Muore a tre mesi dalla pensione il medico che voleva curare i bimbi in Africa

Martedì 4 Febbraio 2020 di Giuditta Bolzonello
Paolo Nai Fovino, 64 anni

Il sogno che il dottor Paolo cullava da anni era di andare a fare il medico in Africa una volta raggiunta la pensione. Paolo Nai Fovino, 64 anni, quel sogno l'ha mancato per pochi mesi. Avrebbe concluso il suo percorso professionale all'ospedale del Cadore (Belluno) il prossimo 30 aprile ma il male, diagnosticato lo scorso anno, lo ha fermato prima: è morto a Domegge (Belluno) sabato. Ma i suoi cari hanno permesso che un po' di quel sogno si realizzasse. Chi vorrà onorare la sua memoria e contribuire ad esaudire parte di quel desiderio potrà farlo: «Non fiori ma eventuali offerte a Medici con l'Africa Cuamm», è l'invito riportato anche sull'epigrafe.

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LA MISSIONE
Il dottore Paolo Nai Fovino, originario della Lombardia ma cresciuto nel basso Veneto, era arrivato a Pieve di Cadore per lavorare all'ospedale a fine anni Ottanta, sempre in medicina salvo diventare anche facente funzioni della lungo degenza, era il responsabile di una decina di letti dedicati ai ricoveri lunghi. Ed è verso quei malati, spesso anziani, che il dottor Paolo dedicava tempo e professionalità, instancabile si prodigava senza sosta per garantire sollievo e cure adeguate. «Con noi era di poche parole ma era attentissimo con i pazienti e con il personale», assicura il figlio Luca. La sua dedizione era nota ed apprezzata dai malati. «Era sempre disponibile con i pazienti, una gran bella persona», assicurano dal reparto del Giovanni Paolo II dove Nai Fovino ha lavorato fino a poco tempo fa, fino a quando le condizioni fisiche glielo hanno permesso. 

IL CORDOGLIO
La notizia della scomparsa è arrivata domenica. «Sapevamo che stava male, eravamo consapevoli di quanto sarebbe accaduto ma è stato comunque un grande dolore - dice un'infermiera che aggiunge - la morte del dottor Nai Fovino è una grande mancanza sia professionale che sotto il profilo umano». Raffaele Zanella, direttore medico dell'Ulss Dolomiti lo ricorda così: «Paolo era una persona con la quale si lavorava bene, si trovava sempre un accordo sul lavoro, si era ben inserito nella comunità pur arrivando da fuori, era una grande sportivo». Zanella ricorda anche la passione che aveva per gli animali, per i cani soprattutto. Viveva a Domegge il dottor Paolo e per recarsi al lavoro usava la moto, amava la montagna che frequentava con un gruppo di fidatissimi amici sia d'estate che in inverno con gli sci. Schivo e riservato non amava i riflettori, preferiva lavorare in silenzio trovando le risposte che i pazienti meritavano e attendevano. I suoi figli hanno seguito le sue orme, entrambi dopo gli studi sono rimasti a Padova, Luca e Laura hanno seguito l'esempio del padre pur in diverse branche della medicina. I funerali saranno celebrati domani, mercoledì 5 febbraio, a Domegge alle 15 partendo dall'abitazione in via Deppo 33.
Giuditta Bolzonello 

Ultimo aggiornamento: 16:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA