«Libere e sovrane»: le donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione

Giovedì 30 Luglio 2020 di Valentina Venturi
Libere e Sovrane. Le donne che hanno fatto la Costituzione

«Su più di 500 uomini che hanno partecipato, le donne erano solo 21». Non si sta parlando del governo attuale, ma della presenza delle donne nell'Assemblea Costituente che ha dato vita alla Costituzione, avvenuta il 27 dicembre del 1947. Per scoprire chi erano e cosa facevano è stato pubblicato il libro illustrato “Libere e sovrane, Le donne che hanno fatto la Costituzione”, una raccolta di biografie indicata per bambini e bambine. Ma non solo. Dentro sono raffigurate e svelate le esistenze di ognuna delle ventuno rappresentanti della società italiana, grazie al lavoro di Giulia Mirandola, Novella Volani, Micol Cossali e Mara Rossi, affiancato dalle preziose illustrazioni di Michela Nanut. Il libro nasce all’interno della mostra “Libere e sovrane”, nata nel 2017 per festeggiare i 70 anni della nostra Costituzione. La revisione scientifica del volume è a cura di Maria Teresa Morelli, storica della Sis - Società Italiana delle Storiche, mentre Giulia Mirandola ci racconta come è nato il progetto e qual è il suo intento.
 

 

 
Perché “Libere e sovrane”?
«È il nome che ci siamo date nella speranza diventi la condizione che fa parte del modo di essere delle ragazze e ragazzi di oggi. È un libro per le generazioni che potranno o avranno un ruolo diretto con la libertà e la sovranità. L’accento è sulle donne che hanno fatto la Costituzione, ma è un libro per tutti».
 
Cosa l’ha colpita?
«Scoprire come ciascuna delle costituenti porti dei tratti di modernità, di emancipazione e di estrema consapevolezza del ruolo che il mondo femminile può esercitare sulle scelte politiche. Questa caratteristica appartiene a tutte, nonostante vengano da percorsi politici, vissuti ed esperienze di formazione e appartenenze di classe diverse».
 
Cosa si augura arrivi alla lettrice o al lettore?
«Il piacere di avventurarsi dentro biografie di persone che non conoscono ma che scopriranno essere molto più attuali di quello che si immagini se si pensa al passato. E poi il piacere di stare in loro compagnia».
 
Cosa invece spera rimanga impresso?
«Mi piacerebbe che chi legge queste storie sentisse vibrare dentro di sé il desiderio di essere indipendente, colta, emancipata, desiderosa, coraggiosa e visionaria come lo sono state loro, anche se in modo diverso e personale. Senza nascondersi dietro la paura o dietro delle bandiere».

Sono donne riconoscibili?
«Ad eccezione di alcuni casi eclatanti come Nilde Iotti non abbiamo trovato materiale documentario né fotografico. Ci siamo rese conto che esiste una lacuna relativa non solo all’operato di queste donne a livello politico e istituzionale, ma anche per le loro esistenze e vissuti personali. Da lì è nato il desiderio di dare un volto a queste donne. Come farlo? Con una mostra di illustrazione in cui ciascuna di loro poteva avere un ritratto».
 
È stato complicato dare forma alle illustrazioni?
«Di queste vite c’erano e ci sono pochissime immagini, quindi il lavoro è stato di incrociare la fotografia documentaria della storia generale, traendo spunto dal materiale relativo alla storia fotografica della resistenza in cui le donne si vedono, senza però avvalerci mai di fonti dirette. Un lavoro alla ricerca di un equilibrio tra fiction e non fiction, in cui le illustrazioni sostengono il testo, lo ambientano e ne amplificano l’ampiezza dei dettagli».
 
Il vostro lavoro come è stato diviso?
«Mara Rossi e Novella Volani hanno lavorato a livello di ricerca storica, io e Micol Cossali ci siamo concentrate sul trattamento del testo e Michela Nanut ha creato le immagini. Ma è stato un lavoro orchestrale. Volevamo raccontare storie di persone che hanno contato e possono ancora contare nel ricostruire la storia del nostro Paese così accidentata».
 
Qual è la modernità delle nostre costituenti?
«La disomogeneità del gruppo. L’estrema ricchezza che è data dalla peculiarità che ciascuno ha portato in base a un vissuto fortemente personale e, nonostante questo, le ha permesso di trovare un linguaggio comune. Conquistano così uno spazio, capendo che rappresentano non solo la loro parte ma anche tutte le donne che le hanno votate – anche gli uomini chissà! – e che potranno effettivamente raggiungere gli obiettivi solo se riusciranno a rimanere compatte».
 
Qual è l’obiettivo?
«Guardarle negli occhi, guardare queste donne in viso ed entrare in contatto con le loro storie».
 
Come è nato il passaggio dalla mostra al libro?
«Nel 2018 è stata l’editrice Monica Martinelli ha manifestare il suo interesse. Siamo molto contente che non esca per un editore qualsiasi».
 
In che senso?
«”Settenove” è una casa editrice che fa delle tante diverse parità il suo impegno principale. Il libro è come se fosse nella sua casa ideale, in cui sono chiari gli orientamenti e l’impronta, volta a sottolineare il ruolo femminile all’interno della società di oggi. E non solo di oggi».   

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