Cucchi, minacce di morte all'avvocato di Tedesco. Nistri: «Chi sa parli»

Cucchi, minacce di morte all'avvocato di Tedesco, il carabiniere che ha confessato il pestaggio
di Valentina Errante
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Martedì 16 Ottobre 2018, 12:57 - Ultimo aggiornamento: 20:29

Una denuncia frutto di «un accordo inconfessabile con il pm» che punterebbe «alla prescrizione». La difesa di uno dei carabinieri imputati al processo Cucchi, passa al contrattacco e punta il dito contro i legali di Tedesco, uno dei tre carabinieri su cui pende l'accusa di omicidio preterintenzionale, il quale ha accusato a sua volta gli altri due colleghi del pestaggio. 

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Ma è proprio uno degli avvocati del vice brigadiere Francesco Tedesco a depositare in Procura una querela per minacce di morte, dopo una telefonata ricevuta nelle ultime ore. Nella chiamata, che potrebbe essere stata registrata, una voce dall'accento siciliano e non camuffata ha detto all'avvocato: «Lei sa chi mi ricorda? Rosario Livatino», facendo riferimento al giudice ucciso dalla mafia e aggiungendo in seguito: «la seguirò, non solo spiritualmente». Sulla vicenda processuale è intervenuto anche oggi il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri, che in un'intervista a 'Porta a portà ha lanciato un appello per far luce sulla morte del geometra: «Chi sa parli». «L'Arma andrà fino in fondo per la parte di competenza» - ha aggiunto Nistri ribadendo «la necessità che un carabiniere ha il dovere morale, prima ancora di giuridico, di dire la verità e di dirla subito». 
 


Dopo la svolta al processo, la battaglia, dentro e fuori dal tribunale, non è affatto conclusa. In una lettera aperta, Bruno Giosué Naso, legale del maresciallo Roberto Mandolini, si è scagliato contro «la promessa derubricazione della imputazione elevata nei confronti del cliente in quella di favoreggiamento, reato allo stato già prescritto, anche a costo di aggravare la posizione di tutti gli altri imputati». 
 
 

Pronta la replica di Fracensco Petrelli, uno dei legali di Tedesco: «Il carabiniere Tedesco ha fatto una scelta difficile e coraggiosa e non vi è nulla di 'inconfessabilè nei motivi che lo hanno indotto a denunciare i fatti e le responsabilità altrui, né nei modi in cui tale contributo di verità è stato fornito all'autorità giudiziaria». E dai verbali di un interrogatorio di Tedesco nel settembre scorso, emergono altre rivelazioni: «D'Alessandro spesso diceva che Cucchi aveva dato testate sul muro, anche nel corso delle telefonate, pensando di dare in questo modo una spiegazione plausibile alle lesioni che invece erano frutto del pestaggio».​

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