Musei, con Roberto Celestri chiese e opere d'arte diventano virali: «Ma non chiamatemi influencer»

Ha 21 anni e la passione per l'arte (in tutte le forme): «Per appassionare i ragazzi bisogna affascinarli, spiegargli che andare in un museo non è una cosa noiosa»

Musei, con Roberto Celestri chiese e opere d'arte diventano virali: «Ma non chiamatemi influencer»
di Ilaria Ravarino
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Sabato 8 Ottobre 2022, 08:19

Non è un influencer, dice lui. Almeno non nel senso classico del termine. Siciliano, 21 anni e 321.000 follower su Instagram, Roberto Celestri è il fenomeno riuscito a trasformare l'arena dei social in quanto di più lontano ci sia dal regno dei filtri e dei selfie: un museo. In un anno ha pubblicato sul suo profilo più di 400 video da meno di 20 secondi, tutti girati all'interno di chiese storiche o musei, tutti realizzati con inquadrature studiate sull'iPhone, tutti con musica classica come colonna sonora. E tutti, rigorosamente, senza la sua faccia.

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Musei, grazie a Roberto Celestri diventano virali


Il che, per un influencer, è sorprendente. «Io nei video non mi faccio mai vedere, non uso la mia faccia per influenzare, non voglio spingere nessuno a comprare qualcosa - dice - sul mio profilo spiego solo che luogo stiamo guardando, posto il video e do lo spunto. Poi, se piace, chi lo ha visto si va a informare da solo». Una strategia che evidentemente ha funzionato: nati come divertimento, per impegnare il tempo libero tra una lezione e l'altra all'Istituto Cine Tv Rossellini di Roma (Celestri è un allievo direttore della fotografia), i suoi video sono diventati virali. «La gente ha cominciato a dirmi che usava la mia pagina come una guida turistica. Ma ho capito davvero che qualcosa stava cambiando a marzo, quando mi hanno telefonato i Musei Vaticani». Per offrirgli, a soli vent'anni, «una visita in solitaria, all'alba, per riprendere e raccontare i Musei con la luce giusta: non lo dimenticherò mai». Dopo i Musei Vaticani è arrivata la Galleria Colonna, poi il museo Maxxi di Roma. «Spero che mi chiamino gli Uffizi», dice lui. Che sostiene la collega Chiara Ferragni nelle sue incursioni museali: «Mi piace quello che ha fatto agli Uffizi (una visita guidata con il direttore nel 2020, ndr) perché ha avuto rispetto dell'istituzione, non l'ha messa in ridicolo. Io credo che l'arte sia una cosa seria e come tale vada trattata. Mi piacciono meno certe politiche dei musei, che vogliono stare per forza su TikTok sperando di acchiappare il pubblico. Magari fanno dei buoni numeri, ma non so se la loro politica sia efficace». Nato «con l'arte nel sangue», figlio di restauratori e cresciuto nella città barocca di Noto, Celestri non è stato notato soltanto dai musei: dal 27 settembre, ogni martedì in seconda serata, è su La7 con una sua rubrica nel programma Artbox, «dove faccio tutto quello che non faccio sui social: ci metto la faccia e spiego le cose. Spero che apra le porte a qualcosa di tutto mio». Sarebbe sbagliato, però, pensarlo come la versione generazione Zeta di Alberto Angela: «Sarò banale, ma il mio modello più che Angela è Caravaggio. Sono innamorato della sua pittura, ho visto tutti i Caravaggio di Roma: è stato il primo a usare la luce come protagonista. I miei miti sono lui e Vittorio Storaro (direttore della fotografia da tre premi Oscar, ndr)».

Il futuro



A novembre, con la fine di Artbox, il suo futuro si dividerà tra gli studi («Non ho fatto l'università, vorrei iscrivermi a Storia dell'arte») e i video, che ricomincerà a postare con più frequenza: «Vorrei pian piano allargare il campo, anche se le cose che funzionano di più sul web per adesso sono il barocco e il neoclassico. Il mio video più virale è la Chiesa del Gesù, con 580.000 like. Del resto è la più bella di Roma». Ma quali sono, secondo l'esperto, i segreti per convincere i ragazzi a interessarsi dell'arte? «Per appassionarli bisogna affascinarli, spiegargli che andare in un museo non è una cosa noiosa. Su questo la penso come Vittorio Sgarbi, credo che sarebbe utile aprire i musei di sera: potrebbe farli diventare un passatempo figo, un'abitudine da fare dopo lo studio insieme agli amici».

 

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