Smaltimento rifiuti: s'indaga anche
in Ciociaria, la denuncia
del presidente Ordine dei Chimici

Il presidente dell'Ordine dei Chimici e dei Fisici, Fabrizio Martinelli
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Si sono estese anche in Ciociaria le indagini sullo smaltimento dei rifiuti che ha coinvolto una società di Cisterna di Latina.
Secondo le indagini, faceva  capo al Centro Rottami Srl di Cisterna di Latina, il sistema di traffico illecito dei rifiuti scoperto dalla Dda di Roma e che ha portato all’arresto di 27 persone. A capo della struttura, posta sotto sequestro, c’era l’imprenditore Leopoldo Del Prete, accusato di autoriciclaggio e reati ambientali.
Nel Centro Rottami finivano anche gli scarti dei roghi tossici dei campi rom delle province di Roma e Latina. La struttura, in violazione della normativa in materia ambientale, riceveva e gestiva illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali e urbani, pericolosi e non pericolosi provenienti da privati, società e imprese individuali prive di iscrizione all’albo nazionale dei gestori, raccolti e trasportati in violazione della normativa dello smaltimento dei rifiuti. Al fine di dare una parvenza di legalità i materiali oggetto di illecito venivano falsamente dichiarati rottami, tecnicamente «non rifiuto», trattandosi invece a tutti gli effetti di rifiuti rbani.
L’attività svolta dalla Genovi, società che gestiva il centro, ha portato ad uno sviluppo enorme del giro affari balzato in poco tempo fino a 25 milioni di euro all’anno. Oltre alle misure cautelari il gip di Roma ha disposto anche il sequestro di automezzi, conti correnti per un valore equivalente di circa 17 milioni di euro, nonché di 23 autocarri utilizzati per la raccolta e il trasporto dei rifiuti dell’azienda di Cisterna.
LE RAMIFICAZIONI
Ma c’erano rifiuti provenienti anche dalla Ciociaria? Ci sono società ciociare legate alla Genovi?
Le indagini puntano a dare una risposta anche a questi interrogativi.
Intanto, dopo quest’ennesima inchiesta (sono decine quelle che si sono accavallate negli ultimi anni tra le province di Frosinone e Latina), interviene il Presidente dell’Ordine Interregionale Chimici e dei Fisici, Fabrizio Martinelli:
«E’ il sistema che non va» denuncia Martinelli.
«Ovunque, ma soprattutto nelle province di Latina e Frosinone, gli onesti gestori di rifiuti sono sempre sotto attacco criminale e di contro, le aziende produttrici, sono obbligate a spendere capitali in analisi spesso non pertinenti per ottemperare alle richieste, non previste dalle norme legislative ma dai centri di raccolta che, temendo contestazioni da parte delle Procure Generali, tendono ad ipertutelarsi all’inverosimile con protocolli di analisi esagerati».
E’ forte e dura la denuncia del Presidente dell’Ordine Interregionale dei Chimici e dei Fisici di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise.
Martinelli, anche in questa occasione, esprime «apprezzamento per l’operato degli organi inquirenti e della Magistratura perché - dice - questi continui comportamenti malavitosi portano ad un clima di sospetto che non favorisce l’onesta attività dei gestori di rifiuti che operano rispettando la legge ma chiede un cambio di passo su tutto il sistema che genera appetiti e mette in ginocchio gli imprenditori onesti». 
Il presidente dei Chimici e dei Fisici, profondo conoscitore del sistema di gestione del rifiuto, sottolinea alcuni aspetti del problema e ne individua le criticità che esplicita in questo modo. 
«È il sistema che non va. Il produttore classifica in scienza e coscienza con l’ausilio del Chimico professionista, il centro di raccolta riceve senza imporre controlli non pertinenti, e tutti sono felici e contenti, incluso l’ambiente. Invece, il centro di raccolta ha paura, chiede analisi esorbitanti e costose, il produttore chiede un aiutino a laboratori accondiscendenti (anche accreditati), le analisi si scrivono e non si fanno (nemmeno per quello che veramente serve) e l’ambiente si inquina a dismisura».
Nella sostanza, dentro questi passaggi passa il confine tra la legalità e l’illegalità, tra la tutela dell’ambiente e l’inquinamento, tra la gestione onesta del processo e l’illecito arricchimento. 
«Noi – conclude il Presidente dell’Ordine – abbiamo più volte segnalato casi sospetti ma spesso ci siamo visti citati per danni. Il problema è serio e tutti devono fare la loro parte. Non in questo caso ma in tante altre occasioni vecchie tesi accusatorie hanno portato i consulenti di parte a difendere casi critici perché accusati di poche cose non commesse anziché dei molti illeciti commessi».
Infine Martinelli chiama in causa anche «i consulenti delle procure (in particolare quelli non iscritti all’Albo) che dovrebbero almeno aggiornarsi se non andare direttamente in pensione per lasciare il passo ad un sistema maggiormente virtuoso adeguato ai tempi».

Sabato 23 Maggio 2020, 09:48 - Ultimo aggiornamento: 09:57
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