La principessa Borbone tifa per l'Italia e i neoborbonici la insultano: «Non dovevi farlo»

La principessa Borbone tifa per l'Italia e i neoborbonici la insultano: «Non dovevi farlo»
di Maria Chiara Aulisio
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 11:05

Una lettera indirizzata al direttore del Mattino per esprimere “amarezza e stupore” rispetto a una valanga di oltraggi e insolenze ricevute via social solo per aver osato tifare Italia. Doppia la firma in calce alla missiva: Maria Carolina e Maria Chiara di Borbone delle Due Sicilie. «Siamo profondamente meravigliate e sinceramente rattristate dai commenti negativi, gli insulti e le offese che ci sono state rivolte, e che tutt’ora continuano a giungerci, dopo aver pubblicato sui nostri profili alcune foto e ”stories” in cui auguravamo la vittoria all’Italia per la partita giocata l’altra sera». Vero. Basta fare un giro sulle bacheche Facebook - e sui profili Instagram - delle due ragazze per leggere davvero di tutto. 

Quale la ragione di tanta ostilità? Il primo “post” è di una donna, Paola, che prova a spiegare i motivi del suo risentimento rivolgendosi direttamente alla prima delle due figlie di Carlo e Camilla di Borbone, colpevole di aver pubblicato una foto con il tricolore e l’esultanza per la vittoria dell’Italia: «Principessa - scrive la neoborbonica su fb - la prego: noi non siamo italiani, siamo duosiciliani. È la seconda volta che mi infligge un colpo al cuore: siamo identitari dal 1860, data in cui fu annesso, con la forza, il regno dei suoi avi, e noi da allora non abbiamo più pace». 

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Insomma, secondo chi contesta le principessine, sostenere gli Azzurri sarebbe stato uno smacco nei confronti di quanti, “per colpa della storia”, ritengono che anche il il calcio debba fare i conti con una “questione meridionale”. «Non comprendiamo davvero il motivo di un simile attacco. - aggiungono Maria Carolina e Maria Chiara - Siamo consapevoli e rispettose dell’eredità che i nostri avi ci hanno lasciato in custodia. Proprio per questo il rammarico più grande è il tentativo da parte di taluni di insinuare richiami di altra natura laddove il popolo italiano tutto festeggia un trionfo sportivo, oltre che un motivo di gioia a cui appigliarsi, finalmente, nel complesso e doloroso periodo che tuttora stiamo attraversando. La nostra amata patria ha sempre avuto un territorio geografico che fin da epoche antiche si è chiamato Italia».

 

D’altronde, perché mai avremmo dovuto fare il tifo per l’Inghilterra - chiedono ai neoborbonici - visto e considerato che siamo italiane? Non solo. «Chi ci attacca - prosegue Maria Carolina - lo fa in maniera strumentale. Primo: siamo nate a Roma, secondo: lo sport va oltre ogni tipo di contrasto e soprattutto non deve avere confini. Senza contare che siamo entrambe appassionate di calcio. E da bambine giocavamo pure a pallone. Maria Chiara si ruppe perfino quattro denti».

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Ma torniamo alla lettera inviata al direttore Federico Monga, nella quale - tra l’altro - si rende giustamente merito ai giocatori di casa nostra: «Se consideriamo la passione per il calcio che nel mondo caratterizza i napoletani siamo orgogliose di aver tifato con loro; se, ancora, i protagonisti di questi Europei sono stati i napoletani ne siamo ancora più felici. Sui nostri documenti l’Italia è il Paese in cui siamo nate; i nostri nomi sono riportati ovunque in italiano». 

E poi concludono: «Il nostro sostenere gli altri, attraverso le attività caritatevoli che costantemente svolgiamo, con il massimo dell’impegno e della passione, è rivolto agli ultimi, alle vittime di violenza, agli emarginati, alle donne e agli uomini di ogni razza. Il nostro compito è oggi quanto mai quello di testimoniare i valori che ci sono stati tramandati, più e meglio che possiamo. Seguendo il cuore, il grande cuore partenopeo che è geneticamente il nostro patrimonio più grande. E il nostro cuore ha battuto per una squadra, all’unisono, con tutti i nostri concittadini, che da ogni parte del pianeta si sono uniti in un unico, immenso, festoso e gioioso coro! Che non sia così per tutti è davvero una grande amarezza». 

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