si ricopre». 
Ecco, la funzione. Le politiche agricole sono un tema caldo. E con gli alleati pentastellati rischia di non avere vita facile. Il senatore Ciampolillo l’ha già accusata di fare il gioco delle lobby sull’emergenza Xylella. Il ministro trattiene il fiato un attimo.

Poi attacca: «Alcuni parlano senza sapere di cosa parlano. La Xylella è un tema troppo serio, che ha già fatto troppi danni, su cui intendo misurare l’azione del mio ministero perché il punto non è la condanna ricevuta dalla Corte europea per non aver adempiuto a quella che ci era stata indicata come soluzione».

Qual è allora il punto? «Non è abbracciandosi agli alberi che si risolvono i problemi. Bisogna riconoscere il ruolo della scienza. Bisogna applicare ciò che è utile per limitare il danno, utilizzando tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione e facendo un piano d’azione per utilizzare le risorse per una politica di investimento per i tanti coltivatori ma anche per gli imprenditori e per i frantoiani che sono costretti a vendere i loro impianti ai concorrenti esteri perché non hanno olive da lavorare. L’agricoltura è identità territoriale, è bellezza, è cultura, non possiamo guardarla con gli occhi rivolti all’indietro».

L’approccio pentastellato, un po’ superstizione un po’ anti-scientismo, è stato l’opposto. «E il risultato si vede», taglia corto il ministro, «nel Salento ci sono intere aree abbandonate, alberi secchi, una tristezza». Ma così come batte i pugni sulla Xylella, allo stesso modo Bellanova apre al biologico, tema assai caro allo stesso mondo 5Stelle. «Bisogna rapidamente portare a compimento il processo legislativo per una legge sulle produzioni biologiche», risponde, «incrementando le mense che utilizzano i prodotti bio perché i nostri bambini hanno diritto ad avere un’alimentazione sempre più sana che salvaguardi la salute e che educhi al consumo del buono e del qualitativamente elevato. Dobbiamo valorizzare a rafforzare sempre di più la qualità e l’eccellenza del nostro agroalimentare e della nostra agroindustria, nel nostro Paese e in Europa, per accrescerne competitività e posizionamento sostenendo il nostro essere un player mondiale».

Un’ultima domanda prima di lasciarla alla sua tavola rotonda, alle strette di mano, ai selfie. Si parla di un’accelerazione nella nascita dei gruppi renziani alle Camere. Se così fosse, lei, renziana doc, seguirebbe l’ex premier fuori dal Pd? Bellanova non si sottrae: «Adesso sono concentrata sui fascicoli del mio ministero. Il futuro? Vedremo cosa accadrà e le prometto che ne riparleremo».
 

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA