Tiziana Pikler: «Sono poche le donne sportive soggetto dell’arte: una ricerca della parità di genere»

Sabato 4 Luglio 2020 di Valentina Venturi
Maria Boscola Ritratto della regatante Maria Boscola da Marina , Anonimo artista veneziano 1794 Museo Correr di Venezia

Nei due volumi “Immagini di Sport” (SDS edizioni) Tiziana Pikler analizza il collegamento esistente nei secoli tra arti pittoriche e sport. Durante il lavoro di ricerca si è evidenziato, inevitabilmente, come la presenza delle immagini delle donne nello sport sia sporadica. «Sono davvero poche» sottolinea la giornalista «le donne sportive scelte come soggetto dell’arte pittorica: è una ricerca della parità di genere».
 
Chi è la prima sportiva presente in un quadro?
«Maria Boscola, sebbene delle donne artiste già si occupassero di questo tipo di tematiche. Il quadro “Ritratto della regatante Maria Boscola da Marina”, di un Anonimo artista veneziano è del 1794 e si trova al Museo Correr di Venezia. Boscola è stata la campionessa incontrastata del remo per oltre un quarantennio dal 1740 al 1784 e ha inaugurato la ritrattistica artistica al femminile. Come vogatrice ha suscitato un tale entusiasmo popolare, da venire raffigurata come una moderna campionessa: nel dipinto tiene in mano, quasi fossero un mazzo di fiori, degli stendardi rossi e blu. Il rosso è simbolo di vittoria e il blu del secondo posto; sotto l’opera, sulla sinistra, c’è un cartiglio dove risultano tutte le regate che ha vinto».
 
E la prima pittrice di temi sportivi?
«Natalia Goncharova, la moglie di Larionov, l’artista russo che ha inventato il movimento d'avanguardia russo del Raggismo, ha dipinto “Il ciclista” nel 1913. È il caso di una donna che ritrae un atleta».
 
Quali i quadri che ritraggono donne e sport?
«Verso la fine Ottocento con gli impressionisti c’è Manet in “Al pattinaggio” raffigura una donna con alle spalle delle pattinatrici o Zandomeneghi che ritrae le donne in bicicletta. In questo caso erano bozzetti che sarebbero stati usati per i primi centri commerciali promozionali per i pantaloni da far indossare alle donne sulla bicicletta. O anche le opere di De Nittis con le donne all’ippodromo, attente a seguire le gare di cavalli, in piedi e con binocoli in mano».
 
Si può anche andare indietro nel tempo?
«Se pensiamo ai graffiti egizi, ci sono raffigurazioni di donne che giocano con elementi sferici e i movimenti le fanno collegare alle giocatrici di pallavolo. Oppure il famoso mosaico di Piazza Armerina a Enna con le ragazze in bikini intente a svolgere attività sportive alle terme, tra corsa campestre, il gioco della palla, l’uso di manubri che poi sarebbero i nostri pesi e la premiazione con la consegna dell’alloro da parte di una sacerdotessa».
 
A suo avviso, come mai sono così poche?
«Nella raffigurazione dello sport ciò che interessa è il gesto atletico, mettere in risalto la muscolatura: la prestazione e la performance sono sinonimo del maschile. Anche se poi la prestazione c’è anche nelle donne è meno atletica, ma per mettere in risalto il movimento e la muscolatura il soggetto preferito rimane l’uomo».
 
Oggi di chi è l’immagine simbolo della sportiva?
«Federica Pellegrini, ha messo a segno talmente tanti record nella sua straordinaria e lunga carriera che è diventata un simbolo di quanto la donna possa essere effettivamente vincente. Non è un exploit. Federica oggi è un personaggio che va oltre lo sport che pratica e la cui voce si sente, fa opinione. Quello che dice fa opinione».
 

 

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