Sfregiata con l'acido, condanna definitiva a 20 anni all'ex fidanzato

Martedì 10 Maggio 2016
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La Corte di Cassazione ha confermato questa sera la condanna a vent'anni per Luca Varani, accusato di aver assoldato due albanesi per sfregiare con l'acido l'ex fidanzata Lucia Annibali. La sentenza è ora definitiva. 

«Questa parte processuale è finalmente finita. Era un peso rimasto sospeso». Così la donna, emozionata e contenta, ha commentato la conferma della condanna all'ex fidanzato dopo la lettura del verdetto. «E' una giornata di svolta, dal passato al futuro, dopo tre anni trascorsi in sospeso. Ora vorrei reinserirmi nella società come una donna normale», ha aggiunto.

La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Maria Cristina Siotto, ha rigetto i ricorsi di Varani e degli altri due imputati, Altistin Precetaj e Rubin Talaban, esecutori materiale dell'agguato. Ha anche rigettato il ricorso della procura generale di Ancona, che contestava la tardività dell'appello e in sostanza chiedeva di far "rivivere" la sentenza di primo grado, più severa nei confronti dei due albanesi. È quindi definitiva la condanna a 20 anni per tentato omicidio e lesioni gravissime per Varani, e a 12 anni per Precatj e Talaban, di nazionalità albanese.

Lucia Annibali, avvocato di Pesaro, era stata sfregiata con l'acido dall'ex fidanzato la sera del 16 aprile 2013. Ad aiutarlo nell'aggressione Talaban e Precetaj considerati rispettivamente l'esecutore materiale e il palo dell'agguato messo a segno sull'uscio di casa Annibali. Varani, anche lui avvocato, ora recluso nel carcere di Teramo, è stato condannato per tentato omicidio, lesioni gravissime e stalking. 

«È un messaggio per tutti, la mia è una storia di speranza. Significa che non è mai finita», ha detto ancora Annibali. La donna si è detta «vicina ai ragazzi di Milano che sono rimasti ustionati come me», facendo riferimento alle vittime della coppia dell'acido. Ha quindi ringraziato la procura di Pesaro, i giudici e i carabinieri che hanno svolto l'indagine. 

Lucia, il bel volto devastato dall'acido, in gran parte ricostruito attraverso decine d'interventi, non ha mai mollato, fino a diventare una sorta di 'testimonial' di tutte le donne vittime di violenza, alle quali non si stanca di ripetere, in tutte le occasioni pubbliche, che si può ricominciare.

Denunciare la violenza, ha detto l'8 marzo di fronte a una platea di studenti e studentesse della Luiss di Roma, è «importante, perché da sole non ci si può salvare, non dobbiamo illuderci che possa accadere. In un caso come il mio, la denuncia lascia una traccia e può fare la differenza». E ancora: bisogna «ascoltare sempre quella vocina che ognuna ha dentro di sè e di allontanarsi da storie in cui ci sono violenza fisica e psicologica».

Il 23 maggio dovrebbero iniziare, a Pesaro, le riprese di una fiction tratta dal libro scritto dalla Annibali «Io ci sono. La mia storia di non amore». L'avvocatessa dovrebbe essere impersonata da Cristiana Capotondi. 

 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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