ROMA

Il Viminale evita la polemica: «Avanti con gli sgomberi». Ma la linea dura non decolla

Lunedì 13 Maggio 2019 di Valentina Errante e Alessia Marani
Matteo Salvini evita di aprire un altro fronte. Elude la polemica con il Vaticano, potenzialmente controproducente in piena campagna elettorale, e si limita a una battuta per liquidare il gesto che, di certo, lo ha spiazzato. Tanto più che, questa volta, non arrivano solo parole ma un vero e proprio atto di disubbidienza civile a favore «degli occupanti illegali», compiuto direttamente da un porporato vicino a Papa Francesco. La vicenda non riguarda direttamente le prerogative del Viminale e così non modifica la linea tracciata dal ministro sulla questione.

Salvini va avanti con il Piano sgomberi, fissato in una direttiva dello scorso settembre, ribadito nel decreto sicurezza, divenuto legge, e messo a punto in una circolare ai prefetti a dicembre: censire gli immobili occupati, valutare le fragilità e sgomberare. Entro il 31 dicembre scorso i prefetti, relazionandosi con i sindaci, avrebbero già dovuto trasmettere al capo di Gabinetto del ministro l'esito dell'indagine, che presupponeva anche verifiche della Finanza sullo stato patrimoniale degli occupanti. Il lavoro della cabina di regia stenta a decollare, e, tra burocrazia e intoppi, la linea dura non ha ancora trovato attuazione. Sulla questione è chiamato in causa il comitato per l'ordine e la sicurezza allargato agli assessori dei comparti chiamati in causa, Politiche sociali, Patrimonio, delegato alla Sicurezza, oltre alle Avvocature generali dello Stato e del Comune, alla Procura. Tutto sotto la supervisione del prefetto e dei vertici di Arma, Polizia e Vigili urbani.

LA CAPITALE
A Roma, a gennaio, il Consiglio comunale ha votato una mozione che disponeva lo sgombero del palazzo occupato in via Napoleone III da CasaPound, ma è stato lo stesso ministro, fuori dalle circolari, a stabilire che esistono delle priorità: prima vanno sgomberati gli edifici che presentino criticità statiche, poi quelli colpiti da un decreto di sgombero della magistratura, quindi quelli in cui le occupazioni siano state gestite da gruppi criminali e mafiosi, circostanza frequente soprattutto al Sud. A Roma, ad esempio, una lista esisteva dal 2016. Erano 92 gli immobili da liberare, solo tre sono stati sgomberati e un'ultima lista elenca una nuova priorità per 22. Nella Capitale sarebbero oltre 12 mila i residenti illegali censiti e altri 8 mila clandestini. Recentemente sono stati sgomberati gli immobili di via Carlo Felice (anche con l'aiuto della proprietà che ha fornito alcuni alloggi alternativi), occupato da oltre 14 anni, e l'ex Pennicillina. Non rientra nel calcolo la questione delle case popolari di Ostia, la cui occupazione è stata gestita dai clan.

I NUMERI
Un censimento vero e proprio degli immobili occupati in Italia ancora non è disponibile. Nel 2016, Federcasa ne indicava 48mila case popolari occupate abusivamente su un totale di oltre 750mila alloggi pubblici. Ma le cifre sarebbero molto più alte. Soltanto in Sicilia, l'Assemblea regionale ha censito 8.879 famiglie che occupano abusivamente immobili pubblici, di Stato, di Comuni o degli Istituti di case popolari. A questi, a Palermo, vanno aggiunte decine di famiglie che occupano immobili della Curia o ex conventi. E poi ci sono quelli che si sono sistemati in immobili requisiti alla mafia. Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni su tutto il territorio nazionale e non coinvolge soltanto immobili pubblici, ma anche privati. A Napoli la gestione degli alloggi popolari sarebbe interamente gestita dalla camorra. Mentre a Firenze gli occupanti abusivi sarebbero circa 1.500. Firenze. A Bari, nel quartiere San Paolo, su 443 alloggi popolari di proprietà del Comune gestiti dall'Arca, 222 sono risultati irregolari. Non va meglio a Milano: con 4.300 le case popolari occupate sotto la regia di clan, spesso stranieri. A Torino, la situazione sembra meno pesante: gli immobili occupati sarebbero 28 edifici.
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