Coronavirus, manager Asl Latina: «Svuotiamo il Goretti»

Il manager della Asl di Latina, Giorgio Casati
di Vittorio Buongiorno
3 Minuti di Lettura
Sabato 21 Marzo 2020, 17:58

Si gioca d'anticipo anche a Latina, perché è l'unica cosa che si può fare per provare a vincere la battaglia contro il Coronavirus. Alla Asl non sono i casi odierni che preoccupano, sono gli scenari che si possono verificare. Ne abbiamo parlato con il direttore generale della Asl pontina, Giorgio Casati, alla fine di una giornata estenuante. L'ennesima.
Il Goretti finirà per essere utilizzato solo ed esclusivamente per accogliere e curare i pazienti positivi al Covid-19?
«Non del tutto. Abbiamo liberato e continueremo a liberare i reparti nell'eventualità che debbano servire, e mi auguro che non accada, spero che i divieti producano qualche effetto, se solo le persone capissero quanto è importante».
Avete già liberato Geriatria e Nefrologia. E ora?
«Trasferiremo all'Icot la chirurgia d'urgenza, mentre quella di emergenza resterà al Goretti. Tutta la chirurgia d'urgenza, anche i malati oncologici. Ma tutta la parte cardiologica e l'Utic resterà al Goretti, così come la neurochirurgia e la chirurgia vascolare».
La scelta di svuotare, anche se non completamente il Goretti, mette un po' paura del futuro.
«Stiamo predisponendo posti in prospettiva, dobbiamo essere pronti a reggerci sulle nostre gambe nel caso Roma dovesse coprire da sola tutti i posti letto che sono stati messi in campo nei nuovi Covid. Faremo lo stesso con il Dono Svizzero, spostando pazienti alla Casa del Sole».
Potrete contare anche sul nuovo reparto di Malattie Infettive all'ex ospedale Di Liegro di Gaeta con 12 posti letto.
«Assolutamente sì, contiamo di aprirlo in tempi brevissimi. Forse anche prima di lunedì, speriamo di farcela per domenica».
L'apertura di Gaeta vi consentirà di sanificare il Dono Svizzero?
«Non ce ne sarà bisogno, sono interventi già effettuati».
Come valuta la crescita dei casi positivi nella provincia pontina? Appare più bassa di quella della Capitale.
«Non faccio valutazioni, vedo che ci sono Asl che hanno un delta di crescita più importante del nostro. Ma sono più concentrato sulle attrezzature che servono per aumentare i posti letto della Terapia Intensiva».
Sembra rallentare anche il numero degli isolamenti domiciliari.
«E' solo perché crescono le persone che finiscono le quarantene. Ma anche perché in molti casi diventa difficile individuare un link epidemiologico. Il virus circola e la percentuale degli asintomatici cresce. E' vero che hanno carica virale più bassa e infettano meno, ma infettano».
Anche a Latina c'è chi chiede tamponi a tappeto come in Veneto. E' fattibile?
«Tecnicamente allo stato non è possibile. Facciamo una media di 80 tamponi al giorno, possiamo arrivare a 120, quanto tempo ci vorrebbe per farlo a tutti? Non è nemmeno una questione di costi, è proprio tecnicamente impossibile. In Provincia siamo 500 mila».
Ma in Veneto...
«Intanto gli scienziati dicono che non ha senso farlo, quanto a Vo Euganeo quello che è stato fatto servirà per un bellissimo studio epidemiologico, ma non ha valore sul contenimento del contagio e sulla cura dei positivi, serve molto di più starsene a casa, è con comportamenti responsabili che ci salveremo».
Ma troppo responsabili non siamo visto il boom di denunce. Serve l'esercito?
«Ma possiamo pensare di mettere una guardia ad ogni porta di casa? Andiamo, molto meglio far funzionare i cervelli, il proprio e quello degli altri».

© RIPRODUZIONE RISERVATA