Ancona, alluvione a Senigallia: il Viminale è responsabile civile

Lunedì 30 Settembre 2019
Ancona, alluvione a Senigallia: il Viminale è responsabile civile

Il Viminale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri entreranno come responsabili civili nel procedimento per l'alluvione di Senigallia del 3 maggio 2014, quando il Misa esondò provocando molti danni e quattro morti. Lo ha stabilito il gup di Ancona Francesca De Palma. Il giudice deciderà invece il 28 novembre sul rinvio a giudizio o sul proscioglimento degli otto imputati, tra i quali c'è il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi. Sono state rigettate le eccezioni presentate dall'avvocato Marco De Piero, dell'avvocatura generale dello Stato, che aveva eccepito nullità sulle citazioni come responsabili civili. Ministero e presidenza del Consiglio dei Ministri, per ciò che riguarda il dipartimento di Protezione Civile, in caso di processo e di condanna potrebbero essere chiamati a rispondere in solido dei danni. Le accuse contestate a vario titolo nel procedimento sono di omicidio colposo plurimo, inondazione, lesioni, abuso di ufficio, omissione di atti d'ufficio e falso ideologico.

«È il primo caso in Italia - ha commentato l'avvocato Corrado Canafoglia dell'Unione Nazionale Consumatori, che rappresenta la maggior parte dei danneggiati - siamo soddisfatti di un lavoro che dura da anni e che sta iniziando a far emergere i ruoli dell'intera filiera della protezione civile». Oltre a Mangialardi rischiano il processo l'ex sindaco Luana Angeloni, il comandante dei vigili urbani Flavio Brunaccioni, Gianni Roccato, dell'ufficio tecnico di Senigallia, l'ex dirigente della Provincia Massimo Sbriscia, il presidente dell'Autorità di bacino Mario Smargiasso, l'ingegner Alessandro Mancinelli e Libero Principi, funzionario lavori pubblici della Regione.

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 09:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA