Elezioni Abruzzo, la prima di Marsilio: l'abbraccio con Meloni e lo stop alla Scoccia

Martedì 12 Febbraio 2019 di Stefano Dascoli
L'AQUILA - La prima di Marco Marsilio governatore è nell'auditorium stracolmo di palazzo Silone, quando ancora i segni della nottata trionfale sono ben visibili sui volti, stanchi, ma euforici. Sarebbe una conferenza stampa, questa, ma sembra più il remake della festa pescarese di poche ore prima. A tal punto che nessuno sembra volersela perdere. Manca solo Forza Italia al ballo del debutto («La notte ha portato a un'organizzazione poco prevedibile» dirà Marsilio), assenza colmata nel finale dall'arrivo dell'ex coordinatore comunale Stefano Morelli. Manca anche il coordinatore della Lega, Giuseppe Bellachioma, ma i salviniani presenziano in gran numero. Marsilio varca la soglia di palazzo Silone, quella che sarà la sua sede di lavoro, con qualche minuto di ritardo rispetto al programma. Ad accoglierlo ci sono il sindaco Pierluigi Biondi, suo mentore della primissima ora (è tutto un fiorire di vigorosi abbracci), il coordinatore di Fratelli d'Italia Etel Sigismondi, Gianluca Zelli di Azione Politica, il leader di Idea Quagliariello. Dopo poco arriva anche Giorgia Meloni che, scherzosamente, alza subito il tiro: «Non ti potrai riposare troppo...». Tanto che Biondi prende subito la palla al balzo: «Ho già fatto il comunicato con le priorità dell'Aquila».

CONTENUTI - Marsilio entra tra gli applausi, si siede tra Luigi D'Eramo (Lega) e la Meloni. Incalza subito: «Il primo grazie va agli abruzzesi, che hanno capito il messaggio lanciato: il risultato è stato al di sopra delle aspettative. Oltre il 48%, neanche Luciano D'Alfonso ci riuscì cinque anni fa. Sento tutta la responsabilità». Marsilio sostiene che si è stati in grado di intercettare la «grande voglia di cambiamento». Poi rivendica «l'orgoglio di essere il primo presidente di Regione di Fratelli d'Italia», sottolineando «lo storico risultato» della Lega: «E' la prima volta che avrà responsabilità di governo nel centrosud. Penso che sia un fatto molto importante l'evoluzione da partito del settentrione a grande forza nazionale». Alterna, Marsilio, cioccolatini e bordate: «Abbiamo assistito alla mistificazione di chi ha nascosto il fallimento politico della sua parte sotto una coltre di finte liste civiche, peraltro esentate dalla raccolta firme grazie a presenze parlamentari. Il civismo non c'era, l'unica lista civica vera era la nostra, Azione Politica».

L'altra stoccata è ai Cinque Stelle: «Prendere la metà dei voti rispetto alle Politiche imporrebbe una seria autocritica dopo i cinque anni all'opposizione e l'aver schierato in campagna elettorale i pesi massimi del partito. Questo la dice lunga sull'inconsistenza della loro proposta politica». Zelli, Azione politica, ricorda il feeling immediato con Marsilio e la soddisfazione per l'elezione di Santangelo. Quagliariello torna sull'abruzzesità, refrain della campagna: «Abbiamo contrastato chi non lo voleva abruzzese perché convinti che il suo percorso biografico era più abruzzese di chi ha avuto la fortuna di rimanere qui». Poi sfiora le polemiche sull'inserimento in lista della moglie di Andrea Gerosolimo, Marianna Scoccia: «Abbiamo evitato che tra noi e Marsilio passasse anche un solo filo d'erba, accettando di combattere con una mano legata dietro alla schiena. Abbiamo contribuito alla vittoria, meglio di così era difficile prevedere».

VALORE - Anche Quagliariello è convinto del valore nazionale del risultato: «Dimostra che l'unico governo possibile è quello di centrodestra, che deve reggersi su due gambe: una c'è, l'altra è in fieri, si può costruire. Un centrodestra equilibrato che deve candidarsi a guidare il Paese». D'Eramo parla delle aspettative confermate della Lega: «Un risultato storico, sin da ora avvertiamo il peso della responsabilità di essere il primo partito della coalizione». E' la volta di Giorgia Meloni, che mentre Marsilio ringrazia moglie, figlia e parenti (presenti) mima un cuore giungendo le dita: «È stata una notte bella, anche senza riposare. Questo è un giorno felice, grazie al popolo abruzzese che ha partecipato al voto nonostante il tentativo della sinistra di allontanare la gente piazzando le elezioni il 10 febbraio.

Fortunatamente, poi, in Abruzzo non c'è la giuria d'onore: quando il popolo vota il risultato rimane quello. E questa regione può crescere molto». La Meloni dice che Marsilio ha condotto «una campagna commovente per come si è guadagnato il rispetto e la credibilità del territorio, nonostante avversari che hanno parlato solo ed esclusivamente di noi. D'altronde non avevano nulla da dire». Scontata e inevitabile la sottolineatura sul buon dato del partito, in particolare all'Aquila: «Dove amministriamo i cittadini fanno aumentare il consenso. Grazie Pierluigi (Biondi, ndr)». Anche lei ne ha per i Cinque Stelle: «Altro che sconfitta della democrazia: è una sconfitta del clientelismo e del pressapochismo». In cauda venenum: se la Meloni serve un assist a Salvini («Non serve dire di voler staccare la spina al governo, lui sa che il centrodestra unito è la migliore soluzione»), Marsilio stoppa la Scoccia con un lapidario «confermo» alla domanda: «Conferma che starà fuori dalla maggioranza?». Ma Quagliariello è fiducioso: «Datemi tre mesi..». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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