Gli investimenti, il portafoglio di Cirdan Capital e Wisdomtree: è caccia a soia e rame, l’oro torna paracadute

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Mercoledì 3 Febbraio 2021, 10:25 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:27

La ripresa del Pil e la spinta verso le rinnovabili porterà fortuna al rame anche nel 2021, mentre l’effetto deficit di materia prima farà la fortuna della soia. Marco Oprandi, head of Cross Asset Solutions di Cirdan Capital, guarda oltre beni rifugio come l’oro per puntare quest’anno sulle materie prime. Dopo ferro e alluminio, il rame è il terzo metallo più utilizzato al mondo, diffuso soprattutto in settori come quello dei macchinari per la produzione industriale e quello delle costruzioni industriali. Settore che, dice l’esperto, «rappresenta un’importante subcategoria dei cosiddetti comparti ciclici, quelli che beneficiano per primi della ripresa economica». Dunque, «l’ottima performance» attesa nel 2021, non potrà che far scattare la caccia al rame. Ma oltre alla ripresa economica, sarà «l’appetito per investimenti in energie rinnovabili a spingere la performance di questa commodity». A fronte di una maggiore domanda, se ne riduce l’offerta. E dunque il successo del rame non è tanto «il riflesso di una mera strategia di diversificazione del portafoglio da parte degli investitori - spiega Oprandi - c’entrano i fondamentali di squilibrio tra domanda ed offerta». E a ben vedere, tra tutte le materie prime, sono proprio quelle maggiormente in deficit a registrare le migliori performance. Ciò «giustifica il prezzo del rolling forward sul rame con scadenza a tre mesi, che ha registrato una performance del 25% anno su anno, passando dalla quotazione di 6.290 dollari a gennaio 2020 a 7.864 dollari a gennaio 2021», precisa l’esperto. E la previsione è per «una crescita costante per gran parte dell’anno fino a quota 10.000 dollari».

I RENDIMENTI NEGATIVI

Un certo ottimismo riguarda anche la soia, una risorsa scarsa sul mercato globale. I futures sulla soia con scadenza tre mesi registrano un incremento di circa il 44% anno su anno (1.388 dollari a gennaio 2021). Mentre per Nitesh Shah, direttore della ricerca di WisdomTree, in uno scenario di incertezza economica persistente, di aumento dell’inflazione, di tassi bassi e di deprezzamento del dollaro americano, «si dovrebbe rafforzare il sentiment degli investitori verso l’oro». Più i rendimenti reali andranno in negativo, maggiore sarà l’attrazione che eserciterà il metallo prezioso. Fino a quota 2.340 dollari l’oncia, con un rialzo di oltre il 20% rispetto a fine 2020, scommette Shah.

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