Giovanni Castellaneta

Non solo Ucraina: il ruolo dell’Europa tra Biden e Putin

di Giovanni Castellaneta
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Giovedì 9 Dicembre 2021, 00:44 - Ultimo aggiornamento: 00:54

Tra prove di dialogo, linee rosse da definire, e divisione trilaterale del potere globale. È lungo questi tre assi che si è svolto il primo faccia a faccia (seppur virtuale, ma considerata la quarta ondata pandemica ci si deve accontentare) tra Joe Biden e Vladimir Putin.

Un incontro molto atteso ma forse poco risolutivo, a causa della grande distanza che si è creata negli ultimi anni tra Stati Uniti e Russia e che vede ormai i due Paesi competere tra loro secondo schemi di aperta rivalità. Vediamo dunque di analizzare sinteticamente questi tre “assi”.

Cominciamo dal dialogo: è ormai chiaro da tempo che lo “spirito di Pratica di Mare”, che con il summit Nato-Russia del 2002 aveva portato Mosca molto vicino ai partner euro-atlantici favorendone anche un’entrata stabile e costruttiva nel G8, non esiste più. Tuttavia, l’invasione della Crimea nel 2014 rimane tuttora un vulnus scoperto che impedisce alle due parti di ridefinire la propria relazione bilaterale su nuove basi improntate a dinamiche cooperative. Nonostante ciò, la presa di coscienza da parte di entrambi gli attori della rilevanza assunta dalla rispettiva controparte sul piano globale, ha permesso che questo vertice si potesse svolgere. Parlarsi al livello più alto (quello dei Capi di Stato) è fondamentale, così come mantenere canali di comunicazione aperti ai livelli meno politici e più operativi in modo da gestire le tensioni bilaterali ed evitare pericolose escalation che portino a conseguenze non volute. Del resto, le posizioni di partenza di entrambi gli attori sono ben definite se si guarda sia dalla parte degli Stati Uniti che da quella della Russia. Da un lato, gli Usa hanno il dovere di proteggere gli alleati europei (e in particolar modo quelli orientali) da possibili azioni ostili commesse da Mosca; quest’ultima, dall’altra parte, sta sviluppando una sorta di sindrome da “accerchiamento” in seguito al ritrovato impegno americano in Europa dopo quattro anni di sostanziale disimpegno sotto Trump. Il dialogo – pur difficile – può dunque servire ad evitare misure di reciproca ritorsione che, peraltro, vedrebbero l’Europa nel mezzo: nuove sanzioni contro la Russia potrebbero infatti essere seguite ad esempio da tagli (o interruzioni) alle forniture di gas naturale. Chi ne ha davvero voglia?

E veniamo qui al secondo punto, quello delle linee rosse. Si tratta di un aspetto molto delicato che Biden deve ponderare con grande attenzione, ricordandosi ad esempio che proprio il suo “ex-capo” Obama era rimasto “vittima” delle sue stesse dichiarazioni nel caso della Siria, evitando di prendere provvedimenti estremi anche dopo l’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad. Oggi, il Presidente Usa dichiara che la Nato non accetterà ulteriori invasioni o sconfinamenti russi in territorio ucraino, dopo che il territorio del Donbass è – di fatto – una nuova provincia russa e la Crimea è stata ufficialmente annessa. Tuttavia, Biden non dimentica certo che l’Ucraina non fa parte della Nato e, nonostante Kiev abbia fatto richiesta di adesione, è ancora ben lungi dal possedere i requisiti necessari. Si tratta dunque di trovare un equilibrio su un filo molto sottile, bilanciando la necessità di sostenere il governo filo-occidentale di Zelensky e gli alleati dell’Ue che confinano con la Russia, con l’importanza di evitare “minacce” a cui gli Usa non sarebbero poi in grado di dare seguito effettivo. Ecco dunque perché occorre tornare ancora alla casella di partenza, ovvero quella del dialogo.

Infine, non va dimenticato che sullo sfondo del vertice Biden-Putin c’è ovviamente la situazione internazionale, che vede ormai una tripartizione del potere militare tra Usa, Russia e Cina. Nemmeno i rapporti tra Mosca e Pechino sono idilliaci, come dimostra ad esempio il contrasto in Asia centrale dove la Cina si sta espandendo fortemente negli ultimi anni con la sua Nuova Via della Seta. Eppure, l’accerchiamento della Cina da parte degli Usa, con la partecipazione di Regno Unito e Australia con la nuova alleanza AUKUS, sta portando ad un riavvicinamento con la Russia. Dunque, Biden farebbe meglio a cercare aree di compromesso con Putin, evitando di spingere Mosca sempre più vicina a Pechino.

Entrano qui in gioco due considerazioni. Innanzitutto, bisogna tenere presente che la Russia è attiva su molti fronti di crisi e instabilità internazionale: dalla Libia alla Siria, attraverso la propria marina militare , Mosca è sempre più influente nel Mediterraneo. Cercare una collaborazione che porti ad una stabilizzazione della regione sarebbe auspicabile da parte degli Stati Uniti, dato l’interesse comune che entrambi gli Stati hanno verso questa regione. E, in questo senso, Europa e Italia potrebbero giocare un ruolo importante nel favorire un raffreddamento delle tensioni, poichè gli Usa nell’ultimo decennio hanno sostanzialmente delegato ai propri alleati europei la gestione delle crisi nel Mediterraneo. L’adozione di una posizione più profilata ed assertiva dell’Ue in politica estera passerà nei prossimi anni proprio da questo banco di prova: assumere un ruolo di attivo equilibrio nella relazione Washington-Mosca potrebbe essere un fattore determinante per aumentare il peso di Bruxelles a livello geopolitico, con grandi vantaggi per l’Italia che nel Mediterraneo ha la sua proiezione naturale. 
 

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