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Luca Ricolfi
Luca Ricolfi

Decessi stabili/ Quei segnali che dicono che il virus non è vinto

di Luca Ricolfi
4 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Giugno 2021, 23:57 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 00:16

Da quando la campagna vaccinale è entrata nel vivo, e la mortalità ha cominciato a diminuire (circa due mesi fa), un sentimento di fiducia e di ottimismo ha progressivamente preso il posto dei fantasmi che ci avevano perseguitato nei mesi precedenti. La speranza di tutti è che le vaccinazioni siano sufficienti a sconfiggere l’epidemia, e che nel giro di qualche mese la vita possa tornare alla normalità, o quasi. 

Ma andrà così? Nessuno può saperlo, per almeno tre motivi. Primo, è impossibile prevedere con quali varianti dovremo fare i conti nei prossimi mesi e anni. Secondo, nessuno è stato ancora in grado di quantificare il rischio di trasmissione da parte dei vaccinati. Terzo, non sappiamo quanti verranno vaccinati, e in particolare se lo saranno anche i bambini.

Dunque la sconfitta del virus è nell’ordine delle possibilità, ma è difficile dire se si tratti di un’eventualità probabile oppure no. I motivi per essere ottimisti non mancano, ma ce ne sono anche per non esserlo affatto. 

Un primo motivo di preoccupazione viene direttamente dal Regno Unito, ossia dal Paese europeo in cui la campagna vaccinale è più avanti. Lì è da un po’ di settimane che l’epidemia ha smesso di regredire, e anzi alcuni indicatori sono in aumento. 

I decessi hanno cessato di diminuire, il quoziente di positività (nuovi infetti su test effettuati) è in aumento, e alcune stime di Rt sono prossime a 1.5, un livello quanto mai pericoloso. E’ possibile che la ragione stia nei comportamenti della popolazione, che ha abbandonato troppo presto le cautele, ma è più verosimile che la causa sia la diffusione massiccia (più del 70%) della variante indiana, ancora più contagiosa della variante inglese, che a sua volta era più contagiosa delle varianti precedenti.

E in Italia? In Italia tutto sembra andare per il meglio: meno morti, meno nuovi casi, meno ricoverati, quoziente di positività in discesa, Rt ampiamente sotto 1. Però ci sono anche alcune ombre. Il numero dei casi, ad esempio, sta scendendo anche perché si fanno sempre meno tamponi (presumibilmente in quanto ogni Regione compete con le altre per entrare in zona gialla o in zona bianca). Ma il dato più inquietante è la dinamica dei morti: sono scesi in modo regolare e molto pronunciato per 8 settimane, ma nell’ultima settimana hanno bruscamente smesso di diminuire. Può essere una fluttuazione statistica, ma non è detto. Non si deve scordare, infatti, che sulla mortalità al momento agiscono due potentissimi fattori di contenimento: l’aumento del numero di persone vaccinate, l’aumento del tempo trascorso all’aperto. Se, nonostante questi due fattori, il numero di decessi non cala, vuol dire che ci sono importanti controtendenze che elidono i benefici delle vaccinazioni e della bella stagione.

La variante indiana, anche qui da noi? Direi proprio di no, visto che le stime più recenti la danno sotto il 3% (contro il 70% del Regno Unito). Molto più plausibile, e confermato dai dati di mobilità di Google, è che lo stallo dei decessi, tuttora compresi fra 50 e 100 persone al giorno, sia dovuto a un generale abbassamento della guardia da parte della popolazione, rassicurata dal miglioramento degli indici e dal buon andamento della campagna di vaccinazione.

Dobbiamo preoccuparci? Per ora non troppo, secondo me. Ma per questo autunno sì. Perché il vero pericolo non è che l’epidemia esploda nell’estate, ma che riprenda vigore non appena il clima sarà di nuovo favorevole al virus. Nulla esclude che il cocktail “autunno + nuove varianti” torni a metterci a dura prova. In quel caso sarà decisivo essere pronti su tutti i fronti che abbiamo lasciato sguarniti fin qui: sequenziamento, tamponi molecolari, cure domestiche, rafforzamento dei trasporti, messa in sicurezza delle scuole.

Ma lo siamo? Stiamo facendo tutto ciò che occorre per evitare di essere presi di nuovo alla sprovvista? Direi proprio di no. E la cosa più sorprendente è che le forze politiche che, quando erano all’opposizione, non perdevano occasione per ricordare al governo Conte i suoi ritardi e le sue inadempienze, ora restino sostanzialmente silenti, come se la mera presenza di Draghi bastasse a garantirci una ripresa autunnale sicura, al riparo dai rischi di una risorgenza dell’epidemia. 
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