Fabrizio Palenzona, presidente Prelios: «Infrastrutture e Ue, solo così si può ripartire»

Fabrizio Palenzona
di Umberto Mancini
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Martedì 22 Dicembre 2020, 12:26 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:29

Presidente Fabrizio Palenzona, da circa tre anni lei è alla guida di Prelios, un leader nel settore Npl e Utp e delle ristrutturazioni aziendali. Cosa si aspetta per il prossimo anno sul fronte del business e quale bilancio fa del 2020?

«Mi piace lavorare avendo come azionista un grande fondo americano come DK e trovarmi attorniato da tanti giovani che, forse, hanno visto in me un sostegno solido. I miei ragazzi, come li chiamo affettuosamente, hanno dato e stanno dando una grande prova di capacità e leadership. Ma la cosa più affascinante è che, grazie ancora a loro, il gruppo Prelios è diventato attrattivo per molti talenti, a volte espatriati. Pensi che in un periodo così drammatico abbiamo creato centinaia di posti di lavoro stabili. Motivo di ulteriore orgoglio è l’aver realizzato, grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo, un business nuovo, di certo profittevole, e utilissimo per il futuro di migliaia di piccole e medie imprese, con la loro occupazione e il loro indotto. Mi riferisco alla gestione dei crediti Utp, carne viva per migliaia di Pmi».

 Ma come sarà il mercato dei crediti deteriorati nel 2021? Cosa prevede dal suo osservatorio privilegiato anche alla luce dell’allarme lanciato da Mario Draghi?

 «La seconda ondata, generata dalla crisi Covid, è stimata tra 60 e 100 miliardi di crediti deteriorati nei prossimi 3-4 anni. Volumi enormi, da brividi, ma siamo decisamente più preparati. Abbiamo strumenti di consolidato successo, come la garanzia pubblica Gacs per le cartolarizzazioni di Npl che potrebbe, auspicabilmente presto, estendersi anche ai crediti Utp. Non dimentichiamo poi che le nostre banche sono patrimonialmente più solide, e che le procedure fallimentari sono più efficienti rispetto a qualche anno fa. Infine, in Italia sono cresciuti negli ultimi cinque anni i migliori servicer a livello europeo».

 Prelios sarà un soggetto aggregatore? Quali sono i vostri obiettivi?

 «Chiariamolo bene: non esiste alcun processo di vendita di Prelios. Il nostro azionista, Davidson Kempner, si muove con la logica di un private equity, ma non necessariamente orientata a una vendita. Anzi, alla luce di quanto il gruppo ha dimostrato di saper fare, e delle ulteriori potenzialità di sviluppo, il nostro azionista è particolarmente focalizzato su un percorso di crescita, sia organica sia tramite M&A. L’Italia resta il mercato più interessante in Europa per i gestori di crediti deteriorati. E Prelios, in soli tre anni, si è imposto come il servicer non solo più innovativo, ma anche di gran lunga il più rilevante per ricavi ed ebitda, realizzati proprio sul competitivo mercato domestico, che è il più grande di Europa».

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 Parliamo delle cifre di Prelios.

«In tre anni siamo passati da 10 a 40 miliardi di euro di masse gestite. Nel 2017 Prelios faceva 7 milioni di euro di ebitda e dava lavoro a 335 persone. Chiuderemo il 2020 con ebitda a tripla cifra – circa 100 milioni – e un organico di oltre 650 professionisti. Durante il lockdown non abbiamo chiesto una singola ora di cassa integrazione. E ricordo, ancora una volta con orgoglio, che Prelios da inizio 2019 a oggi ha assunto 250 giovani professionisti».

 E gli Utp? Siete protagonisti nel rilancio delle aziende in difficoltà. Che ruolo avrete nella fase di ripresa?

 «Un ruolo molto significativo e lo interpretiamo con il massimo senso di responsabilità. In un certo senso facciamo politica economica “applicata”: identificare le aziende che ce la possono fare, che hanno prodotto e mercato; dando loro, il più rapidamente possibile, il sostegno necessario e trovando soluzioni “tailor made” per traghettarle fuori da una situazione di crisi temporanea. E’ un lavoro che diventa missione, uno dei migliori servizi che si possano fare al nostro Paese, soprattutto in questo momento. Non voglio scadere nella melassa del finto “buonismo”: noi rappresentiamo i creditori e crediamo che un creditore, quando è chiamato a rinunciare o rivedere le proprie ragioni di credito, abbia pieno titolo di negoziare e pretendere piani di turnaround credibili, che estirpino alla radice le cause della crisi. Se così è, queste aziende meritano, anzi devono essere supportate. A oggi abbiamo riportato “in bonis”, cioè alla normalità operativa, oltre 550 aziende. Nel 2021 penso proprio che questo nostro ruolo sarà ancora più significativo, se si pensa al purtroppo atteso aumento dei casi di default».

 Come immagina il mercato immobiliare dopo la pandemia?

«La storia ci insegna che il mercato immobiliare tende a evolversi spontaneamente in base alle macro-evoluzioni sociali. Parlando con i grandi investitori internazionali ho appreso, con grande piacere, che l’attenzione si è decisamente spostata verso tutti quei progetti che vanno lungo la direttrice dell’Esg. Trasparenza nella gestione, grande rispetto per l’ambiente e, soprattutto, dare risposte alle esigenze abitative delle classi sociali più deboli. Per dirla da profano: non un mercato “mordi e fuggi”, ma con operatori interessati a uno sviluppo edilizio sostenibile. Compatibile con la vivibilità e l’integrazione per larghe fasce sociali, senza ghettizzazione e con servizi innovativi e abbordabili per i redditi medi».

 Dopo la crisi che portata avrà il rimbalzo? Lei si dice ottimista, ma di fronte a un debito pubblico così elevato non c’è da stare allegri.

«Il rimbalzo ci sarà, come accade in tutti i cicli economici. Probabilmente non basterà. Dipenderà anche molto dall’efficacia dei nuovi strumenti europei. Che possono avere enorme rilevanza se riusciremo a sviluppare progetti a supporto della crescita e della competitività del Paese. Parliamo di Next Generation EU, non di Recovery Plan: una strategia per la prossima generazione, per i nostri giovani. Gli investimenti infrastrutturali sono e devono esserne il fulcro».

 Che consigli darebbe al governo?

 «Da modesto ex amministratore pubblico consiglierei di concentrarsi, preliminarmente, sulla messa a punto di un sistema semplice per investire le risorse e realizzare i progetti nei tempi accettabili. Diversamente vanificheremo tutto. Bisogna premiare, con assoluta trasparenza, il criterio dell’efficienza e dei risultati. La repressione dei reati è sacrosanta. E spetta a chi ne ha poteri e competenze, non agli ingegneri».

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