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Covid a Porto Rotondo, il medico: «In troppi hanno la febbre, arrivano i genitori e li riportano a casa»

Covid a Porto Rotondo, il medico: «In troppi hanno la febbre, arrivano i genitori e li riportano a casa»
di Pietro Piovani
3 Minuti di Lettura
Giovedì 20 Agosto 2020, 09:59 - Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 16:19

Chi parla è un medico romano (preferisce non dire il proprio nome per tutelare la privacy dei suoi pazienti) che tutte le estati si trasferisce in Costa Smeralda per le vacanze. Quest'anno però definirle vacanze è abbastanza improprio. «Mi chiamano continuamente, in tanti mi chiedono di visitare i loro figli».

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Ci sono tanti ragazzi malati?
«Quello che sto vedendo è un numero di febbri sicuramente anomalo, soprattutto per questa stagione. Temperatura alta, malessere, debolezza...».
E sono malati di covid-19?
«Io finora ho visitato otto persone: quattro di loro hanno fatto il tampone e tutti e quattro sono positivi. Degli altri non posso dire se sia covid o no, ma sono ragazzi che convivevano nelle stesse case, dormivano nelle stesse stanze, difficile pensare che siano stati colpiti da un virus diverso».
E allora perché non hanno fatto tutti il tampone?
«Innanzitutto devo dire che essere sottoposti al tampone qui non è facilissimo. Io sono in vacanza, non è la mia Asl, dunque quando ho visto questi casi sospetti ho chiamato il 118, la prima risposta è stata: “Gli faccia prendere la tachipirina”. Ho detto: la ringrazio, sono medico anche io, ma le sto chiedendo come fare il tampone. “Deve contattare la guardia medica turistica”. L'ho fatto, e la guardia turistica mi ha detto che per avviare la procedura covid è obbligatoria la visita di persona: “Me li porti a Sassari”».
Cioè a tre ore di macchina da Porto Rotondo?
«Già. Devo però aggiungere che nei giorni successivi ho provato a richiamare il 118 e questa volta la risposta è stata diversa».
Cioè?
«Mi hanno detto che mi erano state date informazioni sbagliate, e che per fare il tampone potevamo rivolgerci al pronto soccorso di Olbia, molto più vicino».
Però questi ragazzi il tampone non lo hanno ancora fatto.
«Diciamo che in generale non c'è molta voglia di sottoporsi al test qui in Sardegna. Mi dicono: “Stia tranquillo dottore, io mi conosco, dopo due giorni mi passa”. Temono di restare bloccati sull'isola. Arrivano qui i genitori da Roma e si riportano i figli a casa» .
Con la febbre? Come fanno a prendere l'aereo o il traghetto?
«Ci riescono».
E dopo che sono tornati a casa.
«Fanno il tampone a Roma e si scopre che sono positivi».
Dunque tutti questi contagi sono avvenuti più nelle case che nei locali?
«Qui c'è stato sicuramente un rilassamento generale, e non si può negare che anche nei locali spesso si creino situazioni pericolose, assembramenti e promiscuità che favoriscono la trasmissione del virus. Certo però che puntare l'indice su una singola serata di una singola discoteca sarebbe assurdo».
Si riferisce al Country Club di Porto Rotondo?
«La sera in cui si è tenuta quella festa io ero al Country, a giocare a calcetto. Posso dire che in quel locale ti prendono sempre la temperatura all'ingresso, i buttafuori fanno rispettare il distanziamento, e anche all'interno si controlla il rispetto delle regole, se qualcuno non indossa bene la mascherina viene invitato a tirarla su. Poi certo un rilassamento c'è stato dappertutto. Il 16 agosto, il giorno dell'ordinanza che ha chiuso le discoteche, tutti i locali hanno organizzato una serata last dance, l'ultimo ballo, e c'è andata un sacco di gente. Un po' come a Londra quando hanno chiuso i pub sono tutti corsi a bere la birra per l'ultima volta».

 

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