Quirinale, dietro ai voti per Mattarella la protesta contro Conte e l'asse gialloverde

Nei voti al Capo dello stato uscente si stimano circa 70 voti disubbidienti a Conte

Quirinale, dietro ai voti per Mattarella la protesta contro Conte e l'asse gialloverde
di Stefania Piras
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 26 Gennaio 2022, 20:02 - Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 11:44

Oggi, terza giornata di votazioni alla Camera ci sono 125 voti per il presidente uscente Sergio Mattarella. Chi c'è dietro quelle schede? C'è una precisa corrente del M5S: ci sono i senatori che molto prima che cominciassero le votazioni si erano espressi per un Mattarella bis ai quali si sono aggiunti altri parlamentari stellati e del Misto che hanno deciso di mandare un messaggio chiaro a Giuseppe Conte dimostrandogli che ci sono correnti organizzate, in grado di muoversi in modo autonomo. «Il 70% di quei voti sono del M5S, non si può non tenerne conto», commenta a caldo un parlamentare M5S. E il corto circuito è presto servito se si considera che stamattina alle ore 11 i vertici M5S avevano inviato un sms a tutti i 236 grandi elettori stellati di questo tenore: «Anche per oggi non va espressa una indicazione di voto ovvero si procederà con scheda bianca». Qualcuno, le stime sono 70-80 parlamentari, non ha obbedito. 

Non a caso, Conte ha convocato un'assemblea in presenza stesera alle 21 allo Scout Center di Roma (zona piazza Bologna) per serrare i ranghi. Perché nel giro di 48 ore, parte del Movimento 5 stelle è passato dal rischio irrilevanza a una strategia più aggressiva, all'insaputa di Conte.

I numeri - Lunedì, primo giorno di votazioni, l'attuale Capo dello Stato è stato votato 16 volte. Il giorno seguente, le schede per Mattarella sono diventate  39. E oggi sono 125. Sono più che triplicate. Cosa è cambiato? Sentite cosa dice Mariolina Castellone, la capogruppo al Senato del M5S: «È anche un modo per i parlamentari visto che siamo nella fase della scheda bianca di indicare una linea di indirizzo che vada verso la stabilità e l'idea di voler chiudere in tempi rapidi». Una linea di indirizzo, c'è allora. Ma non è quella emersa nelle varie riunioni che hanno impegnato Conte in queste ultime ore, evidentemente. Quelle, per essere chiari, in cui è spuntata la candidata Casellati, la presidente del Senato. 

Poi certo nei 125 c'è chi crede e spera davvero di poter convincere Mattarella a rimanere. C'è chi oggi si è contato. E c'è chi ha aderito alla conta per mandare un messaggio a Conte. In quelle 125 schede, dunque, si sarebbero saldati voti del M5S, del Gruppo Misto e secondo alcuni, anche del Partito democratico (Matteo Orfini era un fan del Mattarella bis). Una mossa speculare all'operazione Crosetto in cui FdI è riuscita a mettere insieme 114 voti: 63 sono i numeri a disposizione del partito di Giorgia Meloni a cui si devono aggiungere 51 voti derivanti con molta probabilità da parlamentari afferenti alla coalizione di centrodestra. Undici voti in meno però rispetto a quelli ricevuti da Mattarella. 

«È chiaro che ci sono dei voti nostri, ma sarebbe sminuire il valore del Presidente attribuirlo ad una sola forza politica», ha detto al Tg1 la capogruppo M5S al Senato Mariolina Castellone, a proposito dei 125 voti ricevuti oggi dal Presidente Mattarella. E ha precisato che in quelle 125 schede è chiaro che non ci siano solo preferenze grilline. Forse non è chiaro al presidente del Movimento: non risultavano infatti indicazioni di voto per Mattarella da parte dei vertici pentastellati. Risulta, questo sì, che Beppe Grillo abbia telefonato in diretta a Enrico Mentana per spiegare che non c'è pressing per votare Draghi al Quirinale bensì la volontà di dare «piena stabilità all’attuale esecutivo». Tradotto: Draghi a Palazzo Chigi e una personalità superpartes e autorevole al Colle.  Per Castellone bisogna «andare verso l'elezione di un Presidente che rappresenti l'attuale maggioranza di governo, altrimenti - osserva - sarebbe a rischio la tenuta di questa maggioranza ed anche del governo». E per i malpancisti pentastellati l'attuale maggioranza di governo non può essere rappresentata da Elisabetta Casellati, la presidente del Senato. "Stabilità" è la parola chiave anche per il ministro Luigi Di Maio che in queste ore va ripetendo l'importanza di preservare l'integrità della coalizione di governo, di scongiurare il rischio di un voto anticipato. E dimostra al rivale Conte che esistono geometrie possibili, anche senza la sua regia. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA