Frosinone, Giallo di Arce: l'errore dell'assassino.
La rivelazione del Ris

Giovedì 4 Ottobre 2018 di Vincenzo Caramadre
La crudeltà nello stringerle quel sacchetto di plastica attorno al collo è stato l’errore più grande che l’assassino di Serena Mollicone avrebbe commesso.
Un “tallone di Achille” che a 17 anni di distanza hanno scoperto i Ris e che potrebbe essere la prova decisiva.
A rivelarlo è stata proprio la relazione dei Ris con la quale si colloca la scena del crimine all’interno della caserma dei carabinieri di Arce.
La consulenza ripercorre tre fasi importanti dell’omicidio: la lite e l’urto contro la porta, il confezionamento con la busta attorno alla testa e il trasporto per l’occultamento.
L’errore. La chiusura ermetica della busta di plastica attorno al collo con il nastro adesivo avrebbe “cristallizzato” le micro tracce di legno nei capelli ma soprattutto all’interno dello scotch.
La consulenza dei Ris ha permesso di trovare microtracce di legno e altro materiale utilizzato per imballaggio della porta.
La prova più importante che la Procura ha nelle mani rimane la porta.
Concludono i Ris: “I materiali sono coerenti con la morfologia e composizione con il materiale costituente la porta”.Ciò vuol dire che per il legno e la colla utilizzata per l’assemblaggio della struttura interna della porta è stata accertata la “coerenza” con le micro tracce trovare sotto al nastro adesivo.
Ciò porta a delineare la prima fase. La circostanza con la quale si è arrivati alla morte: Serena sarebbe stata sbattuta contro la porta e, seguito dell’urto, si sono staccate le micro tracce di legno e altro materiale che si sono depositate sui capelli e sul nastro adesivo.
C’è poi la fase due:  il confezionamento del corpo prima dell’occultamento.
Durante gli accertamenti eseguiti dalla professoressa Cattaneo - la consulente che ha accertato la compatibilità della frattura cranica su Serena e la rottura trovati sulla porta - sempre sul nastro sono state trovare macchie che sembravano sangue, ma rivelatesi ruggine.
I Ris in uno degli accessi eseguiti nell’alloggio della caserma hanno repertato tracce sulla di ruggine sul sportello della caldaia.
“Le macchia rosso bruno -  sono risultate coerenti, sia per composizioni (ossido di ferro) che per morfologia e dimensioni con la vernice ossidata della caldaia”. Per cui la vernice è riconducibile a quella utilizzate nelle caldaie in genere, ma ci sarebbe “coerenza” con il processo di ossidazione in atto sullo sportello all’interno caserma.
Ciò porta a ipotizzare che il corpo di Serena, subito dopo l’omicidio, potrebbe essere stato trascinato sul balcone dell’alloggio della caserma dove c’e la caldaia e che le micro tracce di ruggine presenti sul pavimento si siano attaccate al nastro. Oppure l’assassino in precedenza potrebbe essere venuto a contatto con la ruggine e le micro tracce si sono poi attaccate al nastro.
Rimane aperta poi la questione dei materiali trovati sui vestiti e sulla suola degli anfibi. E qui siamo alla fase tre: il trasposto per l’occultamento prima dell’abbandono del corpo nel boschetto di Anitrella. Ebbene la polvere sarebbe riconducibile a materiale edile o da lucidatura del marmo.
La consulenza dei Ris si pone, dunque, come terzo elemento di un ipotesi investigativa che vede l’omicidio di Serena nella caserma. Gli altri elementi sono le dichiarazioni del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida, poche ore dopo aver detto al Pm di aver visto Serena entrare in caserma e la consulenza della Cattaneo sulla compatibilità della frattura cranica. Le indagini saranno chiuse il 13 ottobre, in questi il Pm Beatrice Siravo sta riascoltando alcuni testimoni chiave.    © RIPRODUZIONE RISERVATA