Aveva massacrato la moglie a coltellate, arrestato in Tunisia dopo quattro anni di fuga

Aveva massacrato la moglie a coltellate, arrestato in Tunisia dopo quattro anni di fuga
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Venerdì 1 Febbraio 2019, 17:13

«Mi hanno sollevato da un incubo». Giuseppina Ghilardi è la mamma di Daniela Bani, trent’anni, uccisa il 22 settembre del 2014 a Palazzolo sull’Oglio con 37 coltellate alla schiena, alla gola e al petto dal marito Mootaz Chaambi. Dopo il massacro è fuggito in Tunisia e nonostante il provvedimento restrittivo italiano esteso a livello internazionale dall’autorità giudiziaria di Brescia ha vissuto indisturbato nel suo Paese per quattro anni. Oggi la sua latitanza è finita, la polizia tunisina lo ha arrestato.

FONDI DELLO STATO BLOCCATI
La coppia aveva due figli piccoli, accuditi dai nonni materni. Giuseppina Ghilardi, poche settimane fa, ha rivolto un appello pubblico al ministro degli Interni Matteo Salvini affinché si interessasse della vicenda. Il titolare del Viminale ha risposto, chiedendo informazioni a Tunisi, e nelle ultime ore la situazione si è sbloccata. «L’operazione di polizia non restituirà Daniela, ma ci fa sperare che sia fatta finalmente giustizia. Ringrazio i nostri investigatori e le autorità di Tunisi, che si sono confermate collaborative e di parola. Mando un abbraccio affettuoso alla signora Giuseppina e ai due nipotini», sottolinea Salvini. In questi anni i genitori di Daniela hanno vissuto un dolore doppio, oltre all’omicidio della figlia il fatto che l’assassino fosse libero. Non solo: condannato a trent’anni dalla Corte d’Assise di Brescia, tramite il suo avvocato ha presentato ricorso contro la sentenza, impedendo così alla madre e al padre della vittima di accedere ai fondi dello Stato per le vittime di reati violenti, erogati solo quando una sentenza diventa definitiva.
GELOSIA
Nelle motivazioni del verdetto di condanna, il presidente della prima sezione penale del tribunale di Brescia Roberto Spanò afferma che «il decesso di Daniela Bani costituisce in qualche misura “La cronaca di una morte annunciata”». Il trentaseienne Mootaz Chaanbi dopo l’omicidio ha preso un aereo ed è volato in Tunisia, da dove via Facebook è rimasto cin contatto con alcuni conoscenti italiani. A scatenare la violenza del tunisino contro la moglie è stata, come si legge motivazioni, «la prostrazione provata dall’uomo a fronte della prospettiva, divenuta assai concreta, dell’imminente sgretolamento della famiglia, da lui attribuito – a ragione o a torto – alla presunta infedeltà della moglie». Daniela Bani da qualche tempo aveva infatti conosciuto una persona, un kosovaro, attraverso un annuncio di lavoro come collaboratrice domestica. «Mi ha fatto cornuto – scriveva pieno di livore sui social Chaanbi dalla Tunisia il 13 ottobre del 2014, pochi giorni dopo il delitto – Lei in ventiquattr’ore voleva buttarmi fuori di casa». La mattina dell’omicidio Daniela è rimasta a parlare al telefono con l’amico kosovaro per quasi venti minuti. Il marito, furioso, ha afferrato un coltello da cucina e, dopo avere alzato il volume del televisore per evitare che il figlio davanti allo schermo dei videogames sentisse le grida, è entrato in camera da letto colpendo la moglie ripetutamente. «Anche nelle conversazione successive al delitto l’imputato ha sempre cercato di giustificare il proprio comportamento e, al contempo, esplicitato propositi vendicativi nei confronti dell’amico kosovaro della moglie».

LA PREMEDITAZIONE
Per la corte il trentaseienne non ha perso la testa e a confermarlo ci sarebbero i comportamenti mantenuti dopo il delitto, «in netto contrasto con l’ipotesi di un momentaneo obnubilamento della ragione». Il tunisino «si è dimostrato pienamente lucido tanto da avere elaborato e posto in essere un complesso disegno finalizzato a procurargli l’esenzione della pena». Nelle motivazioni il piano viene ripercorso pezzo per pezzo. «Ha contattato l’agenzia viaggi per programmare la fuga in Tunisia – scrive il giudice – Si è recato a scuola a ritirare il figlio minore che ha affidato insieme al maggiore a un conoscente a cui ha fornito indicazioni per evitare che il cadavere venisse scoperto prematuramente, ha ritirato il denaro in banca; dopo avere raggiunto l’aeroporto di Orio ala Serio (lì non c’erano più voli per la Tunisia) si è diretto in taxi (pagando 170 euro di corsa) a quello di Malpensa per far disperdere le proprie tracce».

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