«Aiuto, sono stata rapinata dal mio ragazzo», ma era tutto inventato: giovane denunciata

La Stazione dei carabinieri di Veroli
di Maurizio Patrizi
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Sabato 28 Agosto 2021, 09:49 - Ultimo aggiornamento: 12:41

Telefona ripetutamente al 112 riferendo di essere stata derubata e aggredita dal suo compagno. Peccato però che ogni volta cambia versione sull'accaduto ma, soprattutto, ogni volta fornisce un nome e un indirizzo diversi. I militari dell'Arma localizzano il suo telefono cellulare, la identificano e la denunciano: ora deve rispondere di procurato allarme, simulazione di reato e false dichiarazioni all'autorità.

Una vicenda che ha dell'incredibile se non fosse che ad appurarla sono stati i militari dell'Arma della stazione di Veroli.

Una donna di circa 30 anni, residente in una zona periferica della città, impugna il telefono cellulare e comincia a inoltrare chiamate a raffica, che si protraggono fra il pomeriggio e la tarda serata, al numero di pronto intervento dei Carabinieri.

La prima volta sostiene di essere stata aggredita dal compagno che, a suo dire, l'avrebbe anche derubata dei soldi e della carta bancomat. La giovane donna, a specifica richiesta da parte del personale della sala operativa, fornisce nome e indirizzo di residenza. Poi, però, fa partire altre telefonate, molte e praticamente a raffica, fino a tarda serata.

L'operatore telefonico non ci mette molto a capire che ogni volta la signora ha riferito una versione dei fatti diversa dalla precedente e, soprattutto, ogni volta ha fornito diverse generalità e un diverso indirizzo, con il chiaro scopo di non voler essere identificata.

Immediatamente gli uomini dell'Arma della stazione di Veroli fanno scattare le indagini e, grazie anche all'aiuto di moderni mezzi tecnologici, tramite il numero di telefono riescono a intercettare e localizzare geograficamente il luogo in cui si trova la trentenne.

A questo punto il cerchio si è chiuso. Gli investigatori, infatti, accertano senza dubbio che le richieste di aiuto erano infondate perché non c'erano stati nessun furto dei soldi e della carta bancomat e nessuna aggressione. A ciò si aggiunga che la trentenne non ha spiegato nemmeno i motivi che l'hanno spinta a comportarsi in quel modo. Ai carabinieri non è rimasta altra soluzione se non quella di denunciarla in stato di libertà alla procura della Repubblica di Frosinone per i reati di procurato allarme, simulazione di reato e false dichiarazioni all'autorità.

Allontanato figlio violento

L'aggressione vera, invece, in un comune vicino a quello di Anagni, c'è stata da parte di un giovane ai danni di sua madre. Il ragazzo è accusato anche di averle rubato del denaro. Immediatamente è stata applicata la procedura del Codice Rosso, prevista anche nel caso di violenza domestica, che ha portato il tribunale di Frosinone a emettere un'ordinanza di allontanamento dalla casa familiare e di divieto dall'avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla donna perché è stato appurato che la sottrazione di cospicue somme di denaro e le vessazioni fisiche e psicologiche si erano protratte in modo continuato.
 

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