Gianfranco Viesti
Gianfranco Viesti

Il nodo delle risorse/La chiarezza che serve sull’attuazione del Recovery

di Gianfranco Viesti
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Martedì 4 Gennaio 2022, 00:53

L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è certamente un esercizio inedito, estremamente complesso: e questo va tenuto ben presente nel valutarla. Non è però un semplice processo tecnico-amministrativo, o di mero rispetto delle scadenze concordate con la Commissione Europea: la precisa definizione di ciò che si farà con le diverse misure, la scelta dei soggetti attuatori e i criteri per il riparto delle risorse implicano scelte politiche di grandissima importanza. 


Dispiace il livello ancora assai insufficiente delle informazioni disponibili: il sito ufficiale del Pnrr, “Italia Domani”, nonostante sia stato un po’ arricchito, somiglia ancora molto più ad un canale di comunicazione che ad uno strumento per analisi in profondità. Ma per quanto si può vedere, i provvedimenti che si stanno succedendo a valanga nelle ultime settimane, destano alcune perplessità.

Una parte di esse sono relative al merito di ciò che si farà. Una domanda fra le tante possibili: quale è il modo migliore per assicurare l’impiego ottimale, guardando al futuro, dei 1600 milioni previsti per “partenariati di ricerca” che dureranno solo tre anni, creando migliaia di nuove posizioni precarie? Il mondo universitario pare più interessato a ritagliarsi una fetta della torta che a discutere se, quanto e come questa misura potrà produrre un potenziamento strutturale della ricerca italiana.
Una parte rilevante delle preoccupazioni riguarda l’impatto territoriale del Piano, perché, come è noto, il Pnrr interviene con taglio settoriale. Chi e dove ne beneficerà è tutto da vedere: in alcuni casi i Ministeri stanno provvedendo a riparti, in molti altri si è privilegiato lo strumento dei bandi per le amministrazioni locali (oltre che per i privati). L’effettiva allocazione territoriale delle risorse dipenderà dai criteri utilizzati e dall’esito dei bandi, e la si conoscerà solo con il tempo.


Il Pnrr destina al Mezzogiorno il 40% delle risorse “territorializzabili”, cioè circa 82 miliardi. Ma, come mostrato su queste colonne già dal 6 luglio scorso, scorrendo il Piano solo 22 miliardi sono individuati con certezza: gli 82 sono frutto di una previsione (e di un impegno) del Governo che al termine del processo di attuazione, e a seguito dell’effettiva realizzazione degli interventi, si raggiunga questa cifra. Cosa possibile ma non garantita. Il punto è che mancano nel Pnrr criteri politici che condizionino le risorse disponibili in favore del riequilibrio territoriale: si dice che si investiranno 4,6 miliardi in nuovi asili nido, ma non si dice mai che essi si faranno dove non ci sono. A metà luglio il Governo ha improvvisamente emendato un proprio decreto inserendo una clausola (che non c’è nel testo del Piano) che impone di destinare in tutte le misure il 40% al Mezzogiorno.

Scelta importante. Ma che non ha risolto tutti i problemi. Perché in alcuni casi nel Pnrr ci sono già percentuali differenti; perché il 40% non garantisce sull’equità territoriale d’insieme dell’intero Piano: sull’allocazione delle risorse all’interno del Sud, ma anche su una sufficiente copertura di altre aree meno forti del Paese, specie nelle regioni del Centro. Soprattutto perché una percentuale uguale per tutte le misure, non può sostituire gli indirizzi politici che non ci sono: ad esempio equilibrare il diritto dei bambini piccolissimi ad avere un posto disponibile nell’asilo nido. Il 40% al Sud in questo caso è del tutto insufficiente. Il punto non dovrebbe essere “garantire i soldi al Sud”, ma individuare precisi e condivisi obiettivi di riduzione delle disuguaglianze e di rilancio dello sviluppo in tutto il Paese.


Nei provvedimenti attuativi, come si legge negli articoli pubblicati ieri su questo giornale, si sta procedendo in modo piuttosto differenziato. Esempi ce ne sono anche tanti altri: basti pensare a come sono state allocate fra le Regioni i 2,4 miliardi proprio per gli asili nido lo scorso 30 novembre: per tre quarti tenendo conto del valore massimo di copertura (il 43,9% della Valle d’Aosta) e per un quarto tenendo conto del numero di tutti i bambini al 2035, indipendentemente dalla copertura. Due parametri del tutto nuovi, che non trovano riscontro in nessun obiettivo di legge e per i quali non è stata fornita giustificazione; e che determinano l’allocazione al Sud del 55% delle risorse, cioè la stessa percentuale del precedente, criticatissimo, riparto; e palesi squilibri interni al Sud a danno delle regioni più grandi, in primis la Campania. 


Per favorire il successo del Piano, la sua effettiva capacità di ridurre le disuguaglianze generazionali, di genere e territoriali, è indispensabile una attenta discussione tecnica e politica su tutti questi aspetti. Il Governo ha trasmesso al Parlamento lo scorso 23 dicembre la prima Relazione sull’attuazione del Pnrr: un testo relativamente scarno, di non semplice utilizzo (dato che ad esempio non contiene i rimandi elettronici, i “link”, ai tanti decreti che elenca), e che contiene affermazioni sorprendenti come quelle sull’alta velocità ferroviaria di cui si è discusso su queste colonne. Sarà fondamentale capire come e quando, e con quali supporti tecnici e quali approfondimenti, il Parlamento ne discuterà.

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