FIDUCIA

Il report di Bankitalia: «Meno rischi per il sistema Paese, ma investitori ancora diffidenti»

Venerdì 22 Novembre 2019
Ignazio Visco, governatore di Bankitalia
I rischi per la stabilità finanziaria in Italia «si sono leggermente attenuati negli ultimi mesi», grazie all'affievolirsi delle tensioni sul mercato dei titoli pubblici e del miglioramento delle condizioni del mercato obbligazionario privato. Ma la guardia deve restare alta: le fiammate registrate dallo spread ad agosto e nei giorni scorsi «indicano che la fiducia degli investitori verso il paese è ancora fragile». È un bilancio in chiaroscuro quello delineato della Banca d'Italia che nel "Financial Stability Report" autunnale.

Sotto accusa ancora una volta «l'elevato debito pubblico», ma anche «il quadro macroeconomico» in deterioramento. A riguardo si evidenzia come per gli operatori professionali censiti in ottobre da Consensus Economics, il Pil dovrebbe ristagnare nell'anno in corso e crescere dello 0,4% nel 2020. Questi i due fattori di «vulnerabilità» che secondo Via Nazionale espongono l'intera economia «ai rischi connessi con un riacutizzarsi delle tensioni sui mercati».

E la situazione internazionale non aiuta, anzi. «Le controversie commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina e i rischi che le posizioni protezionistiche si inaspriscano anche in altre aree geografiche hanno - scrive palazzo Koch - ripercussioni negative». Se le variabili interne sono molto difficili da gestire qualcosa in più si potrebbe fare in casa propria, per esempio eliminando una volta per tutte il salvagente dei rialzi Iva. Gli obiettivi del Governo per i prossimi anni «poggiano ancora in misura rilevante sul gettito derivante» dalle clausole di salvaguardia, la cui attivazione è stata rinviata di manovra in manovra, ricorda la Banca d'Italia. «Dissipare tempestivamente l'incertezza» connessa al possibile venire meno di quelle entrate rafforzerebbe la «fiducia», è il suggerimento.

Quanto alla politica dei tassi bassi, il rapporto pur rimarcandone i benefici scorge effetti poco desiderabili. Il pericolo, spiega, sta nello spingere gli investitori «a ricercare maggiori rendimenti in attività rischiose e incentivare l'accumulazione di livelli eccessivi di debito». Inoltre se la fase si prolunga si potrebbe andare a comprimere «la redditività delle banche e delle compagnie di assicurazione».

Tornando però alla situazione di oggi in Italia le note positive non mancano. «Continua la riduzione della rischiosità degli attivi delle banche italiane, attraverso la cessione dei crediti deteriorati e politiche di erogazione dei prestiti molto selettive», si evidenzia. E poi lo spread è migliorato, a parte i balzi dovuti alla crisi del governo giallo verde in estate e alle bufera innescata sull' Ilva a novembre. Rispetto alla fine di aprile «si è ridotto, passando da 240 a circa 160 punti base. Ciò non toglie che si tratti comunque di un valore ancora superiore a quello degli analoghi titoli spagnoli e portoghesi. Da fuori intanto apprezzano: »nei primi sei mesi del 2019 gli investitori esteri hanno effettuato ingenti acquisti netti di titoli pubblici italiani e la quota da loro detenuta è aumentata di oltre due punti percentuali, al 24%«
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