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Benzina, prezzi alle stelle: nel mirino accise e tasse (che pesano oltre la metà)

Il governo studia la sterilizzazione dell’Iva, ma i partiti chiedono misure più incisive

Benzina, prezzi alle stelle: nel mirino accise e tasse (che pesano oltre la metà)
di Francesco Bisozzi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Marzo 2022, 00:09 - Ultimo aggiornamento: 13:34

Prezzi del carburante in orbita e fari puntati sulle accise. In Italia, dove quasi il 90 per cento delle merci viaggia su strada, il rally del petrolio, con verde e diesel ormai sopra i due euro al litro sulle strade tricolori, rischia di causare un blocco generalizzato delle attività produttive. Anche Confindustria chiede di premere l’acceleratore sulla defiscalizzazione per riportare quanto prima i prezzi alla pompa di benzina a livelli tollerabili. Altrimenti, calcola viale dell’Astronomia, complice il caro energia e la carenza di materie prime, il sistema industriale potrebbe ritrovarsi costretto a chiedere 400 milioni di ore di cassa integrazione. Lo sguardo ora è rivolto alla legge di conversione del decreto bollette. Su un punto quasi tutti i partiti convengono: «Sono necessarie risorse aggiuntive». D’accordo Palazzo Chigi. Gli interventi sui costi dell’energia, ha detto il premier Mario Draghi, non sono sufficienti.

LE RILEVAZIONI

Per quanto riguarda la benzina, la strada più facile da imboccare resta quella di una sterilizzazione dell’Iva, ma a fronte dell’acuirsi delle tensioni internazionali non è escluso che vengano adottate misure più incisive. I prezzi: la media del diesel servito viaggia verso i 2,1 euro al litro, e si avvicina ai 2 euro nella modalità self, mentre la verde continua a salire ed è ormai stabile sopra i 2,1 euro nel rifornimento con servizio. Le accise, ricorda Assoutenti, pesano per il 55% su ogni litro di benzina venduto in Italia e per il 52% sul gasolio. Contro gli aumenti record dei prezzi di benzina e diesel, FdI, Forza Italia e Lega chiedono di sfoltire le accise.

I gestori di Faib Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc e Anisa Confcommercio propongono il ritorno della cosiddetta accisa mobile, che consente da una parte di sterilizzare gli aumenti dell’Iva (oggi maggiori di 7 centesimi al litro rispetto solo a due mesi fa) e dall’altra di creare un minimo di stabilità per famiglie e operatori economici. Ieri l’Irlanda ha annunciato un taglio temporaneo delle accise applicate su benzina e diesel, con una riduzione di 20 centesimi per litro di benzina e di 15 centesimi per il diesel. In Italia si contano 19 accise sui carburanti. Che, tra le altre cose, sono servite a finanziare la guerra in Etiopia, la crisi di Suez, la ricostruzione del dopo Vajont, il Salva Italia del 2011 e il decreto Fare del 2014. In pratica, queste fonti di gettito riempiono vecchi salvadanai impolverati, come quello per la missione Onu in Bosnia o quello per il rinnovo del contratto per gli autoferrotranvieri del 2004. Scardinare questo sistema non è però così semplice ed è per questo che il governo starebbe ragionando su una sterilizzazione almeno parziale dell’Iva sui carburanti, ossia a valere sull’Iva aggiunta rispetto agli aumenti.

IL MECCANISMO

Dall’inizio dell’anno, in poco più due mesi, un litro di benzina è rincarato di oltre 23 cent, +13,6%, pari a 11 euro e 68 cent per un pieno di 50 litri, 280 euro su base annua. Un litro di gasolio è aumentato di oltre 24 cent, +15,4%, 12 euro e 20 cent a rifornimento, equivalenti a 293 euro annui. In pressing sul governo anche le associazioni dei consumatori. «Chiediamo una riduzione di 30 cent delle accise e non complicati meccanismi di sterilizzazione dell’Iva», propone il presidente dell’Unione nazionale dei consumatori Massimiliano Dona. Il 19 marzo si fermerà l’autotrasporto. Lo ha annunciato l’Unatras, l’unione delle associazioni nazionali più rappresentative dell’autotrasporto, in risposta ai mancati segnali del governo sollecitati per contenere gli effetti dovuti agli aumenti di benzina e gasolio.

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