Salario minimo per legge, la frenata di Giorgetti: «Rischio distorsioni». Orlando replica: «Serve un compromesso»

Dopo l’ok alla direttiva Ue, la questione tiene banco all’assise di Confcommercio. Sangalli: «No a scorciatoie, serve un patto»

Salario minimo per legge, la frenata di Giorgetti: «Rischio distorsioni». Orlando replica: «Serve un compromesso»
di Giusy Franzese
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Giovedì 9 Giugno 2022, 00:30

Il salario minimo entra di prepotenza all’assemblea annuale di Confcommercio. E d’altronde non poteva essere altrimenti visto che l’appuntamento si è tenuto il giorno dopo l’approvazione della direttiva europea in materia. Ne parla il presidente Sangalli nella sua relazione, e ne parlano tutti gli ospiti in platea. Con un comune denominatore: il problema di garantire salari più alti in grado di fronteggiare l’inflazione, non si risolve con una legge, ma spingendo sulla contrattazione nazionale. Dal palco Carlo Sangalli mette in guardia da «scorciatoie pericolose». I bassi livelli dei salari italiani - sostiene - sono dovuti alla «crisi di lungo corso della produttività e alla debolezza della crescita». Più che una legge sul salario minimo, quindi, Sangalli propone «un patto», basato «sulla valorizzazione erga omnes dei trattamenti economici e del welfare contrattuale previsti dai contratti collettivi». Sangalli precisa di riferirsi ai «contratti collettivi stipulati da chi realmente rappresenta il mondo del lavoro ed il mondo delle imprese».

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Musica per le orecchie del leader Cisl, Luigi Sbarra, che da tempo suggerisce la strada del rafforzamento della contrattazione collettiva per i salari e più in generale del patto sociale. Sbarra fa notare come «l’accordo Ue per quanto riguarda l’Italia incoraggia lo sviluppo della contrattazione collettiva». 
Un’impostazione condivisa dai rappresentanti del centrodestra in seno al governo presenti in sala. La pensa così il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta: «Non abbiamo bisogno del salario minimo per legge perché le nostre relazioni industriali sono sufficienti per salvaguardare le categorie più deboli. Non abbiamo bisogno di ulteriori derive stataliste e di rigidità». Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ritiene che il salario minimo possa essere «una risposta opportuna lì dove esistono situazioni da sanare, ma vede anche la possibilità di «distorsioni» da una legge . 

In realtà anche a sinistra si frena sulla legge. Lo stessa proposta del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sul Tec (trattamento economico complessivo) più che a una legge punta a un accordo con le parti sociali: «La Direttiva Europea ci lascia molte margini e molte strade diverse, percorriamo quella che ha una maggioranza parlamentare, una condivisione tra le forze sociali» dice Orlando. Aggiungendo: «L’unica cosa che non si può fare è rimanere fermi, perché significa far crescere contratti pirata e far sprofondare ancora di più lavoratori, attualmente già in una condizione di povertà sotto i colpi dell’inflazione».
L’argomento resta caldissimo e divide i partiti di maggioranza (i cinquestelle sono fermamente convinti che un intervento normativo sia indispensabile) ma anche i sindacati. Il leader Cgil, Maurizio Landini, spiega nuovamente la sua posizione: si alla legge sul salario minimo, ma anche a una legge sulla rappresentanza per «sancire l’efficacia dei contratti nazionali di lavoro ed evitare gli accordi pirata». 

 

Il caro-energia

Ovviamente, pur tenendo banco, non è soltanto il salario minimo a concentrare l’attenzione dell’assemblea di Confcommercio. Ci sono «gli insopportabili costi energetici» che rischiano di fare al settore del commercio e dei servizi ancora più male della pandemia. Di qui la richiesta di un tetto al prezzo del gas. C’è il mostro inflazione che le stime dell’associazione dei commercianti fissano al 6,3% e che porterà i consumi a tornare ai livelli pre-pandemici soltanto nel 2023 (per il Pil quest’anno Confcommercio prevede +2,5% con una correzione al rialzo dello 0,4%). C’è la delega fiscale. C’è il turismo del quale «nelle politiche pubbliche, si parla troppo poco». E c’è la concorrenza, compresa quella per le concessioni balneari, che è benvenuta purché crei «un mercato più trasparente per non lasciare facile campo all'abusivismo e alla regola, non del più capace, ma del più furbo.

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