Italia sulla Luna e su Marte: dai moduli abitabili ai rover, Leonardo e Thales Alenia leader nella nuova splorazione spaziale

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Paolo Ricci Bitti
Italia sulla Luna e su Marte: dai moduli abitabili ai rover, Leonardo e Thales Alenia leader nell'esplorazione spaziale

Igloo antiradiazioni cosmiche, rover, lander, sonde orbitanti, bracci robotici, bovindo ovvero cupole, moduli abitabili, strutture per le stazioni spaziali, trapani per il carotaggio del terreno: passa per il "made in Italy" la nuova corsa alla Luna pensando allo stesso tempo a Marte. Fra le stelle da soli si va poco lontano, ma la forza del comparto aerospaziale italiano scorre potente negli accordi firmati in questi giorni in occasione  del Congresso Astronautico Internazionale (Iac-International Astronautical Congress) che chiude la 71esima edizione ribattezzata 'Cyber Space Edition'. L'Italia in viaggio per la nuova frontiera delle esplorazioni spaziali fa squadra muovendosi su più fronti a cominciare da quello con l'Agenzia Spaziale Europea (di cui l'Agenzia spaziale italiana è terza contribuente) sempre più alleata con la Nasa.

Crescono ancora, insomma, i numeri delle nostre aziende aerospaziali che, grazie a 7mila tecnici altamente specializzati in 600 imprese con un fatturato di quasi 3 miliardi di euro e il coordinamento dell'Agenzia spaziale italiana, è in prima linea nella space economy mondiale che oggi vale 340 miliardi che diventeranno 4mila in un decennio.

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L'orizzonte disegnato dal Dg dell'Esa, Jan Woerner per il prossimo ventennio è fatto di esplorazione umana e robotica e le destinazioni sono tre: Stazione Spaziale Internazionale, Luna e Marte. All'ultimo round dell'Iac 2020, una versione tutta digitale per l'emergenza coronavirus, si incrociano gli obiettivi dell'Esa con quelli della Nasa e Woerner ne parla con l'amministratore dell'ente spaziale statunitense Jim Bridenstine. Il confronto si allarga a giovani professionisti ed ai loro progetti, agli hardware e alle attività d'impresa di una space economy sempre più incandescente e con contratti milionari in cui il nostro Paese ha un ruolo da leader. All'Iac un tour virtuale porta a Thales Alenia Space di Torino, negli stabilimenti italiani dove nascono moduli del Gateway lunare, al 'Mars Yard' di Airbus D&S in UK, a Milano dove Leonardo mostra come progetta e sviluppa robot sempre per esplorare la Luna e Marte.

 

 

Un rinascimento tecnologico in pieno allestimento proprio quando la vecchia via allo spazio continua comunque a macinare missioni tipo quella odierna della Soyuz decollata dal cosmodromo di Baikonour in Kazakhstan con a bordo un equipaggio composto da un'astronauta della Nasa e due cosmonauti. Il lancio è avvenuto dopo un stretta quarantena e la missione durerà 177 giorni per realizzare 76 esperimenti scientifici. L'equipaggio è composto dalla statunitense della Nasa Kate Rubins e dai russi Sergey Ryzhikove Sergey Kud-Sverchkov dell'agenzia spaziale russa Roscosmos

Le aziende italiane che andranno sulla Luna e su Marte

Thales Alenia Space, joint venture fra Thales e Leonardo, svilupperà due moduli principali per la futura stazione in orbita cislunare - Lunar Orbital Platform - Gateway (LOP-G). Si tratta, specifica una nota di Thales, di I-HAB (International Habitat), il modulo dove verranno ospitati gli astronauti ed Esprit, il modulo per le comunicazioni e il rifornimento. Questi due moduli costituiscono il contributo europeo al Gateway. La prima tranche del contratto I-HAB, (del valore di 36 milioni, l'importo globale è di 327 milioni) è stata firmata con l'Agenzia Spaziale Europea. Lo sviluppo di Esprit, invece, è già iniziato grazie all'Autorizzazione a Procedere e la relativa firma del contratto prevista entro la fine di quest'anno. Gateway, l'infrastruttura orbitale lunare che prevede un equipaggio a bordo, è uno dei pilastri del programma Artemis della Nasa, progettato per riportare l'uomo sulla Luna entro il 2024.

 

I contratti milionari annunciati oggi e firmati da Thales Alenia Space, la joint venture fra tra Thales (67%) e Leonardo (33%), per le future missioni sulla Luna e su Marte «sono figli degli investimenti fatti dall'Italia alla ministeriale Esa di Siviglia», sono le ricadute industriali che nascono «dalla buona governance spaziale italiana». A dirlo, intervistato dall'Adnkronos, è l'amministratore delegato di Thales Alenia Space, Massimo Comparini, commentando l'annuncio dei due nuovi contratti per Tas per le future missioni su Luna e Marte. «L'Italia -osserva Comparini- sta investendo nelle attività spaziali e l'industria italiana risponde bene con tutta la sua filiera: da una parte con tecnologie maturate negli anni, ora guardando anche al futuro con nuove tecnologie». «Basti pensare che qualche mese fa abbiamo avuto un contratto da Axiom per Thales per lo studio della prima stazione spaziale commerciale» indica ancora Comparini.

 

Una casa italiana sulla Luna

«Non so se accadrà, ma l'Italia potrebbe, con la tecnologia e l'esperienza acquisita, costruire un modulo» spaziale che sia la 'prima casà per l'uomo sulla Luna. Non lo esclude, l'ad di Thales Alenia Space Italia, Massimo Claudio Comparini, intervistato dall'Adnkronos. Senior Executive Vice President Osservazione, Esplorazione e Navigazione in Thales Alenia Space, Comparini evidenzia che con «il modulo lunare l'I-Hab utilizziamo tutta l'esperienza acquisita per i moduli realizzati e installati sulla Iss e con il cargo Cygnus» e «siamo pronti ad evolvere la nostra tecnologia».

 

Thales Alenia Space è stata inoltre scelta da Airbus come partner nella missione Mars Sample Return. L'esperienza e la tecnologia di Tas contribuiranno quindi all'Earth Return Orbiter che riporterà sulla Terra campioni del Pianeta Rosso. La joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), ha infatti firmato con Airbus Defence and Space, prime contractor del programma, l'Autorizzazione a Procedere (Atp) per contribuire allo sviluppo dell'Earth Return Orbiter (Ero), elemento chiave della missione Mars Sample Return, che verrà realizzata attraverso una cooperazione internazionale guidata dalla Nasa. La prima tranche del contratto di circa 11 milioni di euro coprirà le prime attività di sviluppo e progettazione, mentre il valore contrattuale globale è di circa 130 milioni di euro.

Scelta da Airbus come partner nella missione Mars Sample Return, Thales Alenia Space sarà responsabile per la fornitura del Sistema di Comunicazione, costituito dagli elementi che consentiranno la trasmissione dei dati tra la Terra, la sonda Ero e Marte; la progettazione del fondamentale Orbit Insertion Module (Oim) e la relativa architettura termo-meccanica, di propulsione ed elettrica; l'assemblaggio, integrazione e test (Assembly Integration and Testing - Ait) del modello di volo del satellite Ero e degli elementi che lo compongo, nelle sue camere pulite di Torino e Tolosa La sonda Earth Return Orbiter è composta dal modulo di ritorno - Return Module e dal modulo di inserzione in orbita marziana, l'Orbit Insertion Module. Il Return Module contiene il payload della Nasa dedicato alla cattura dei campioni marziani una volta in orbita attorno a Marte, al successivo isolamento e consegna a Terra. L'Orbit Insertion Module è un elemento aggiuntivo del satellite che abilita la propulsione chimica per l'inserimento del veicolo spaziale nell'orbita di Marte. Questo modulo, sottolinea Thales Alenia Space, «è di fondamentale importanza in quanto consentirà la riduzione della velocità del veicolo spaziale, permettendo alla gravità marziana di catturare l'Ero, inserendolo in un'orbita stabile». Quando la manovra sarà completata con successo, l'Oim verrà rilasciato dal Rm consentendogli di risparmiare massa in vista del ritorno sulla Terra. Leonardo è ampiamente coinvolta nelle missioni di esplorazione di Marte, dalle missioni ExoMars 2016 e 2022 fino al programma Mars Sample Return. In quest'ultimo, Leonardo sta studiando e progettando i due bracci robotici che raccoglieranno e trasferiranno i campioni marziani sul Veicolo di Ascesa - Mars Ascent Vehicle (Mav).

