NAPOLI

Maradona, Napoli in lutto cittadino: suore di clausura issano bandiera in terrazzo

Giovedì 26 Novembre 2020 di Giuseppe Mustica

A Napoli sarà lutto cittadino nel giorno delle esequie di Maradona. Perché sentimentalmente, ognuno, ha perso un caro. E le manifestazioni dei partenopei non si fermano. All’esterno del San Paolo – che tra poco diventerà Diego Armando Maradona – nel pomeriggio si sono riuniti in migliaia per ricordare l’argentino. I tifosi stanno lasciando fiori sciarpe e maglie, trasformando il cancello che delimita l’area di prefiltraggio per accedere allo stadio, in qualcosa che sembra un altare. Tra poco, inoltre, è prevista anche una commemorazione – organizzata dai gruppi ultras – che partirà da piazza Municipio e terminerà a Palazzo Reale. “Per onorare il nostro re”. Sono previste migliaia di presenze.

 

DE MAGISTRIS STRINGE I TEMPI PER LO STADIO 

Nello spazio massimo di due settimane lo stadio di Napoli abbandonerà il nome biblico. Il San Paolo sarà di un dio terreno. Lo ha annunciato il sindaco della città campana, De Magistris, durante il programma Tagadà su La7:”In tempi rapidissimi chiudere la pratica formale” ha spiegato il primo cittadino, sottolineando che “ci ho messo pochissimi secondi per decidere. Sono stati attimi di popolo, perché siamo stati inondati tutti dallo stesso sentimento. Intitoleremo questo stadio, che fa parte della nostra vita e della nostra storia al più grande calciatore di tutti i tempi, all’unico numero 10 della storia del calcio”. Oltre lo sport, Maradona per Napoli è stato qualcosa di diverso:”Ci ha dato tutto: la vittoria, l’emancipazione. Ma anche la città gli ha dato tanto” ha concluso. 

 

IL CORDOGLIO DEL CARDINALE SEPE

L’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, tifoso azzurro, ha espresso il suo cordoglio per la “prematura e improvvisa morte di Maradona. Ho sempre seguito e ammirato le sue gesta sportive e le sue straordinarie doti che lo hanno reso famoso in tutto il Mondo”. Il prelato ha “condiviso la tristezza e il dolore delle tantissime persone che a Napoli e nel mondo, per le strade e nel chiuso delle loro abitazioni, sono rimaste incredule e umanamente colpite dall’annuncio”. 

La bandiera del Napoli sventola sui tetti del convento delle Clarisse Cappuccine. «Omaggio a Maradona, fenomeno irreplicabile», spiega suor Rosa Lupoli all'Adnkronos. E stasera, per la partita dell'Europa League Rijeka-Napoli, le monache di clausura salgono sul terrazzo per rendere omaggio al 'Pibe de oro' con un minuto di silenzio e accendendo un lume come tutti i napoletani. «Dicono che siamo fuori dal mondo, invece siamo calate nella storia e partecipiamo agli eventi», argomenta una suor Rosa fieramente tifosa della squadra azzurra.

Lei, Diego Maradona non lo ha conosciuto di persona ma il padre, da Ischia, andava al San Paolo di Napoli per non perdere una partita con il campione che oggi piange tutto il mondo. Suor Rosa ha sposato la fede azzurra entrando nel monastero il 5 maggio del '90. «Napoli aveva vinto il secondo scudetto il 29 aprile. La città era bardatissima per l'evento - ricorda suor Rosa - quasi non si vedeva il convento». Oggi la città è invece a lutto. «Non si parla di altro. - registra -Ora un frate argentino mi ha mandato la foto del battesimo di Maradona, avvenuto nella parrocchia argentina della Madonna di Pompei».

Un consenso pressoché unanime su Maradona. Con qualche sporadica voce contro per segnalare l'uomo di contraddizioni, che faceva uso di cocaina. «E ne ha pagato tutte le conseguenze - dice suor Rosa -. A Napoli lo sapevano tutti e lo hanno fatto fuori però Maradona ha saputo chiedere scusa davanti a milioni di persone alla Bombonera. Ma chi ammette le colpe così come lui? E perché poi avrebbe dovuto farlo visto che non ha danneggiato altri se non se stesso? A Maradona è stato chiesto di vincere coppe e appuntarsi scudetti e lui lo ha fatto, non vedo perché certa gente si accanisca volendo farlo diventare ciò che non è. Era eccessivo ma lui non era un giocatore comune, per sostenere una genialità così grande è finito nell'eccesso. Non è condivisibile, certo, ma lui non ha mai chiesto di essere imitato». Più che giusto anche per le suore di clausura legare lo stadio del Napoli al nome di Maradona. «Io avevo già firmato una petizione, poi il sindaco de Magistris ha scavalcato tutti. Se pensiamo che ancora oggi chiamano i figli Diego, anche se non sono di quella generazione, si comprende ancora di più che stiamo parlando di un campione irreplicabile».

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