MALTEMPO

Maltempo, distrutti anche i boschi della Grande Guerra: «Far rinascere subito le foreste della memoria»

Venerdì 2 Novembre 2018
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VENEZIA Rasi al suolo. Come se un rullo compressore si fosse divertito a zigzagare sulle montagne venete, distruggendo non solo i boschi di Belluno, ma anche quelli dell'Altopiano di Asiago. «I boschi di Mario Rigoni Stern non ci sono più», piange Roberto Ciambetti, vicentino, presidente del consiglio regionale del Veneto. Se a Belluno si stima che la furia degli elementi abbia danneggiato 90 ettari di bosco, praticamente il 40 per cento dell'intera superficie boscata, ad Asiago gli alberi abbattuti potrebbero essere più di 300mila. Impressionanti le foto che arrivano dal comprensorio sciistico delle Melette, fra Gallio e Foza. Nella lettera che il governatore Luca Zaia ha inviato al premier Giuseppe Conte, la zona boschiva danneggiata a Vicenza e Treviso ammonta a 10mila ettari, circa il 5%.

GRIDO D'ALLARME
«I boschi di Mario Rigoni Stern non ci sono più - è il grido d'allarme di Ciambetti - Cento anni dopo la Grande Guerra, che aveva devastato l'Altipiano, è stata la natura a investire con tutta la sua forza la foresta lasciando dietro di sé una desolazione indicile, resa ancor più dolorosa dal silenzio in cui questo evento è stato confinato dai grandi mass media e dalle televisioni nazionali. Si prova una sensazione di spaesamento vedendo il risalto dato ai panfili di Rapallo o alla strada provinciale di Portofino e le scarse, se non nulle notizie, di quanto accaduto nell'Altipiano dei Sette Comuni. Eppure - dice Ciambetti - le immagini che da giorni popolano i social sono più che eloquenti: dalla Val d'Assa alla Marcesina la memoria, e non c'è esagerazione, rimanda all'esplosione di Tunguska».

Il presidente del consiglio regionale del Veneto riferisce che le prime stime parlano di quasi 300 mila alberi abbattuti. «Ma - avverte - serve al più presto una ricognizione tecnico-scientifico dello stato dei danni: questa analisi è necessaria per poter avviare immediatamente politiche forestali che permettano il rinascere della foresta altipianese. In tempi stretti occorre passare all'asportazione delle piante schiantate e provvedere all'accatastamento delle conifere: il danno subito è enorme e non bisogna aggravarlo svendendo il legname, che va invece curato, tenuto sempre bagnato e venduto al momento opportuno nel miglior modo possibile. Contemporaneamente bisogna attivare al più presto l'azione fitosanitaria: il Novecento, con la memoria della Grande Guerra e non solo quella, ci ricorda i danni devastanti che possono essere arrecati dal bostrico rosso, un vero e proprio killer dei boschi. Questo, in poche righe, lo scenario dell'emergenza».

Bisogna fare di tutto per far rinascere i boschi di Mario Rigoni Stern, dice Ciambetti. Che poi sono anche i boschi di Emilio Lussu, l'autore di Un anno sull'Altipiano, una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla prima guerra mondiale. «Sono boschi della memoria, innanzitutto, patrimonio arboreo ambientale ma anche culturale - dice il presidente del consiglio regionale - In Veneto c'è il precedente della Foresta di Giazza, straordinario caso di rimboschimento e di attenta conservazione, che ci dice come sia possibile rimarginare anche l'ultima grave ferita dell'Altipiano».

ATTENZIONE
Ma Ciambetti sottolinea anche il silenzio che i grandi mass media nazionali hanno riservato a questa devastazione, proprio come nel 2010 con l'alluvione di Vicenza. «La negligenza della copertura informativa davanti a un vero e proprio disastro ambientale la dice lunga e non solo se comparata alla morbosa attenzione riservata a panfili, yacht e località del turismo del lusso. Proprio in questi giorni celebreremo il primo Centenario della fine della Grande Guerra e questa coincidenza avrebbe potuto essere colta: c'è una povertà culturale devastante dietro al silenzio della distruzione di centinaia di ettari di bosco».
Al.Va.
 

Ultimo aggiornamento: 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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