Emanuele Scieri, tre assoluzioni e due rinvii a giudizio per il parà morto in caserma a Pisa. Il fratello: «Siamo delusi»

Emanuele Scieri, tre assoluzioni e due rinvii a giudizio per il parà morto in caserma a Pisa
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Lunedì 29 Novembre 2021, 10:29 - Ultimo aggiornamento: 13:46

Tre assoluzioni e due rinvii a giudizio sono stati decisi dall'udienza preliminare del processo per la morte di Emanuele Scieri, il paracadutista della Folgore deceduto in circostanze ancora non chiarite alla caserma Gamerra di Pisa il 13 agosto 1999.

Il gup ha disposto il non luogo a procedere per il sottufficiale dell'esercito Andrea Antico accusato di omicidio volontario aggravato, per non avere commesso il fatto, e per gli ex ufficiali della Folgore, Enrico Celentano e Salvatore Romondia, perché il fatto non sussiste. Rinviati invece a giudizio i due ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara. Il processo inizierà ad aprile.

Emanuele Scieri, la ricostruzione

Emanuele Scieri, nato e residente a Siracusa, laureato in giurisprudenza, ha 26 anni quando viene chiamato sotto le armi nel luglio del 1999 e sta già svolgendo pratica in uno studio legale. Finito il Car (il centro addestramento reclute) a Firenze, viene trasferito alla caserma Gamerra con altri commilitoni il 13 agosto. Dopo aver sistemato i bagagli in camerata esce insieme ad altri coetanei per una passeggiata nel centro di Pisa e rientra in caserma alle 22.15, ma al contrappello delle 23.45 non risponde. Nonostante diversi colleghi riferiscano che è tornato in caserma, Scieri viene dato per non rientrato: a quell'ora probabilmente è già morto o è agonizzante. Il cadavere resta ai piedi della scala di una torre di asciugatura dei paracadute - posto solitamente frequentato dagli 'anzianì della caserma - per tre giorni. Solo il 16 agosto viene ritrovato.

Nell'estate del 2018 c'è una svolta nelle indagini, dopo che il caso era stato archiviato come suicidio: la Procura di Pisa arresta Alessandro Panella, caporale e capocamerata a cui era stato assegnato Scieri. Vengono iscritti nel registro degli indagati anche Andrea Antico e Luigi Zabara. Successivamente, vengono indagati anche i due ex ufficiali. La pista da seguire sarebbe quella del nonnismo: secondo la commissione di inchiesta parlamentare, istituita nel 2016 e conclusa a dicembre 2017, nella caserma «avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia». Secondo l'accusa, la sera del 13 agosto del 1999 i tre indagati dopo aver fatto spogliare e dopo aver picchiato Scieri, lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi avrebbero fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. Di qui la caduta a terra della recluta e la fuga dei caporali. Secondo i periti della famiglia Scieri, il giovane morì dopo qualche ora di agonia. Un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo è l'elemento alla base dell'accusa di omicidio volontario visto che il preterintenzionale si è prescritto nell'agosto 2017. Nel giugno scorso Antico, nel corso dell'udienza preliminare, aveva fatto spontanee dichiarazioni leggendo una memoria difensiva con la quale aveva ribadito la sua innocenza. Antico sostenne che lui partì il 12 agosto per una licenza terminato il servizio e che non era a Pisa quando Scieri fu ucciso e neppure tre giorni dopo quando fu ritrovato il cadavere. Il giudice Pietro Murano lo ha così assolto.

Il fratello: «Siamo delusi»

«Siamo delusi della sentenza di oggi, anche se continueremo a batterci per scrivere la verità sulla morte di Emanuele». Lo ha detto Francesco Scieri, fratello di Emanuele, il paracadutista siciliano morto nella caserma Gamerra di Pisa nell'agosto del 1999, subito dopo la sentenza del giudice per l'udienza preliminare che ha assolto in rito abbreviato tre dei cinque imputati (uno dall'accusa di omicidio volontario, gli altri due per favoreggiamento) e rinviato a giudizio in corte di assise gli altri due accusati di omicidio. «Il pronunciamento del gup - ha spiegato Scieri - sembra smontare anche le conclusioni della commissione parlamentare sul ruolo del presunto favoreggiamento dei due ufficiali. Ma resto convinto che loro, in questa vicenda, un ruolo lo abbiano avuto e, anzi, è inimmaginabile che non ce lo abbiano avuto. Ma ciò che fa più male è che i tre imputati per un fatto così grave» come l'uccisione del fratello «possano farla franca». La sentenza, ha commentato Carlo Garozzo, presidente dell'associazione Giustizia per Lele, fondata dagli amici di Scieri, «ci lascia l'amaro in bocca ma siamo abituati agli schiaffi e le nostre guance sono rosse da anni per i colpi presi». Però, ha aggiunto, «oggi un tribunale finalmente suggella almeno un fatto incontrovertibile: Emanuele non era un folle suicida ma qualcuno lo ha ammazzato e ora un processo accerterà questa verità che per troppi anni hanno provato a negarci». «Speravamo che potesse rispondere della sua morte - ha concluso - anche tutta la catena di comando, ma per ora così non è. Noi continueremo a batterci per dare giustizia a Lele».

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