Gian Carlo Blangiardo, Istat: «Con il coronavirus fino a 123 mila morti in più nel 2020»

Gian Carlo Blangiardo
di Luca Cifoni
3 Minuti di Lettura
Domenica 26 Aprile 2020, 02:23 - Ultimo aggiornamento: 12:14

Tra 34 mila e 123 mila morti in più nel 2020, rispetto all'anno precedente, a seguito dell'esplosione dell'epidemia di coronavirus. La previsione viene da Gian Carlo Blangiardo, che oltre a essere presidente dell'Istat è un autorevole docente di Demografia.

I dati che ignoriamo/Le condizioni che servono per ripartire in sicurezza - di Luca Ricolfi
Coronavirus, Lombardia: rallentano i contagi, calano i morti e i ricoveri
Covid-19 Italia, bollettino: prosegue calo malati (-680), 63120 guariti (+2622), 26384 morti (+415). Positivo 3,7% dei tamponi: mai così pochi

In un intervento pubblicato sul sito dell'istituto lo studioso parte dai primi dati elaborati in queste settimane dallo stesso Istat, che vedono a partire del mese di marzo un fortissimo incremento della mortalità, soprattutto tra gli anziani residenti al Nord. In particolare in sono stati presi in esame 5.069 Comuni in cui l'aumento dei decessi complessivi nel periodo considerato è stato del 41%, mentre a gennaio e febbraio era stata registrata una diminuzione, sempre rispetto ai corrispondenti mesi del 2019, dell'8-9 per cento.
 



Bruschi rialzi della mortalità, a parte i periodi bellici, si possono trovare nella storia del nostro Paese. Ad esempio nel 1956, a causa di un'ondata di freddo e dell'influenza, e nel 2015, sempre a causa dell'influenza (aggravata dal calo delle vaccinazioni) e poi da un'estate torrida. In entrambi i casi l'incremento fu di circa 50 mila morti. Ben più grave, ricorda Blangiardo, è quel che avvenne nel 1918 con l'epidemia di "spagnola", a cui sono stati attribuiti circa 600 mila decessi.

Guardando a questi precedenti (ma la situazione attuale non è paragonabile a quella del 1918 se non altro per il salto scientifico e tecnologico che si è verificato nel frattempo), il presidente dell'Istat valuta diversi possibili aumenti della probabilità di morte tra le classi di età dal sessantesimo anno in poi. E disegna di conseguenza otto diversi scenari: da quello più grave, con una situazione aggravata fino a novembre, a quello più favorevole, che ipotizza il rientro alla normalità in tre mesi. Si va quindi da un massimo di 123 mila a un minimo di 34 mila morti in più nell'anno, passando per una serie di possibilità intermedie. L'incremento della mortalità porta con sé un calo dell'aspettativa di vita alla nascita, che oscillerebbe, sempre considerando i due scenari estremi, da -1,4 a -0,42 anni.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA