Davide Paitoni e l'omicidio del figlio a Varese, l'ultima coltellata: straccio in gola al figlio e il messaggio vocale alla moglie

Polemica tra la Procura e il gip sulla decisione di consentire le visite al padre

Davide Paitoni e l'omicidio del figlio a Varese, l'ultima coltellata: straccio in gola al figlio e il messaggio vocale alla moglie
di Claudia Guasco
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Mercoledì 5 Gennaio 2022, 06:55 - Ultimo aggiornamento: 14:07

L'ultima coltellata all'ex moglie è un messaggio vocale, spedito dopo averla ferita: «Mi hai rovinato la vita, il bambino è al sicuro, ti ho aggredita per punirti». Invece il loro figlio Daniele, 7 anni, era già morto, con uno straccio in gola e del nastro adesivo sulla bocca. È la terribile verità raccontata dall'autopsia: prima di tagliare la giugulare al figlio di 7 anni, Davide Paitoni si è premurato che non gridasse. Poi ha chiuso il cadavere nell'armadio dell'appartamento di via Morazzone dove, ai domiciliari per aver colpito con un taglierino un collega, era tornato a vivere con il padre e ospitava il bimbo. Motivo per cui il Guardasigilli Marta Cartabia ha avviato un'ispezione al palazzo di giustizia di Varese.

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La vendetta

Ieri il gip Giuseppe Battarino ha convalidato il fermo dell'uomo, che nell'interrogatorio è rimasto in silenzio: le accuse sono omicidio e tentato omicidio aggravato, per le coltellate a Silvia Gaggini, con l'aggravante dei motivi abbietti, del legame familiare e della premeditazione. Da tempo covava un feroce rancore. Nelle dieci pagine il giudice rileva come Paitoni, quarant'anni, abbia agito per «punire la moglie», colpevole nella sua ottica distorta di averlo lasciato, e abbia infierito con «crudeltà» verso il bambino. L'ordinanza evidenza anche la pericolosità sociale di Paitoni, oltre al concreto rischio di fuga. «Sul cadavere del bimbo ha lasciato una lunga lettera, una sorta di ritorsione contro la moglie», scrive il pubblico ministero nel decreto di fermo di domenica.

Una sete di vendetta a cui non voleva sopravvivere: «Sono qui, sparatemi», gridava brandendo un coltello contro i carabinieri del comando provinciale di Varese che dopo una notte di inseguimenti l'hanno stanato in un capanno di cacciatori al confine con la Svizzera. Nel provvedimento del gip viene ripercorsa anche la tormentata storia tra Davide e Silvia, che si sono lasciati alla fine del 2019, la loro situazione coniugale e soprattutto il fatto che non ci fosse alcun provvedimento giudiziario sulla separazione: le visite del bambino al padre erano state regolate, durante l'estate, da accordi tra Davide e Silvia con i loro avvocati. Paitoni mostrava segni di distensione, così l'ex moglie ha acconsentito a stilare una sorta di calendario per l'affido congiunto con visite a giorni alterni nelle vacanze di Natale. Poi il 26 novembre tutto precipita: l'uomo aggredisce un collega sul posto di lavoro e lo ferisce in modo grave, tanto da richiedere un ricovero in rianimazione.

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Ed è nell'ambito di questo procedimento che viene concesso a Paitoni di vedere il figlio. È l'ultimo atto di un cortocircuito giudiziario con due denunce della donna nei confronti del marito, una dei genitori di Silvia contro il genero e una sua richiesta di aiuto a un'associazione che sostiene le donne vittime di maltrattamenti. Nell'ordinanza depositata il 29 novembre il gip Anna Giorgetti dispone per Paitoni tre mesi di domiciliari: «I nodi non sciolti richiedono un'indagine adeguatamente protetta - scrive - e l'assenza di limitazioni della libertà personale dell'indagato e la sua capacità comunicativa frustrerebbe inevitabilmente il corso delle indagini». Il giudice, come segnalato dal pm, è al corrente di «altri procedimenti per reati anche connotati da violenza (maltrattamenti e lesioni)», ma spiega che «si tratta di carichi pendenti che potrebbero risolversi favorevolmente per l'indagato e che, dunque, non consentono di trarre elementi di qualsivoglia certezza».

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Pericolosità sociale

Così a Paitoni viene contestato solo il pericolo di inquinamento probatorio e ottiene il permesso di vedere Daniele. Peccato che la Procura abbia una visione diversa, che illustra in una nota. Il procuratore capo Daniela Borgonovo replica che il pm Giulia Floris ha contestato a Paitone la pericolosità sociale, «anche per precedenti denunce: il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta, peraltro ravvisando solo un rischio di inquinamento probatorio, attesa la ritenuta necessità di chiarire la dinamica della lite e, successivamente, ha autorizzato incontri del detenuto con la moglie e il figlio». Il presidente del Tribunale Cesare Tacconi, da parte sua, aveva definito «regolare» il provvedimento del gip di consentire le visite, dal momento che gli arresti domiciliari di Paitoni non erano legati a una vicenda familiare. Precisando che la richiesta del pm «era motivata con il pericolo di inquinamento delle prove, non con la pericolosità sociale, e il giudice non può aggravare la richiesta del pm». Insomma, uno scontro tra toghe nel quale interviene il ministro della Giustizia Marta Cartabia che «ha chiesto all'ispettorato di svolgere con urgenza i necessari accertamenti preliminari sul caso», informano fonti ministeriali. Venerdì, all'oratorio di San Luigi Schianno, si terranno i funerali di Daniele: «Inarrestabile come un uragano, dolce come le merendine che mangiavamo insieme», è il ricordo degli educatori.

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