Mario Ajello
Mario Ajello

Il pupone e Ilary/ Totti e il peso di non essere un uomo normale

di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Martedì 13 Settembre 2022, 00:28

Separarsi con dignità si può. Si può smettere di amarsi ma non c’è per forza il bisogno di armarsi. Anche quando c’è in ballo un patrimonio ingente e soprattutto - Totti dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro - quando sei un personaggio esemplare, un eroe delle genti, il simbolo di Roma, il Pupone ma ormai anche il padre e lo zio di un’intera comunità che è quella della Capitale-Caput Mundi e ciò ti dà una grandezza che non può essere ridotta al così fan tutti. 
Ovvero al fatto che tanti di noi, separandosi e soffrendo come cani, vivendo un fallimento e un indicibile horror vacui e in certi casi rinfacciando alla propria metà bugie e tradimenti, scatenano una guerra spietata e litigano su chi debba tenersi le stoviglie sopravvissute al reciproco lancio di piatti o sul tanto o poco che c’è nella cassaforte nascosta dietro al quadro. 

Ma Totti è Totti, un essere speciale come direbbe Battiato, e a lui spetta di stare all’altezza del mito che incarna. Senza farsi fagocitare dai matrimonialisti hard e dalle loro strategie dei colpi bassi, delle minacce e delle ripicche, delle bombe fatte esplodere in un contesto familiare o ex familiare in cui i figli sono le prime vittime. E quelli che probabilmente più a lungo porteranno i segni del conflitto, su cui altri hanno soffiato per vincere una partita professionale a qualunque costo. 

L’Ottavo Re di Roma potrebbe essere più rispettoso della propria leggenda e della propria realtà. Che non può essere quella di un marito in via di separazione come altri, che per rabbia si affida a consigli legali e si getta in conflitti atomici. E finisce per mettere in piazza le baruffe intime e poco edificanti: ho sequestrato le borse griffate di Ilary, per farmi ridare i Rolex che mi ha rubato. Il Francesco veramente Francesco gioca la partita più difficile con lo schema dell’entrata a gamba tesa, dell’attacco a testa bassa, della spettacolarizzazione di un divorzio e il tutto stride rispetto al suo personaggio pubblico - che ha sempre vissuto con misura ed estrema consapevolezza il ruolo civico e nazionale - e rispetto alla sua indole e perfino alla sua arte. Nessuno si sarebbe aspettato che il Capitano, capace di smarcamenti raffinatissimi e di delicati “cucchiai”, e imprendibile per chi volesse provarci, finisse per consegnarsi alla clava del diritto matrimoniale da ultrà. 

Non è vero che Totti e Ilary sono due come noi. O almeno, lo sono nell’umanità e nei sentimenti che provano, nella pena di questa fase che tanti come loro attraversano o hanno attraversato o attraverseranno. E infatti, al netto degli sms da marito cornificato che Francesco poteva non mettere in piazza e consegnare alla morbosità del mondo, la sofferenza dell’uomo che si sente tradito e che cade in depressione, prima di rialzarsi grazie a una nuova relazione, rende Totti un umano come tutti gli altri. Ma lui è anche un sovrano. Che non ha il privilegio di potersi separare senza che nessuno se ne accorga e proprio questo handicap è quello che dovrebbe renderlo ancora più vigile, più responsabile, più guardingo e meno permeabile rispetto agli incitamenti ultrà. 

Insomma poteva uscire, ma finora non l’ha fatto, il Numero Dieci dal format del marito separato scagliato addosso alla sua consorte perché così si fa. No, un personaggio esemplare come Totti, per non dare il cattivo esempio, può fare l’opposto. Sottrarsi al conflitto più feroce e allo show più andante. Per dare il segno, a tanti padri e a tante madri che decidono di non stare più insieme, di come lo si possa fare senza incrudelire troppo sui figli che guardano, vivono e patiscono la fine del loro amore. 
La separazione è un crampo, è lo stomaco che si chiude, è il cuore che allo stesso tempo sanguina e si atrofizza, è un flop che coinvolge spirito e corpo in un cortocircuito che può essere smaltito in fretta, con un po’ di tempo o magari anche mai. C’è modo e modo di viverlo, dal punto di vista legale, e silenziare la rabbia poteva essere la maniera tottiana di esprimerla. 

La strategia muscolosa provoca invece un’escalation. Se Ilary aveva deciso di non parlare per tutelare i figli (come aveva annunciato anche Totti, peraltro), adesso potrebbe farsi intervistare da Silvia Toffanin a Verissimo. E si prevedono altri sconquassi. 
Proprio perché nel matrimonio Totti-Blasi ci abbiamo creduto un po’ tutti, ed è stata una bella favola nazional-popolare, la conclusione dovrebbe essere rispettosa di questa storia. E sta a Totti, ma anche a Ilary, non degradarla, in quanto la responsabilità sociale di Francesco - una sorta di santo laico per molti, rispettato ovunque per la sua coerenza, per l’attaccamento alla maglia, per la forza di resistere a offerte pluri-miliardarie pur di restare fedele alla sua città e all’universo della romanità - merita accortezze particolari. 

Rinfacciare urbi et orbi le corna a Ilary è solo una mossa degli avvocati, al fine di ottenere condizioni economiche più vantaggiose nella separazione. E questo sta trasformando Francesco da uomo di pace, da mediatore romano e romanesco, da ecumenico campione di sportività e di altruismo, in un combattente determinato a sbaragliare l’avversario. Ecco lo stile, non suo, che vediamo andare in scena. E speriamo che questo non sia un passo di non ritorno e che la guerra a cui Totti è stato spinto, ma potrebbe sempre dire di no, non diventi vantaggiosa soltanto per chi l’ha voluta cinicamente scatenare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA