Obbligati a crescere, Giovannini: la cura del ferro vale 25 miliardi

Obbligati a crescere, Giovannini: la cura del ferro vale 25 miliardi
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Il ministero delle infrastrutture e della mobilità gestirà 62 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo ha spiegato lo stesso ministro Enrico Giovannini intervenuto al webinar "Il Piano - L’economia della prossima generazione" in streaming oggi sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia). «Una cifra ragguardevole», ha sottolineato. «Una parte degli investimenti andrà alle infrastrutture - ha spiegato ancora il ministro - un'altra alla "vita dei cittadini". Su questo punto ci sono i 4 miliardi destinati all'edilizia popolare. Un investimento senza precedenti. E i 4 miliardi per il rinnovo delle infrastrutture idriche».

«Nel piano - ha spiegato inoltre Giovannini - abbiamo inserito i progetti che riteniamo fattibili entro il 2026. Altri, come l'alta velocità Salerno-Reggio Calabria, che saranno chiusi entro il 2030, li abbiamo finanziati con risorse nazionali».

«Abbiamo inoltre fatto un'analisi dei rischi sulle procedure legati a questi 62 miliardi di investimenti. Queste analisi porteranno all'emanazione, a metà maggio, di un decreto per le semplificazioni. Un testo più ampio di quanto il suo nome non dica. Il decreto sarà accompagnato anche da una legge delega per la riforma del codice degli appalti, perché ci sono opere che non sono nel piano ma che vanno comunque accelerate», ha rilevato ancora il ministro.

«L'idea del governo è quella della "reingegnerizzazione" dei processi. Prima degli appalti ci sono altre fasi: la progettazione, le autorizzazioni. Nessuno vuole smantellare le procedure di Via o le verifiche paesaggistiche che, tra l'altro, sono previste nella nostra Costituzione. Ma queste fasi devono avvenire in parallelo e bisogna potenziare le strutture. Posso semplificare gli appalti - ha spiegato Giovannini - ma se non ho sufficienti architetti e ingegneri che fanno poi le valutazioni e le verifiche non ho risolto nulla».

«Anche il dibattito pubblico è un elemento imprescindibile. Nel momento in cui faremo tanti investimenti, senza il coinvolgimento dei cittadini il piano non si realizzerà», ha poi avvertito Giovannini.

Il ministro si è quindi soffermato sull «"cura del ferro", un capitolo che vale 25 miliardi. L'obiettivo è sviluppare le ferrovie con la chiusura della "T": portare l'alta velocità a Reggio Calabria e chiudere la Brescia-Padova. Ma è anche previsto il raccordo con le linee regionali. E vorrei citare la Orte-Falconara e la Roma-Pescara, le linee ferroviarie che andranno da est a ovest. Ci sono anche 8,5 miliardi per i materiali rotabili, che vuol dire nuovi treni, nuovi autobus, nuove metro. C'è anche un investimento significativo nei porti per renderli resistenti ai cambiamenti climatici, che purtroppo ci sono e ci saranno, e connetterli con l'ultimo miglio. Non dobbiamo mai dimenticare, ha concluso il ministro, che tutto il piano è sottoposto al principio di non danneggiare l'ambiente. Un principio che la Commissione verifica con particolare rigore. Per questo non ha permesso che fosse finanziata la costruzione di strade con i fondi del piano. Ma nonostante questo - ha detto il ministro - abbiamo ottenuto di poter finanziare con 300 milioni di euro, le strade che collegano le aree interne alle nuove reti veloci per dare accesso ai cittadini che vivono in zone non raggiungibili dalle ferrovie».

Giovedì 6 Maggio 2021, 12:08 - Ultimo aggiornamento: 19:08
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