Inps, l’errore: sgravi solo all’Umbria, le Marche in rivolta

Inps, l errore: sgravi solo all Umbria, le Marche in rivolta
di Umberto Mancini
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Martedì 18 Agosto 2020, 00:28 - Ultimo aggiornamento: 11:39

Ci mancava anche il caso Umbria per l’Inps. Prima inserita tra le Regioni meridionali destinatarie degli sgravi fiscali previsti dal Decreto Agosto, come scritto nero sui bianco nella relazione tecnica, e poi, nella serata di ieri, di nuovo esclusa perché fuori dai parametri fissati dal ministero dell’Economia. Un errore grossolano che, secondo i rumors di Palazzo, sarebbe stato commesso proprio dai tecnici dell’Istituto previdenziale guidato da Pasquale Tridico. Una svista che ha mandato su tutte le furie, tanto per usare un eufemismo, quelli del Mef che si sono accorti dello sbaglio subito dopo Ferragosto. E che dopo il pasticcio sono corsi ai ripari mandando in Gazzetta l’errata corrige. Una mossa obbligata ma sotto certi aspetti tardiva. Visto che le Marche, mai comprese nel novero delle regioni svantaggiate, avevano chiesto a gran voce lo stesso trattamento riservato agli umbri dal decreto di Agosto.


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La rivolta


Una vera rivolta capeggiata dai rappresentanti politici locali che da Italia Viva. «Nelle Marche - ha spiegato Ettore Rosato, vice presidente della Camera - c’è la più vasta area colpita dal terremoto del Paese, vanno quindi estese a queste zone le misure previste nel decreto di agosto, assurdo non farlo». Insomma, una vera bufera per avere la par condicio con l’Umbria. Tutto inutile perché in serata è arrivata la doccia fredda, lasciando tutti scontenti. 
Ma cosa è accaduto tra Inps e Mef? Nella relazione tecnica, messa a punto dall’ente previdenziale, l’Umbria era stata inserita a sorpresa tra le quelle interessate dal taglio del costo del lavoro. Una platea ampia, circa 3 milioni di lavoratori, in cui campeggiava la Regione dell’Italia centrale proprio in virtù dei dati su Pil pro capite e del tasso di occupazione. Peccato però che quest’ultimo dato, dopo il controllo effettuato al Tesoro, fosse superiore al dato medio della Ue e quindi non compatibile con i requisiti per ottenere la decontribuzione. Per l’Inps quindi l’ennesimo scivolone dopo quello, certamente più grave, del bonus concesso ai parlamentari che ha suscitato un vespaio di polemiche.

Ad usufruire della misura fiscale, che riguarderà il periodo ottobre-dicembre 2020, ma che potrebbe essere estesa e diventare strutturale nel 2021 saranno quindi Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna. La riduzione del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro si applicherà su una media mensile di monte retributivo di 4,9 miliardi. Per i tre mesi, si legge sempre nella relazione tecnica, la misura «ha un costo di poco meno di 1,6 miliardi al netto di 340 milioni di effetti positivi in termini di gettito Ires e Irpef». Difficile dire se, viste le pressioni per inserire anche Umbria e Marche, il decreto possa essere modificato in fase di conversione, ampliando così la platea delle Regioni destinatarie degli sgravi.
 

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