Massimo Martinelli
Massimo Martinelli

Modello Meloni/ La coerenza di Giorgia e le salite da superare

di Massimo Martinelli
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Martedì 27 Settembre 2022, 00:13

Cosa farà adesso? Se lo chiedono tutti, in Italia e nel resto d’Europa, persino in Russia e negli Stati Uniti. Gli occhi del mondo su Giorgia Meloni. Perché ha ribaltato il tavolo delle convenzioni. Perché è riuscita, donna minuta, dove hanno fallito uomini politicamente strutturati e solidamente sostenuti da lobby dalle caratteristiche più diverse.

«Cosa farà adesso» è una domanda che nasconde alcuni timori fantasiosi (amplificati dalla campagna elettorale), che riguardano la collocazione dell’Italia in Europa e i rapporti con alcuni Paesi: la Francia e la Germania da una parte, l’Ungheria dall’altra. Ci si chiede anche: che fine farà la linea atlantista dell’Italia, la sua solida collocazione all’interno della Nato, la politica di globalizzazione portata avanti da Mario Draghi? La risposta, probabilmente, lascia aperto un altro scenario ben più impegnativo. Vediamo.

Giorgia Meloni ha costruito il successo, che qualcuno - senza enfasi - ha definito storico, partendo da lontano. Da quando nessuno immaginava che lei accarezzasse il progetto più alto per chiunque ami la politica: guidare l’esecutivo del suo Paese. Giorgia Meloni ci pensava da anni. E da anni ha puntato su un tratto distintivo che avrebbe caratterizzato la sua figura: la coerenza. Ha sempre detto quello che poi ha fatto. E ha sempre rifiutato i compromessi, ad esempio restando fuori dai governi dell’ultima legislatura. Avrebbe potuto sedersi al tavolo di Conte quando c’era anche Salvini, e poi di Draghi, per ottenere magari un paio di dicasteri. Ha preferito portare avanti il suo sogno, e ha avuto ragione. Ha studiato molti dossier, ufficialmente come (unica) leader dell’opposizione, ma sapendo che un giorno le sarebbe stato utile sapere tutto di pandemia, di Ucraina, di debito pubblico, di Pnrr etc etc. 

Poi ha chiarito quale fosse la sua posizione sul passato della destra italiana, anche per interrompere il monotono attacco degli avversari politici che in campagna elettorale demonizzavano il pericolo nero. E allora ecco Giorgia Meloni chiarire che l’antifascismo è un valore fondante della Repubblica. Ma - coerentemente con la sua storia - eccola dire che la fiaccola dal simbolo non si toglie «perché a noi piace immaginarci come quella frase di Tolstoj sulla fiaccola che ne accende un’altra e si trovano accese mille fiaccole, così un cuore ne accende un altro e si trovano accesi milioni di cuori».

È in questo modo che ha conquistato la stragrande maggioranza di quel 26 per cento che ha preso sia alla Camera che al Senato. Partiva dal 4,4 per cento del 2018 e se guardiamo i numeri possiamo capire l’eccezionalità della performance. Giorgia Meloni non ha un partito tentacolare come il Pd, non ha maggiorenti locali che le portano pacchetti di tessere elettorali, non “compra” voti promettendo benefit che non potrà distribuire. Anzi, a Bagnoli, in uno dei territori dove è maggiormente diffuso il reddito di cittadinanza, nell’ultimo comizio ha guardato in faccia i ragazzi che erano davanti a lei e ha scandito: «Le persone povere non devono restare povere per sempre. Devono migliorare e acquisire una tranquillità economica. Lo devono fare con il lavoro. Se do il reddito per dieci anni ad una persona povera, tra dieci anni sarà ancora tale. Se do un lavoro ad una persona povera, tra dieci anni avrà costruito qualcosa».

Per una serie di motivi che attengono a quel modo tutto sangue, cuore, passione di “essere Giorgia”, che lei rivendica, gli interrogativi fioriti durante la campagna elettorale (sui quali i suoi avversari politici hanno costruito il loro fallimento politico), tutti quegli interrogativi – dicevamo - hanno risposte rassicuranti. Non ci sarà limitazione dei diritti, né divieto di aborto. Resteremo saldamente in Europa e in seno alla Nato, continueremo a sostenere gli aiuti all’Ucraina convinti che la Russia abbia commesso una violazione gravissima dei trattati e continueremo ad avere eccellenti rapporti con Francia e Germania, che impareranno presto che gli italiani sono maggiorenni, possono esprimere una preferenza elettorale in maniera responsabile e non c’è bisogno che dall’estero qualcuno si preoccupi di lanciare allarmi. A meno che dietro quegli allarmi non ci sia la preoccupazione per la fine del trattamento di favore garantito in precedenza per le speculazioni in terra italica.

Già dalla prossima settimana, smaltita la sbornia elettorale, gli italiani capiranno che la vera missione che Giorgia Meloni vuole portare a termine riguarda la stabilità del Paese, che pure si trova nel guado della crisi energetica e appesantita dai problemi strutturali dell’economia, dall’evasione fiscale al debito pubblico, con i fondi europei del Pnrr che stanno arrivando e che ancora non sono interamente impegnati in capitoli di spesa. È un percorso ripido, su per un sentiero che lei ha testardamente cercato. Gli italiani le hanno consegnato un assegno di fiducia in bianco, adesso sta a Giorgia Meloni mostrare la differenza che passa tra una meteora politica e una statista che lascia il segno nella storia d’Italia. I suoi elettori sono convinti che ce la farà. 

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