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Scopre gli insulti al figlio, denunciata dalle maestre a Pavia. «Ha diffuso le nostre chat»

Tra gli insulti «pirla», «sporco»: così veniva definito il piccolo di soli otto anni

Scopre gli insulti al figlio, denunciata dalle maestre a Pavia. «Ha diffuso le nostre chat»
di Federica Zaniboni
4 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 09:01

MILANO Cinque mesi fa le era caduto il mondo addosso, quando aveva scoperto alcuni messaggi in cui tre maestre insultavano suo figlio. Entrando nel computer della scuola, la mamma che è a sua volta un'insegnante dello stesso istituto di Pavia si era trovata davanti un'orrenda chat aperta su Whatsapp: «Bambino di m...», «pirla», «sporco», così veniva definito il piccolo di soli otto anni. Dopo il grande clamore scaturito dalla querela da parte della donna nei confronti delle maestre, queste invece che chiedere scusa hanno presentato una controdenuncia.
Leggendo quella conversazione e scattando foto ai messaggi, infatti, la mamma del bimbo avrebbe violato la privacy delle colleghe. Nello specifico, si sarebbe introdotta abusivamente in una chat privata. Il caso è quindi passato a Milano, all'esame della Corte d'appello del capoluogo lombardo, che è competente per i crimini informatici in tutta l'area. Ciò che adesso resta da capire è se esista realmente il reato di cui le maestre accusano la mamma 39enne. Quest'ultima ha sempre raccontato di essere venuta a conoscenza delle offese e delle prese in giro nei confronti del piccolo totalmente per caso.

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Era la fine dello scorso febbraio, quando la donna si era seduta davanti a un computer della scuola elementare Carducci. Una delle colleghe, infatti, le avrebbe chiesto il favore di controllare il pc perché stava dando dei problemi e, una volta entrata in rete, l'insegnante aveva visto quella chat. Non si sarebbe mai messa a curiosare, probabilmente, ma il nome e il cognome del suo bambino le erano saltati subito all'occhio. Lì per lì aveva deciso di fare finta di niente, ma quello stesso giorno, più tardi, aveva voluto approfondire.
LA RICOSTRUZIONE
Gli insulti, su quel gruppo Whastapp, andavano avanti dal novembre dell'anno scorso. Il ragazzino veniva chiamato con epiteti volgari, preso in giro per le attività didattiche, ma anche per com'era vestito e per come si comportava. C'erano decine di conversazioni, messaggi vocali e foto, tra cui una che ritraeva il bimbo seduto al banco con la testa bassa, in punizione. Naturalmente, anche quella sarebbe stata inviata sul gruppo soltanto per schernirlo. Tra le risate e gli sfottò, poi, comparivano anche alcuni scambi di battute sulla madre e il marito, i quali sarebbero stati derisi soprattutto per ciò che pubblicavano sui propri profili Facebook. Dopo che i genitori avevano deciso di traslocare, il figlio era stato mandato nella scuola in cui insegna la madre, per comodità: anche questo sarebbe stato oggetto di ironia da parte delle insegnanti. La mamma aveva quindi raccolto tutto quel materiale, per poi consegnarlo alla dirigente scolastica dell'istituto e al difensore civico della Regione Lombardia. Successivamente aveva anche presentato una denuncia. Le maestre che sarebbero quindi responsabili di avere bullizzato un bambino di seconda elementare erano state sospese.

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Secondo quanto ricostruito e sostenuto anche dalla stessa 39enne, gli atteggiamenti da parte delle colleghe sarebbero stati motivati da una sorta di ripicca nei confronti di lei. Nell'ultimo anno c'erano state diverse tensioni tra il gruppetto delle tre maestre e la mamma, che da un po' aveva preso le distanze da loro e da alcuni comportamenti che trovava scorretti.
LA VENDETTA
Alle insegnanti, questo non sarebbe mai andato giù. Da allora avrebbero iniziato a sfogarsi su quella chat, prendendo di mira la collega e soprattutto suo figlio, che chiaramente non c'entrava nulla con i loro screzi. La mamma aveva riferito che nell'ultimo periodo il bimbo lamentava malesseri e nervosismo anche a causa del rapporto con quelle insegnanti in particolare. Nelle settimane scorse, la vicenda aveva suscitato sdegno e turbamento fra tutti i genitori della scuola di Pavia e non solo. Ma adesso sembrerebbe essersi capovolta la situazione. La stessa madre che si era sentita raggelare davanti a quel computer mesi fa, adesso è stata denunciata a sua volta. Aveva deciso di difendere il figlio e rendere note le offese che gli erano state rivolte da parte di tre persone adulte che avrebbero dovuto occuparsi della sua formazione. Facendo questo, potrebbe avere commesso un reato.
 

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