Leonardo

Anche il colosso italiano dell'aerospazio Leonardo è al lavoro per realizzare i bracci robotici per missione Nasa-Esa Mars Sample Return prevista nel 2026. Leonardo ha infatti siglato un contratto con Airbus per la fase di studio avanzata (Advanced B2) del braccio robotico del Sample Fetch Rover (Sfr) dell'Esa ed ha ottenuto dall'Agenzia Spaziale Europea il finanziamento per proseguire lo studio del Sample Transfer Arm (Sta) per il lander della Nasa. Leonardo, «anche grazie all'importante contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana, è quindi coinvolta nello studio di due elementi della missione 2026 della campagna Mars Sample Return, il braccio del rover e quello del lander» sottolinea l'azienda aerospaziale italiana. Per entrambi, Leonardo è ora impegnata a progettare i rispettivi sistemi robotici di acquisizione e manipolazione dei campioni. Il braccio robotico del rover Sfr, il cui consorzio industriale è guidato da Airbus UK, dopo una fase iniziale di studio e testing, entra ora nella fase avanzata di progettazione e sviluppo del primo prototipo (breadboard) per dimostrare le elevate capacità del sistema. Si tratterà di un braccio a 6 gradi di libertà estendibile fino a circa 110 cm e di un gripper, ovvero una pinza, con tanto di sistema di controllo. 

 

L'Sta del lander Nasa è invece, spiega ancora Leonardo, un braccio più complesso, con 7 gradi di libertà che supera i 200 cm di estensione e entra ora nella fase di sviluppo del breadboard. In questo caso, Leonardo «è responsabile di un consorzio industriale internazionale incaricato anche della progettazione dell'elettronica di controllo, del software e del sistema di visione». Entrambi i bracci si basano sull'esperienza maturata nella realizzazione dei modelli Delian e Dexarm, sviluppati da Leonardo, tuttora considerati standard di riferimento nel mercato spaziale europeo. Il colosso italiano vanta inoltre una forte conoscenza nel settore delle trivelle spaziali, progettate per missioni quali Rosetta, ExoMars e Luna-27. Per Msr, Leonardo contribuirà anche all'Earth Return Orbiter (Ero) attraverso Thales Alenia Space (joint venture tra Thales 67% e Leonardo 33%) che sarà responsabile della fornitura del sistema di comunicazione che consentirà la trasmissione dei dati tra Terra, Ero e Marte. Progetterà inoltre l'Orbit Insertion Module e gestirà la fase di Assembly Integration and Test (Ait) per il modello Proto-Flight della sonda Ero.

 

Insieme agli accordi con l'Esa, l'Italia accellera anche sul fronte americano  

«Sono particolarmente felice di poter firmare, per conto dell'Italia, gli Artemis Accords. Una firma storica perché apre un nuovo, entusiasmante capitolo nell'esplorazione spaziale, dopo 50 anni dal primo sbarco sulla Luna. Questo documento permetterà a noi e alle generazioni future un'esplorazione pacifica, sicura e sostenibile dello spazio con il fine di migliorare la vita sulla Terra». Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per lo spazio Riccardo Fraccaro durante la firma degli Artemis Accord stipulati con la Nasa, nella persona dell'amministratore Jim Bridenstine, e altri 6 Paesi (Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito). «Con la firma di oggi ratifichiamo il comune impegno per il ritorno della presenza umana sulla Luna, stavolta in maniera stabile, ma anche per andare oltre, verso Marte», ha aggiunto.

