Bolletta del gas da 33mila euro, vince la causa e il giudice annulla l'ingiunzione

Bolletta da infarto: il giudice la cancella
di Olivia Bonetti
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Mercoledì 4 Maggio 2022, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 6 Maggio, 13:55

FELTRE (Belluno) - Bolletta “pazza” il giudice dà ragione al consumatore e cancella il debito. Ha vinto la sua battaglia legale contro il colosso Eni gas e luce spa un uomo di Mugnai che ha impugnato quella fattura da capogiro: 33mila euro di consumo di gas. Una bolletta da infarto, tanto che la madre, che vive con lui, ebbe un malore quando andò a pagarla in posta pensando che la spesa fosse di soli 33 euro.

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Era il 2017 e non ci fu verso di avere chiarimenti dal fornitore Eni gas e luce: l’unica risposta che diede era la concessione di una rateazione per il pagamento. Il feltrino chiese aiuto all’avvocato Roberta Resenterra, che con la collega di studio Liuba D’Agostini, ha intrapreso un procedimento legale in tribunale a Belluno. Nei giorni scorsi la sentenza: il giudice civile Chiara Sandini ha revocato il decreto ingiuntivo. Una notizia accolta con grande felicità dal feltrino. Dopo il malore che aveva avuto la madre (che ora sta bene e gode di ottima salute) aveva annunciato: «Pagherò solo se me lo ordinerà il Giudice ed avrò torto, altrimenti andrò avanti fino in Cassazione contro questa multinazionale che mi ha preso in giro e come unica concessione mi aveva permesso di rateizzare la bolletta in rate da 3300 euro al mese».

IL CASO

L’importo di 33mila euro corrispondeva al gas utilizzato per riscaldarsi dalla 75enne con il figlio, nella loro casa di Mugnai dal 2008. Era un subentro in un precedente contratto e per questo il feltrino aveva chiesto ripetutamente la lettura del contatore, che era stato sostituito. Il problema è che la compagnia non ha mai dato seguito alle richieste. Le fatture non sarebbero mai arrivate in 10 anni, forse proprio perché non c’era un dato preciso visto che da una parte si chiedeva la lettura del contatore e dall’altra si chiedeva la voltura. Una situazione ingarbugliata che culminò in quel malore nel 2017, quando l’addetta allo sportello dell’ufficio postale di Feltre disse alla pensionata, classe 1943, che erano 33mila gli euro da pagare.

 

IL PROCESSO

 A novembre 2020 in piena pandemia, ad istanza di Eni gas e luce Spa, veniva notificato al feltrino il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Belluno per la somma di euro 31.164,22 oltre interessi legali dalle singole fatture al saldo, e spese di procedura liquidate in euro 900,00 per onorari, euro 286,00 per spese.

«È ingiusto ed illegittimo», hanno sostenuto gli avvocati Resenterra e D’Agostini che hanno fatto opposizione. «La bolletta a conguaglio, pervenuta all’attore dopo quasi 10 anni dall’ultima bolletta del 2008 - scrivono -, azionata con il decreto ingiuntivo era di importo esorbitante e abnorme a causa di ritardi nella fatturazione completamente addebitabili all’ente fornitore, una multinazionale che con l’invio della bolletta di oltre trentamila euro nel maggio del 2017 aveva rischiato di far morire di infarto l’anziana madre convivente». La società di fornitura del gas si costituisce nel procedimento che entra nel vivo nell’aprile del 2020. La difesa del consumatore sottolinea come il caso sia «l’ennesima dimostrazione del dilagante fenomeno delle cosiddette maxi bollette a conguaglio, che ha portato a sanzionare anche Eni Gas e Luce spa da parte di Antitrust a luglio 2018 per la gravità della pratica commerciale scorretta nella fatturazione dei consumi, con maxi conguagli riguardanti periodi di consumo superiori anche a 5 anni (nove anni nel nostro caso qui in esame) e la prescrizione delle bollette». Eni gas e Luce ha sostenuto l’improcedibilità della causa, in quanto non c’era stata il tentativo di conciliazione e «la veridicità della contabilizzazione».

LA SENTENZA

Il giudice, sulla base di giurisprudenza consolidata ha sottolineato come, in caso di contestazione delle bollette, spetti al fornitore provare «il quantum del bene o del servizio somministrato». E, nel caso in questione, Eni Gas e luce, dice il giudice, «non ha provato l’effettività dei consumi e la conformità dei corrispettivi applicati a quelli concordati, né il corretto funzionamento del contatore». E poi le cifre ballerine, che mutavano ad ogni richiesta. «Non vi è corrispondenza - prosegue la sentenza - tra l’importo richiesto con la diffida del 3.7.2019, pari ad € 21178,66, quello azionato in via monitoria, pari ad € 31164,22 e l’importo più elevato indicato nella bolletta di € 33.285,19; non è chiaro, all’esito del giudizio, come siano stati fatturati importi così elevati per un’utenza riferita ad un’abitazione familiare».

Per tutte queste ragioni ha accolto le richieste del consumatore e revocato il decreto ingiuntivo. 

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