Milano, 4 arresti nel branco picchiavano i passanti a caso: 15 ragazzini protagonisti di aggressioni e rapine

Milano, 4 arresti nel branco picchiavano i passanti a caso
di Francesco Gentile
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Venerdì 2 Aprile 2021, 07:25

La chiamano movida violenta, ma l'unica cosa che si muove sono le mani. È il caso del 4 ottobre scorso, giorno di San Francesco, quando poco dopo mezzanotte vicino all'Arco della Pace di Milano si sono sommati una serie di reati: pestaggi, scippi e rapine. Ieri, la Squadra mobile guidata da Marco Calì ha concluso le indagini che hanno portato alla individuazione della baby gang 151. Un 20enne e tre 19enni sono finiti agli arresti domiciliari col divieto di comunicare, mentre altri nove minorenni sono indagati a piede libero.
La 151, un po' come ai tempi della serie Beverly Hills 90210, prende il nome dal codice postale 20151 di Bonola, un quartiere a nord di San Siro. La baby gang, una quindicina di ragazzi in tutto, «era arrivata in centro per aggredire fisicamente dei casuali malcapitati - scrive nell'ordinanza il giudice Stefania Donadeo - per provocarne una reazione al sol fine di malmenarli, sempre con la forza intimidatoria del branco». 

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I VIDEO SUI SOCIAL


I primi a farne le spese sono stati altri tre minorenni accerchiati, aggrediti e rapinati. Nella ressa la 151 aveva sfilato loro i portafogli prendendo il denaro e buttando il resto. Per pubblicizzare l'impresa poi la baby gang aveva condiviso alcuni video sui social, salvo poi cercare di farne sparire le tracce. Non contenti, i giovani delinquenti se la sono presa col personale di un ristorante. Prima le provocazioni e poi la violenza. Il titolare era finito al pronto soccorso per una testata, suo figlio nel tentativo di difenderlo aveva ricevuto uno schiaffone e un dipendente era stato preso a bastonate.

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Un'ora dopo la terza violenza aveva riguardato ancora quattro ragazzi incontrati per caso. L'occasione stavolta era il furto di un monopattino e dopo la reazione della vittima il branco gli si era avventato addosso con calci, pugni e bottigliate. Poco dopo uno della 151 si era avvicinato a un gruppetto di coetanei che stava festeggiando un compleanno in piazza: «Mi hai chiamato coglione?». E giù botte, sempre con la tecnica della finta provocazione, quasi che con un pretesto quella follia sembrasse meno esagerata. Anche lì quattro feriti, di cui due finiti al pronto soccorso con prognosi di settimane.


La polizia è intervenuta appena possibile identificando due membri della 151 e risalendo poi agli altri tramite le videocamere della zona. Ricostruendo i rapporti tra i ragazzi gli investigatori sono riusciti a dare un nome a ogni volto e a stabilire, come sottolinea il giudice, «l'assenza di motivazione, se non la mera sopraffazione delle vittime. Questi ragazzi non agiscono materialmente sempre tutti, ma coesi partecipano alle aggressioni. La loro forza è nel gruppo».

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IL RISCHIO DI NUOVE VIOLENZE


La difficoltà delle indagini è stata di assegnare a ognuno dei giovani, che rispondono delle accuse di rapina, tentata rapina e lesioni, una responsabilità penale personale, anche se il giudice in un passaggio dell'ordinanza ha specificato che pure la partecipazione morale al branco è punibile.
Inoltre, «la spiccata capacità a delinquere degli indagati fa ritenere probabile che prima o poi la stessa potrebbe portare alla commissione di qualche episodio criminale ben più grave», da cui la disposizione almeno per i più grandi degli arresti domiciliari e del divieto di comunicazione. La capacità di violenza dei giovani emarginati intanto crea allarme a Milano, tanto che il questore Giuseppe Petronzi assicura «un grande sforzo per evitare che ciò accada ancora». E non addebita allo stress da pandemia e da chiusure eventi simili, «che può al massimo aver impresso un'accelerazione al fenomeno, quasi fosse doping», mentre invece si tratta di «dinamiche non esclusivamente legate a questo periodo, ma preesistenti».

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