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Luigi Sbarra*

La lettera/ Il salario minimo? Non è la soluzione

La lettera/ Il salario minimo? Non è la soluzione
di Luigi Sbarra*
4 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 07:14

Caro Direttore, 
nel nostro Paese c’è una questione  sociale che oggi più che mai ne incrocia una economica. Gli effetti della pandemia, sommati alle pesanti ricadute della guerra sui prezzi energetici e alimentari, caricano su lavoratori, famiglie e imprese un macigno di almeno 80 miliardi nel 2022. Si somma una dinamica reddituale che procede a passo di gambero da decenni e che fredda ancora di più il mercato interno. Spezzare questa spirale è un dovere etico ed una priorità di crescita. Per riuscire non ci si può affidare alla demagogia: bisogna guardare ai dati reali e costruire insieme una nuova politica dei redditi. Per questo chiediamo al Governo di convocare nei prossimi giorni sindacati e mondo dell’impresa.

L’incremento di salari e pensioni è una priorità che richiede due ordini d’intervento: uno emergenziale, l’altro strutturale. Sotto il primo profilo, bisogna rafforzare le misure del DL “Aiuti”. Il bonus di 200 euro è un ristoro positivo, ma non può risolvere il problema e va prorogato. Occorre allargare la platea dei beneficiari degli sconti in bolletta, consolidare e rendere permanente la riduzione delle accise sui carburanti, incrementare e redistribuire il prelievo sugli extra-profitti, reinvestire per intero l’extra gettito Iva, valutato uno scostamento di bilancio per sostenere il potere di acquisto di retribuzioni e pensioni. Pensiamo anche che vada introdotto un meccanismo che consenta alle fasce deboli acquisti di generi essenziali e di largo consumo in esenzione Iva. 

Quanto al piano strutturale, non è il salario minimo legale che ci porterà fuori dalle secche. Il tema del lavoro povero va affrontato con maggiori investimenti, relazioni industriali e contrattuali più efficaci, piena applicazione e maggiori verifiche sui contratti. Derive ideologiche e salari legali non porterebbero benefici: si rischierebbe invece di alimentare il sommerso, di strappare dai buoni contratti milioni di lavoratori e schiacciare i redditi medi verso il basso. Quello che va fatto – come afferma anche l’Europa –è estendere settore per settore il trattamento economico complessivo dei Ccnl maggiormente applicati. Contratti che, nel pubblico come nel privato, vanno rinnovati e innovati, con nuovi meccanismi di riallineamento all’inflazione reale.
Il tema è collegato a una politica occupazionale da rilanciare negli aspetti quantitativi e qualitativi, con riforme e investimenti rimandati da oltre vent’anni su formazione e politiche attive, politiche industriali ed energetiche, promozione all’innovazione e alla ricerca, consolidamento della dimensione e della struttura del nostro tessuto produttivo, sanità e pubblico impiego. C’è da guadagnare allo sviluppo il Sud, il più grande giacimento inutilizzato di crescita. In una parola, va fatta una grande operazione sulla produttività di sistema, alla quale va collegata la dinamica delle retribuzioni se non vogliamo consegnarci a spirali salari-prezzi che getterebbero benzina sul fuoco, come ha ben detto il Governatore Visco. 

Oggi abbiamo la possibilità di costruire insieme questo percorso, iniziando dalla governance partecipata delle risorse nazionali ed europee, da vincolare a obiettivi sociali e occupazionali, di trasparenza e legalità. Dobbiamo redistribuire, cominciando dalla leva fiscale che richiede un alleggerimento sulle fasce medio- popolari del lavoro, delle pensioni e delle imprese che assumono stabilmente, formano, investono su sicurezza e applicano i contratti. 

Gli assegni pensionistici vanno rivalutati e resi più pesanti anche con una riforma della previdenza che dia certezze ai giovani e introduca misure di flessibilità. Il governo riprenda subito il confronto politico per superare la legge Fornero. 

Su questi temi va aperto un cantiere-sviluppo partecipato, verso un Patto sociale che faccia progredire il Paese nella coesione, dando prospettiva lunga a innovazioni e investimenti, garantisca stabilità al corso riformista favorendo anche il cammino di un’Europa unita. La Cisl è pronta.

*Segretario Generale Cisl

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