Expo 2030, Massolo: «Partita ancora aperta, l’Italia intera tifa Roma»

Il presidente del Comitato Roma 2030: «Convinti della forza del nostro progetto»

Expo 2030, Massolo: «Partita ancora aperta, l Italia intera tifa Roma»
di Francesco Bechis
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Domenica 26 Novembre 2023, 01:59 - Ultimo aggiornamento: 09:38

Due giorni al momento della verità. Martedì a Parigi si deciderà il vincitore di Expo 2030. Roma si batterà «fino all’ultimo», dice Giampiero Massolo, ambasciatore e presidente del Comitato Roma Expo 2030.

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 Ambasciatore, che chance ha la Capitale?
«Sarà una battaglia durissima, senza esclusione di colpi, noi ci batteremo fino all’ultimo minuto. Andiamo a Parigi convinti della forza del nostro progetto». 


Che campagna è stata?
«Lunga e faticosa, ma entusiasmante: ne usciamo a testa alta, con l’orgoglio di un lavoro ben fatto. Abbiamo incassato un sostegno trasversale. Dal Nord al Sud del mondo, dagli Usa al Brasile. Anche l’Ue è scesa in campo e ha reso quella di Roma una vera candidatura europea. Secondo il Bie (Bureau international des expositions) il nostro progetto è il migliore per concezione e sostenibilità.


La concorrenza è forte. La candidatura saudita si può ancora battere?
«Il vantaggio saudita per il primo voto è rilevante. Probabilmente non sufficiente per consegnare a Riad una vittoria al primo turno, per la quale servono i due terzi dei voti del Bureau. A quel punto si apre una seconda partita». 


Il ballottaggio finale. Qui l’Italia si gioca il tutto per tutto?
«Faremo di tutto per esserci e ampliare i consensi. Dovremo fare i conti con la concorrenza della Corea del Sud, temibile anche per il sostegno delle grandi aziende coreane alla candidatura. Che vinca il migliore».


Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri si è scagliato contro gli eventi comprati con i “petrodollari”. E’ il metodo saudita?
«Ogni Paese fa il suo interesse, ma c’è modo e modo.

Se questa diventasse la logica dominante non solo per un Expo ma per la comunità internazionale, sarei molto preoccupato». 


Insomma c’è un problema di fair play?
«C’è un problema di metodo. Alcuni Stati ci hanno confermato di aver preso un impegno con la concorrenza già nel 2020. Quando l’Italia non aveva neanche deciso di candidarsi e di certo non esisteva alcun progetto. Evidentemente sono richieste di voto che rispondono a transazioni. Investimenti finanziari pubblici, secondo il modello saudita, o come nel caso coreano investimenti di grandi gruppi industriali».


E cosa non funziona?
«Bisogna solo mettersi d’accordo. Vogliamo una comunità internazionale tutta fondata sul criterio della transazione? Se così fosse, il passo sarebbe breve. Oggi l’Expo, i Mondiali di calcio, le Olimpiadi. Domani si potranno acquistare i seggi nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu». 


In cosa consiste invece la ricetta italiana?
«È la ricetta di una grande democrazia europea. Non propone singoli investimenti ma partnership durature. Vogliamo dimostrare da qui al 2030 quello che la comunità internazionale può fare se gli Stati lavorano insieme». 


La Francia però voterà per i sauditi. C’è rammarico per questa decisione?
«Più che rammarico, perplessità. Se vuole contare, l’Unione deve restare unita. Rompere quest’unità sulla candidatura di una città europea significa togliere credibilità all’Ue. E questo ha un costo che va oltre l’Expo». 


Qual è il vero punto di forza del progetto di Tor Vergata?
«È pensato per lasciare una grande eredità alla Capitale. Non solo il più grande parco solare in Europa, ma un’imponente cittadella della scienza e della tecnologia nel quadrante Sud-Est di Roma, dove ci sono grandi centri di ricerca e le università. Daremmo agli Stati partecipanti la possibilità di lasciare nel cuore di una grande capitale europea le loro installazioni permanenti». 


Insomma, niente cattedrali nel deserto.
«Al contrario, l’Expo non è una fiera: deve far crescere la Nazione ospitante e tutta la comunità internazionale. La nostra Expo fa proprio questo: abbiamo stimato la creazione di un valore di 50 miliardi da qui al 2030. Infrastrutture, mobilità, turismo: favorirebbe la rinascita della città e della sua periferia, ma anche della nazione intera».


Il governo vi ha sostenuti fino all’ultimo?
«Non ci siamo mai sentiti soli. Anzi, abbiamo concordato ogni mossa con il governo. Tutte le istituzioni – dalla Presidenza del Consiglio alla Farnesina, dal Quirinale al Comune e alla Regione – hanno sostenuto compatte Expo Roma 2030. Insieme al mondo delle aziende, dell’università e ricerca, delle ong, delle organizzazioni della società civile, in generale dell’opinione pubblica italiana. Ci siamo mossi insieme, passo passo. Ne sono grato».


Ora l’ultimo sprint. Qual è la strategia per i giorni finali?
«Stiamo ancora girando per le capitali. E intanto continua la campagna a Parigi dove si trovano molti dei delegati del Bie che voteranno martedì. Vale la pena concludere quel che abbiamo iniziato. Comunque vada, resterà la lezione di un Paese che ci ha creduto e ha accettato la sfida. Resterà un sistema di solidi rapporti all’estero, un’idea di comunità internazionale che non risponde solo alla legge del più forte o del più ricco».
 

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