Consob, per Savona si rafforza il nodo incompatibilità

Domenica 3 Febbraio 2019 di Marco Conti
Alla fine a palazzo Chigi sono convinti di aver trovato l'uovo di colombo e che la risposta a due problemi non facili sia una soluzione semplice: nominare Paolo Savona alla Consob. I due problemi, al quale se ne è poi aggiunto anche un terzo, sono l'insofferenza dell'attuale ministro delle Politiche Comunitarie a stare in un governo che non sente più come suo, e riempire la casella dell'Authority di Borsa scoperta da settembre, quando l'attuale maggioranza giallo-verde ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Mario Nava.

LO SCAMBIO
Il terzo problema che si è aggiunto è la voglia di una parte del M5S di piazzare Marcello Minenna, ex assessore della giunta Raggi, al vertice della Consob. Un'idea che il senatore Nicola Morra continua ad accarezzare nel nome del «governo del cambiamento», ma che sconta un problema di conflitto d'interessi visto che su Minenna pendono dodici ricorsi presentati da altrettanti colleghi che contestano la sua nomina a direttore. Malgrado a settembre il governo aveva promesso di voler chiudere la faccenda in tempi brevi, la questione è ancora aperta ma poi l'accelerazione dell'altro ieri con il vicepremier Luigi Di Maio che spinge per Savona e promette una soluzione in settimana e il collega Matteo Salvini - che volle Savona al governo - il quale finge di lavarsene le mani dicendo che «Minenna va bene, Savona benissimo». L'arrivo di Savona alla Consob permetterebbe al M5S di incassare la presidenza dell'Inps. Tito Boeri è infatti in scadenza e al suo posto dovrebbe andare Pasquale Tridico, il professore che molto ha aiutato di Maio a rendere praticabile il Reddito. Nel frattempo il diretto interessato continua a schernirsi dicendo «non chiedete a me». Anche se poi ammette che «ogni tanto mi arriva qualche proposta che mi rimette in circolo, a cui io non sono in grado di reagire a sufficienza». L'ultima «proposta» fatta all'ottantaduenne ministro sembra essere uscita dal cilindro di Conte ed è condivisa dal Quirinale anche se rischia di aprire un problema politico, legato a chi prenderà il posto di Savona al ministero, e un altro di ragione tecnico.

GLI OSTACOLI
Nell'attuale governo la delega alle Politiche Comunitarie non ha mai assunto un vero e proprio peso. A Bruxelles Savona è andato una volta in otto mesi e nella trattativa con la Commissione sulla legge di Bilancio non ha toccato palla. Nomi realistici di possibili successori non ne circolano ancora ed è possibile che sia Conte ad assumere l'interim in attesa delle elezioni europee che potrebbero ridisegnare gli equilibri interni alla maggioranza. Più spinosi i rilievi tecnici e legislativi secondo i quali, sostiene il Dem Filippo Sensi, «Savona non è candidabile» «ai sensi dell'articolo 2 della legge 215 del 2004». Sensi fa riferimento alla norma contenuta nella legge Frattini che stabilisce l'incompatibilità tra le cariche di governo e incarichi in enti di diritto pubblico come la Consob. Il comma 4 di quell'articolo dispone esplicitamente che «l'incompatibilità perdura per dodici mesi dal termine della carica di governo nei confronti di enti di diritto pubblico, anche economici, nonché di società aventi fini di lucro che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta».

Una norma che però potrebbe essere interpretata a favore di Savona se si considera l'attuale delega del ministro e che a suo tempo sia l'azzurro Vegas (Consob) che il Pd Soro (Privacy), hanno assunto cariche simili direttamente dal governo e dal Parlamento. Anche la previsione contenuta nella legge Madia sulla Pa, che vieta ai pensionati pubblici di assumere incarichi a meno che non siano onerosi può essere rispettata qualora Savona decida di fare come Ugo Zampetti. L'attuale segretario generale del Quirinale svolge infatti senza percepire compenso il suo attuale incarico. Come ultimo ostacolo resta la partecipazione di Savona al fondo speculativo inglese Euklid dal quale si è dimesso ad ottobre ma restando socio. Nel frattempo la possibile nomina ottiene il via libera di Alessandro Di Battista che prima dice di non voler entrare «in queste partite», ma poi si sbilancia e dice che «personalmente, come cittadino, una persona come Savona a capo della Consob mi tutelerebbe moltissimo». L'endorsement è tanto più importante perché il grillino non cita Minenna e, per sponsorizzare Savona, usa più o meno lo stesso concetto sfruttato da Beppe Grillo un paio di settimane fa («Minenna è una garanzia per i cittadini»).
Preso dal suo possibile nuovo incarico, ieri Savona ha trovato il modo di ribadire fedeltà alla moneta unica: «Sono arrivato alla conclusione che dell'Europa e del mercato comune ne abbiamo assolutamente bisogno, e l'euro è un aspetto indispensabile». E' fatta, forse.
  Ultimo aggiornamento: 08:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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