Giulio Maira

Messaggi ambigui/ Cannabis legale, un pericolo per i più giovani

di Giulio Maira
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Martedì 12 Luglio 2022, 00:01

Negli ultimi decenni l’abuso di alcol e droghe, anche in età precoce, è diventato una vera e propria malattia sociale, un’epidemia culturale, come l’ha definita Silvio Garattini. La cannabis è la sostanza psicoattiva più prodotta e consumata nel mondo: ne fa uso il 4% della popolazione adulta. In Italia la usano 5.9 milioni di italiani, tra cui più del 30% dei ragazzi e quasi il 21% delle ragazze; 90mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano e 150mila un uso problematico. Il 21% degli studenti utilizzatori è a rischio di sviluppare dipendenza. Il 12% dei ricoveri ospedalieri per droghe è dovuto ad intossicazioni da cannabis. 
Questi primi dati cominciano a farci capire che la cannabis non può essere considerata una droga innocua. 
Va segnalato come la cannabis sativa, da cui sono ottenute l’hashish e la marijuana, quella contenente il principio psicoattivo THC (Delta-9-tetra idrocannabinolo), che aveva in passato 1.5-4% di THC, adesso può contenerne fino al 76%. Per non parlare dei cannabinoidi sintetici, da 5 a 80 volte più potenti della cannabis naturale.
Essendo una sostanza chimica con effetti psicotropi, la cannabis agisce legandosi ad alcuni recettori cerebrali (CB1) su cui agiscono normalmente gli endocannabinoidi, molecole di grande importanza per alcune funzioni cognitive complesse, quali memoria, apprendimento, emozioni e pianificazione dei comportamenti. Il sistema endocannabinoide è inoltre essenziale per i processi di maturazione del cervello; per questo l’uso di prodotti della cannabis può essere particolarmente pericoloso durante le fasi in cui più intenso è lo sviluppo cerebrale, e cioè la gravidanza e l’adolescenza. Nei paesi occidentali la cannabis è tra le droghe illecite più abusate dalla donna incinta. L’uso in gravidanza è stato collegato a pericoli per la sopravvivenza del neonato, con forte preoccupazione per gli effetti sullo sviluppo a lungo termine del cervello dei bambini.
Nei giovani, fino al raggiungimento dell’età adulta, l’effetto della cannabis potrebbe rallentare o compromettere il normale processo evolutivo, con deficit comportamentali e cognitivi, e una riduzione fino a 10 punti del QI. Si è osservata, inoltre, un’associazione aumentata tra consumo di cannabis e rischio psichiatrico. 
I disturbi legati all’assunzione abituale di cannabis, sono stati analizzati da una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo, il New England Journal of Medicine (NEJM, 2014), e ripresi dall’American Academy of Pediatrics e da numerose altre riviste scientifiche: 1. Riduzione della memoria a breve e lungo termine e del QI. 2. Disturbi della coordinazione motoria e della capacità di reazione durante la guida (incidenti stradali). 3. Aumento di impulsività e diminuzione della capacità critiche di giudizio, specie nei disturbi latenti della personalità. 4. Dipendenza in 9 consumatori su 100. 5. Alterazioni dello sviluppo cerebrale nell’embrione, nel feto e nei giovani. 6. Aumento del rischio di disordini psichici fino alla schizofrenia. 7. Rischio aumentato di ospedalizzazione per ictus cervello/cuore, anche mortali. 

L’uso di cannabis porta inoltre a una maggiore disponibilità psicologica ad usare altre droghe. Non per nulla è la prima droga utilizzata da chi ha sviluppato una grave tossicodipendenza. 
Si parla di progetti di legalizzazione di questa sostanza basandoli su una sua presunta innocuità e mancanza di dipendenza. Come abbiamo visto, i dati scientifici ci dicono che non è così e che non esiste distinzione tra droghe leggere e pesanti.
La legalizzazione, come in tutti i paesi in cui è stata approvata, avrebbe effetto solamente per persone adulte e, comunque non eliminerebbe il mercato clandestino. Alla vendita illegale ricorrerebbero gli adulti in cerca di sostanze a più alto potere psicotropo di quelle vendute legalmente, ma soprattutto le categorie meno protette, i giovani, ai quali sarebbe, giustamente, vietato l’accesso alla cannabis legale. 
Soprattutto nei giovani, la legalizzazione eliminerebbe un deterrente psicologico, quello della droga pericolosa per la salute: sarebbe un messaggio devastante per la legalità e i tanti anni di lavoro di prevenzione. Se lo Stato non lo vieta, allora vuol dire che si può fare! 
La vera questione della legalizzazione è che lascia indifesi i più giovani. La lotta alla cannabis deve essere vista, non solo come contrasto alla malavita, ma, principalmente, come mezzo per preservare i giovani, che sono il futuro del nostro paese, quello ancora sano, da proteggere. L’età più delicata comincia con i 12 anni, quando si comincia a uscire da soli. Gli spacciatori si trovano fuori dalle scuole, all’angolo di un bar, nel web. A quell’età si è ancora fragili, non è ancora del tutto sviluppata la parte razionale del cervello, ed è più facile che si ceda alle lusinghe dei più grandi: provare non costa nulla e lo fanno tutti. Lasciare gli spacciatori all’angolo delle scuole significa non interrompere mai quella catena che, dall’approccio iniziale alla droga “per gioco”, porta al consumo diffuso nella società e ad un alto numero di ragazzi tossico-dipendenti. E il primo anello di questa catena si spezza anche con un’azione che miri a togliere dalla mente dei nostri figli due assunti sbagliati: quello che esistano droghe “leggere” e quello che senza lo “sballo” non ci si diverta. Quindi, facciamo prevenzione occupandoci dei nostri giovani e proteggendoli, ma nel contempo facciamo una lotta spietata contro i malfattori che inondano il nostro paese di droghe, combattendo tutte le droghe. 
Uno dei rischi legati alla legalizzazione è che, nel momento in cui la vendita della cannabis diventa legale, si allenti la campagna di prevenzione e di lotta allo spaccio, come previsto in alcuni disegni di legge. 
Ricordiamoci che l’art. 32 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

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