«“La partecipazione dell’Italia all’ambizioso programma Artemis per il ritorno sulla Luna è strategica per lo sviluppo dell’industria nazionale. Lo dimostra l’accordo che affida a Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo, la realizzazione dei moduli I-Hab ed Esprit per il Gateway lunare. È il primo, grande passo del viaggio dell’Italia verso la Luna. Come Governo - aggiunge - abbiamo lavorato con il massimo impegno per garantire all’Italia un ruolo di primo piano nella nuova corsa allo spazio. Già dalla ministeriale di Siviglia abbiamo puntato molto su un settore che rappresenta la nuova frontiera dove si misura sempre di più la competitività dei Paesi. La recente firma del Joint Statement e degli Artemis Accords con gli Stati Uniti per il nostro Paese rappresenta un’occasione senza precedenti per contribuire da protagonisti alla nuova era dell’esplorazione spaziale. Con l’obiettivo di assicurare una permanenza stabile sulla Luna e in prospettiva anche su Marte il programma Artemis offre un ventaglio enorme di opportunità che l’Italia potrà cogliere a pieno. Lo spazio rappresenta il volano per lo sviluppo economico, tecnologico e scientifico ed è per questo - conclude Fraccaro - che continueremo a lavorare con la volontà di garantire al nostro nostro Paese il ruolo di leadership che gli spetta in questo settore».

Gli accordi, relativi al ritorno dell'uomo sulla Luna, fanno seguito all'intesa bilaterale tra Italia e Stati Uniti siglata il 25 settembre e definiscono nel dettaglio i principi e gli obiettivi della missione. «L'Italia - ha aggiunto Fraccaro - ha costruito in circa 50 anni una solida e concreta collaborazione internazionale nel settore dell'esplorazione dello spazio. Con la firma di oggi ratifichiamo il comune impegno per il ritorno della presenza umana sulla Luna, stavolta in maniera stabile, ma anche per andare oltre, verso Marte. Grazie all'esperienza e alle tecnologie della nostra industria vogliamo fare la nostra parte perché tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile».

 

La firma del documento, ha detto ancora Fraccaro, «è un punto di partenza e non di arrivo, ci auguriamo che tanti altri Paesi si uniranno a noi nell'attuazione dei principi contenuti negli Artemis Accords. L'esplorazione dello spazio è una sfida che va affrontata insieme per il bene dell'umanità. Una sfida civile, commerciale e scientifica che richiede grande senso di responsabilità per assicurare una prospettiva di lungo termine alle attività spaziali. Tutti i programmi legati allo spazio devono avere come unico obiettivo quello di portare benefici all'intera umanità. E' un impegno che assumiamo nei confronti delle nuove generazioni con la consapevolezza - ha concluso Fraccaro - che il nostro futuro può dipendere dallo sviluppo della conoscenza e dalla cooperazione pacifica, non solo sulla Terra ma anche nello spazio».

 

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano esprime «grandissima soddisfazione per la firma degli Artemis Accords, una tappa fondamentale che rappresenta un avanzamento tangibile dopo 50 anni dal primo sbarco sulla Luna». È quanto si legge in una nota della Farnesina. Gli Artemis Accords, firmati per parte italiana dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Riccardo Fraccaro con l'Amministratore della National Aeronautics and Space Administration (NASA), Jim Bridenstine, ed i rappresentanti degli altri Paesi Partner (Australia, Canada, Giappone, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito) fanno seguito alla firma il 25 settembre scorso della dichiarazione congiunta sul rafforzamento della cooperazione bilaterale Italia-Usa. Si tratta di un documento di grandissimo rilievo per il futuro del settore spaziale italiano e consolida al nostro Paese il posto in prima fila nel nuovo programma d'esplorazione spaziale della Nasa Artemis. Intitolato alla dea greca della luna crescente, Artemide, sorella gemella di Apollo, il Programma Artemis punta a riportare entro il 2024 gli umani sulla Luna, nella prospettiva della successiva conquista di altri corpi celesti (a partire da Marte). Il nuovo programma spaziale promosso dagli Usa è fortemente basato sulla cooperazione internazionale e mira a favorire lo sfruttamento delle risorse dello spazio esterno, con evidenti ricadute per l'indotto industriale dei Paesi partecipanti.

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