Borse Usa tra inflazione e corsa dei tassi: sale il rischio recessione

Jerome Powell, presidente della Fed, ha detto che la Banca centrale statunitense «non esiterà a continuare ad alzare i tassi d’interesse, finché l’inflazione non scenderà».

Spettro recessione a Wall Street
di Roberta Amoruso
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Giovedì 19 Maggio 2022, 18:56

Non si ferma la frenata degli indici Usa con il Dow Jones e lo S&P 500 che hanno registrato la peggiore seduta dal giugno 2020, con cali rispettivamente del 3,57% e del 4,04%, mentre il Nasdaq ha perso il 4,73%. A preoccupare gli investitori è sempre l’inflazione, che sta pesando sui conti di molte società, come stanno dimostrando le trimestrali. Jerome Powell, presidente della Fed, ha detto che la Banca centrale statunitense «non esiterà a continuare ad alzare i tassi d’interesse, finché l’inflazione non scenderà». Powell ha ribadito che un aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base sarà sul tavolo della Fed anche alle riunioni di giugno e luglio, se l’economia andrà avanti come previsto, dopo il rialzo di mezzo punto percentuale deciso durante l’ultima riunione. Powell ha poi voluto rassicurare gli investitori, affermando che un “soft landing”, ovvero un atterraggio morbido, «è possibile» per l’economia statunitense. La segretaria al Tesoro statunitense, Janet Yellen, ha affermato di non aspettarsi una recessione negli Stati Uniti, malgrado la fiammata dei prezzi dell’energia e la guerra in Ucraina, giudicando l’Europa «più vulnerabile». Yellen ha però notato che ci sono «effetti stagflazionistici» in tutto il mondo.

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AUMENTA IL RISCHIO RECESSIONE?

Secondo il team di analisti economici di Goldman Sachs il rischio di una recessione in America nei prossimi due anni è aumentato del 35%[1]. Al momento, le condizioni monetarie sono ancora accomodanti, il quadro economico è relativamente robusto e l’inversione degli anni dieci del duemila si è conclusa. In effetti, guardando alla curva dei rendimenti dei Treasury tra i bond a 10 anni e quelli a 3 mesi - che è l’indicatore di una recessione più accurato - continua a essere molto ripida. Dai grafici, fa notare Andrew Lake, Head of Global Fixed Income di Mirabaud AM, è difficile vedere un calo così rapido nei prossimi 10-12 mesi, ma che dire del mondo reale e dell’impatto dell’inflazione sui margini delle società? Cosa ci porterebbe a una recessione nel 2023? Il consenso di solito si sbaglia, e la grande domanda è se stiamo sottovalutando la rapidità dell’impatto sulla crescita sia dell’inflazione sia della reazione ad essa delle Banche centrali, rispetto a quello che stiamo già prezzando.

ESISTONO ALTERNATIVE A QUESTO SCENARIO?

Siamo di fronte a una stagflazione (inflazione e crescita più lenta) o l’economia USA sarà in grado di resistere al numero di rialzi dei tassi previsti e già prezzati, portando così a un calo dell’inflazione nel 2023 e a un graduale rallentamento? Al momento sembra essere questa la questione principale, dice l’esperto. L’INCERTEZZA Il punto è che non lo sappiamo. Guardando al 2021 si pensava che il decennale raggiungesse il 2,00% entro l’anno, ma non è mai successo. Da allora sono state superate la maggior parte delle previsioni sull’andamento dei titoli decennali per il 2022, che erano state formulate nel gennaio 2021. Si può affermare che è in arrivo una recessione e che è la conseguenza di un errore di politica monetaria, come si può affermare che l’inflazione potrebbe raggiungere il suo picco e che assisteremo a un rallentamento, ma niente di più. La questione veramente importante non è se ci sarà una recessione, ma la sua durata e gravità. È questo che guiderà i mercati.

PICCO ALLE SPALLE?

Ci sono sufficienti elementi per ritenere che nei prossimi 12 mesi inizieremo a vedere attenuarsi alcune delle pressioni inflazionistiche. Potremmo assistere a un indebolimento della domanda dei consumatori a causa dell’inflazione, oppure a una riduzione dei margini aziendali e quindi della redditività a causa dell’aumento dei costi di produzione. In ultima analisi questo porterà a una razionalizzazione dei costi, che implicherà anche una riduzione dei posti di lavoro. Questo di per sé determinerà un tetto ai salari e quindi alla domanda. In questo contesto, le aziende più deboli e con una leva finanziaria maggiore saranno a rischio. È interessante notare che il mercato sta già valutando fino a 9 rialzi dei tassi entro il prossimo anno, già prezzati dalle obbligazioni sensibili alla duration (investment grade e high yield). Qui vediamo delle opportunità.

UNA CRESCITA GLOBALE DEBOLE

Secondo un’analisi di Bloomberg, l’aumento dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari porta quasi sempre a un rallentamento della crescita con un ritardo di 12-18 mesi. Niente di particolarmente controverso, ma con la riduzione del reddito disponibile dei consumatori e l’aumento dei tassi di interesse, il rallentamento dell’attività potrebbe accelerare. Secondo Bloomberg, le vendite di camion negli Stati Uniti hanno iniziato a diminuire. E considerato che il 65% delle merci negli Stati Uniti viene trasportato su gomma, questo potrebbe indicare un calo dell’attività. Detto questo, molti fattori negativi sono già stati prezzati nell’obbligazionario. Secondo i dati di Bank of America, a metà aprile i rendimenti da inizio anno dei titoli investment grade erano a -10,5%, con un distacco di soli 2 punti rispetto ai minimi toccati nei 45 anni di storia degli indici BofA: gennaio-aprile 1980 (-11,5% quando l’economia statunitense in recessione aveva un’inflazione del 14,5%) e agosto-ottobre 2008 (-14,3% dopo il fallimento della Lehman Brothers). Questo ci dà essenzialmente più fiducia nel fatto che la maggior parte dei fattori negativi è già stata prezzata dalle obbligazioni investment grade e high yield con rating più elevato. Se l’inflazione dovesse iniziare a diminuire a causa del calo del petrolio, dei lockdown in Cina o di una riduzione dell’attività (o di una combinazione di tutti e tre i fattori), questo tipo di obbligazione offre opportunità interessanti. le prospettive Quest’anno il dollaro USA continuerà ad essere forte rispetto all’euro e ad altre valute. L’Europa continuerà a essere vulnerabile al conflitto in Ucraina, a causa della militarizzazione della questione energetica. Di conseguenza, la volatilità dei mercati continuerà ad essere elevata. La domanda dei consumatori statunitensi è ancora repressa, nonostante continui a essere forte, per cui la nostra attenzione è concentrata sulla spesa per i servizi. Ciò significa che l’inflazione potrebbe rimanere elevata e persistente per un po’ più di tempo del previsto, alimentando le aspettative che i tassi d’interesse continuino a salire nel breve termine. Riteniamo che si stia sopravvalutando il numero di rialzi dei tassi e che quindi si stia iniziando a vedere valore in alcune aree del reddito fisso.

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