CORONAVIRUS

Trent'anni in ospedale, poi per la festa viene beffato dal virus: «Ma la farò»

Domenica 24 Maggio 2020 di Cristiana Mapelli
Marco Ercolanelli
PERUGIA - Sessantacinque anni di cui trentadue al lavoro nei corridoi dell’ospedale della città, Monteluce prima e poi, il Santa Maria della Misericordia. Quella di Marco Ercolanelli, è una vita trascorsa nei corridoi ospedalieri. Ma a rendere amara la conclusione, il virus invisibile: a soli quindici giorni giorni dalla guadagnata pensione (la data sarebbe stata il primo aprile), purtroppo è arrivato il responso positivo al tampone per il Covid-19 che lo ha costretto a rimanere a casa senza appello e impedendogli di salutare l’ospedale e gli amici e colleghi di sempre. «Per molti anni l’ospedale – spiega Ercolanelli - è stata come la mia casa, e forse anche di più, e certo è stata un’emozione dover uscire anche se è giusto che la vita faccia il proprio corso». Dopo l’assunzione nel 1987, di cose Marco ne ha viste e vissute veramente tante. A partire dal primo lavoro di ristrutturazione del reparto di Radiologia a Monteluce, il vecchio ospedale di Perugia e l’adeguamento delle cabine elettriche e rete elettrica principale, delle sale operatorie di Chirurgia Generale e specialistiche, la realizzazione dell’edificio per simulatore per radioterapia. «Tutti interventi – racconta Marco Ercolanelli - per consentire di proseguire l’attività sanitaria del policlinico di Monteluce in sicurezza nell’attesa della realizzazione del nuovo polo ospedaliero». Ed è stato proprio Ercolanelli, nel 1991-1992, a realizzate il reparto di rianimazione al Santa Maria della Misericordia ancora perfettamente funzionante e che, durante la gestione dell’emergenza sanitaria da coronavirus in Umbria ha fatto la differenza. «Il progetto venne presentato a Monza – spiega – al congresso internazionale sulla sicurezza nelle dialisi e nelle terapie intensive». E ancora, la messa a punto della parte informatica e telefonica delle centrali 118 di Perugia, Terni e Foligno e successivamente della realizzazione della Centrale Unica regionale 118. Fino al 2010 ha curato e diretto l’intero trasferimento al del nuovo polo unico. «Il lavoro in ospedale – racconta ancora con emozione - è quello che mi ha assorbito di più, l’esperienza più entusiasmante, ma ricordo con molto piacere anche gli anni presso lo studio privato anche perché erano gli anni della gioventù e dove ho appreso i primi rudimenti del mio lavoro e mi sono fatto un’esperienza». Per lui, anche posizioni di grande responsabilità, come le direzioni al Sai in merito alla sicurezza dei lavoratori, la direzione di Bioingegneria, la direzione Acquisti Appalti e dell’Economato. Tutto in squadra con collaboratori e operatori tecnici di grande professionalità, «che ha permesso di superare molte difficoltà in tempo reale o realizzare molti interventi in tempi rapidi e senza ricorrere a ditte esterne». Ma la vita a volte gioca brutti scherzi, facendo saltare quei piani a cui teniamo tanto e intorno a cui si investono forze ed energie. «Stavo già programmando un bel momento di saluto – conclude Ercolanelli, ancora con un po’ di amaro in bocca - , ma ecco che si è scatenato il virus è improvvisamente, come tutti ho dovuto rivedere i programmi e poi comprendere che non era questione di giorni, ma di mesi». Tra ricordi e qualche arrabbiatura, il momento degli abbracci e dei saluti arriverà. © RIPRODUZIONE RISERVATA